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Panamà – Galapagos/Equador

Panamà – Galapagos/Equador

  • Data: 27/04/2016
  • Luogo: Galapagos
  • Miglia Percorse: 8100

Dopo l’avventuroso passaggio del Canale di Panama e il breve soggiorno all’isola di Taboga sono rientrato a Panama City per il cambio equipaggio, per espletare le formalità burocratiche di uscita dal paese e per fare la cambusa necessaria per affrontare i due mesi di navigazione che, spero,

Las Perlas isole Pedro Gonzales

Arcipelago Las Perlas: isola Pedro Gonzales

mi porteranno in Polinesia in due tappe: la prima di 1000 miglia alle isole Galapagos in Equador, la seconda, più impegnativa, di 3300 miglia a destinazione.
Il giorno 12 aprile partiamo con il nuovo equipeggio alla volta dell’ arcipelago di Las Perlas un gruppo di 90 isole così chiamato per le grosse perle che è possibile pescare nelle sue acque. Ci fermiamo a Contadora, la prima e più turistica isola di questo arcipelago che dista meno di 50 miglia da Panamà, l’isola è costellata da bianche spiagge dove si affacciano suntuose ville abitate da famosi personaggi politici e dal così detto jet set, qui si trasferì con le sue fortune dopo la fuga dal paese, l’ultimo Scià di Persia Reza Pahlavi. Dopo aver ancorato nella baia a sud dell’isola, facendo molta attenzione al flusso di marea che in queste isole raggiunge i 5 metri,

con i bambini del villaggio

Con i bambini del villaggio

rinunciamo alla visita dell’isola che ci sembra “fasulla”: ville, discoteche e resort per straricchi non ci interessano. Decidiamo di partire il mattino successivo in direzione ovest e di fermarci all’isola di Pedro Gonzales la più lontana e abitata di questo arcipelago, dove esiste una comunità di indigeni
discendenti dagli schiavi africani importati dagli spagnoli per la raccolta delle ostriche perlifere. La navigazione è molto tranquilla per l’assoluta mancanza di vento e, dopo 50 miglia, arriviamo all’imbrunire nella baia del piccolo villaggio. Mettiamo il tender in acqua e atterriamo sulla lunga spiaggia prospiciente il villaggio, l’evidente segno della bassa marea ci obbliga a portare il tender per una cinquantina di metri oltre la battigia per evitare che l’arrivo dell’alta marea se lo porti via.

Il pescato

Il pescato

Il villaggio è desolante, piccole capanne fatte con legno e lamiera ondulata e qualche costruzione in muratura ma tutto è molto in ordine e pulito e meraviglia delle meraviglie ci sono bidoni per la “ basura”, immondizia differenziata. La gente, di colore, è molto gentile ci saluta incuriosita, ci chiede da dove veniamo e rimane incredula quando riferiamo di arrivare col piccolo “barco”, come lo chiamano loro, dall’Italia. Una truppa di bambini ci accompagna alla scoperta del
villaggio, alla loro scuola dove ci viene presentato il maestro, alla piccola chiesa, all’ immancabile campo da calcio e infine, su nostra richiesta, all’unica “cantina” del villaggio dove ci beviamo una rinfrescante birra gelata. Quest’isola mi ha stregato con la sua calma quasi irreale, i bambini così gioiosi, educati e gentili e la gente estremamente povera ma dignitosa, che saluta continuamente.

in navigazione

In navigazione

A malincuore salutiamo i bimbi che ci hanno accompagnato, rimettiamo faticosamente il tender in acqua e risaliamo su Sanganeb che ci aspetta al largo, lontano dalla spiaggia sempre per via della marea che anche qui raggiunge un dislivello di 5 metri. Verso sera quando è già tramontato il sole arriva nella baia un peschereccio accompagnato da centinaia di pellicani, si ferma a pochi metri da noi gettando rumorosamente la sua ancora, dopo un po’ arrivano dal villaggio alcune imbarcazione affollate da uomini e donne che raggiungono il peschereccio e vi salgono sopra. Io incuriosito
rimetto il tender in acqua e raggiungo con Giorgio e Antonella, due nuovi membri dell’equipeggio di Sanganeb ma vecchi amici conosciuti in Grecia,

Sula dai piedi azzurri

Sula dai piedi azzurri

il peschereccio e rimango senza parole, mi è difficile descrivere quello che vedo, le persone che sono salite a bordo prima di noi, una ventina, sono sedute in circolo alla poppa del peschereccio e in mezzo a loro una montagna di gamberi, gamberetti, sogliole, canocchie e pesci di tutte le dimensioni. In sostanza gli abitanti del villaggio vengono a bordo per selezionare, pulire e dividere il pescato del giorno che viene poi congelato e messo nelle celle, a fronte di questo lavoro viene dato a loro lo scarto del pescato ovvero il pesce fuori misura. Incredibile, non ho mai visto una cosa del genere, una quantità così enorme di gamberi e il lavoro manuale fatto da questi poveracci per guadagnarsi qualcosa da mangiare. Il capitano mi consente di fare le foto e alla mia richiesta di aver un po’ di “pescado” lui mi dice di prenderne quanto ne voglio, ritorno in barca a prendere 5 sacchetti da supermercato e

Galapagos

Galapagos

li riempio di gamberi canocchie , sogliole e pesce vario, alla richiesta di quanto devo pagare lui mi risponde “nada”, che è un piacere offrire questo a un “velero” italiano; un paio di marinai mi chiedono una sigaretta e allora ritorno in barca e prendo qualche pacchetto di Marlboro da dare all’equipaggio che mi ringrazia calorosamente. Porto un po’ di questo “pescado” a degli amici romani, Adriano e Liliana, conosciuti a Panamà che con la loro barca, un veloce First 44,6, attraverseranno con noi il Pacifico e che anche ora sono ormeggiati qui a Santa Cruz a pochi metri da noi; anche la loro conoscenza è stata una piacevole sorpresa, due persone veramente splendide. Il mattino successivo siamo pronti per la partenza, 900 miglia ci separano dalle mitiche Galapagos è il 14 Aprile .

Incontro

Incontro

Il primo giorno di navigazione scorre velocissimo come Sanganeb che è sospinto da un bel vento al lasco infatti facciamo una media giornaliera di 165 miglia con rotta diretta su Galapagos di 250 gradi. Il secondo giorno il vento comincia a calare ma ci permette comunque di mantenere una buona media di 120 miglia, purtroppo nei sei giorni successivi il vento comincia a girare a Sud Ovest, sulla nostra prua, anche se con poca intensità, il catamarano non gradisce i venti sul muso e questa situazione mi costringe a modificare la rotta e dirigerci a 170 gradi a Sud Est allontanandoci dalla meta. Decido allora di puntare decisamente verso l’ Equador a Guadaquil ma scopro grazie a Elisabetta, che è in contatto radio con me, che proprio la zona di Guadaquil è interessata da un forte terremoto con un avviso di tsunami, più sfiga di così… Decido quindi di cambiare di nuovo bordo e risalire con rotta 290 gradi per allontanarmi dalla zona pericolosa e continuiamo così a zig zag per un

macchina da guerra

macchina da guerra

po’ di giorni finché non incontriamo i venti e le correnti favorevoli che ci accompagneranno, dopo 10 giorni esatti, a San Cristobal nelle Galapagos. Tutto questo zizzagare ci è costato 200 miglia e due giorni di viaggio in più ma almeno la navigazione è stata piacevole e rilassante senza onde rilevanti e vento eccessivamente sostenuto. Approdati nella baia di Baquerizo Moreno nell’isola di San Cristobal abbiamo per prima cosa ottemperato agli obblighi di legge, molto restrittivi e severi, che riguardano il parco marino delle Galapagos, ovvero: la visita a bordo della Dogana, della Polizia, degli agenti del Parco che ci hanno sequestrato gli alimenti ritenuti non confacenti all’equilibrio ambientale dell’isola, l’ispezione alla carena da parte di un sommozzatore per valutare la presenza di organismi marini non endemici e per ultimo la fumigazione, che ci ha costretto ad abbandonare la barca per sei ore prima di poter aprire gli oblò e rientrare dopo altre due ore, tutto

arrivo alle Galapagos

arrivo alle Galapagos

questo sempre per evitare di portare sull’isola insetti non endemici. A Conclusione di tutto ci è stato presentato un conto di 1.850 dollari ovvero poco più di 350 dollari a testa per una permanenza massima di 60 giorni e la possibilità di muoverci solo su tre isole di sette. Ebbene posso affermare ora che mai ho speso meglio i miei soldi, queste isole sono una cosa che non ha paragoni in nessun altro posto al mondo, per la natura ma soprattutto per gli animali che le abitano sia sopra che sotto la superficie, tartarughe di tutte le specie e misure da una tonnellata di peso a pochi grammi, sia terrestri che marine, leoni marini a migliaia che salgono continuamente in barca e vi si stabiliscono senza volersene andare anche sotto minaccia di mezzo marinaio, iguane sia terrestri che marine di tutte le specie, poi gli uccelli: fregate, gabbiani , pellicani e le bellissime sule dalle zampe blu ed ancora altre che non conosco, infine i pinguini delle Galapagos insomma tanti animali

Il pinguino delle Galapagos

Il pinguino delle Galapagos

da riempire l’arca di Noè. Sott’acqua è il regno degli squali che vista l’abbondanza di foche hanno il pasto assicurato, delle mante , tartarughe e naturalmente i leoni marini, l’unico neo è l’acqua che è fredda, sui 19 gradi e soprattutto la visibilità che non permette di vedere il ben di Dio che si muove intorno, quindi foto penose. Gli abitanti Ecuadoregni trapiantati qui son molto gentili, ospitali e soprattutto molto rispettosi dell’ambiente straordinario che li circonda, cosa evidente dal fatto che tutti gli animali si fanno avvicinare per nulla impauriti e questo è incredibile ed è una delle cose che più mi ha colpito. I venti giorni trascorsi qui resteranno impressi permanentemente nella mia memoria, una straordinaria esperienza in un mondo assolutamente unico e fuori dall’ordinario. Mi viene l’obbligo di ringraziare due straordinarie persone che vivono qui: Bolivar Pesante, l’agente che a sbrigato tutte le pratiche doganali ma che sopratutto ci ha offerto la sua

Leone marino

Leone marino

amicizia , la sua conoscenza, e si è costantemente prodigato nel farci trascorrere la nostra vacanza senza problemi, Susana Avila splendida e bella persona che senza nessun interesse personale trascurando anche i suoi impegni famigliari e lavorativi si è impegnata nel farci trascorrere a San Cristobal una permanenza serena dandoci continuamente consigli e suggerimenti. Grazie Susanna, grazie Bolivar, grazie Galapagos e grazie Ecuador.
Ora mi aspetta una ben più lunga e impegnativa navigazione, la più lunga traversata oceanica, quella del Pacifico australe che mi porterà dopo 3.300 miglia in un mese circa di navigazione alle prime isole perdute della Polinesia, le Marchesi, esattamente a Fathu Hiva da cui spero di darvi notizie …. positive.

 

l?ambiente

Iguana

Iguana

Iguana marino

Iguana marino

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