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Isole della Società – Tahiti/Polinesia Francese

Isole della Società – Tahiti/Polinesia Francese

  • Data: 27/09/2016
  • Luogo: Uturoa
  • Miglia Percorse: 13400

Dopo quasi due mesi di navigazione nelle Tuamotu con ancora scolpite nella mente le straordinarie immersioni nelle pass, con solo Elisabetta come equipeggio rimasta con me quasi tre mesi e dopo due giorni di navigazione ho raggiunto Tahiti la più grande delle Isole della Società, come al solito la navigazione è stata per alcuni tratti rilassante e per altri molto movimentata purtroppo l’inverno australe porta, soprattutto nei mesi di Luglio e Agosto,

Maupiti vista da un motu

Maupiti vista da un motu

degli improvvisi rinforzi di vento di 25/30 nodi da sud est chiamati dai polinesiani “maramu” ed in un attimo senza molto preavviso l’oceano, spinto dal vento si gonfia formando onde rilevanti ma per fortuna navigando verso ovest quindi avendole di poppa il disagio viene a diminuire se non altro psicologicamente in quanto non si vedono. A notte piena arriviamo in vista di Tahiti dove contiamo , con gli amici di “Fredom seconda” il First 44.7 di Adriano e Liliana che hanno con noi condiviso buona parte della navigazione da
Panama, di atterrare nel porto della capitale Papeete, a questo punto non conoscendo la pass decidiamo di attendere le prime luci dell’alba prima di avventurarci all’interno della laguna e raggiungere il porto.

La raccolta delle noci di cocco per ottenere la copra

La raccolta delle noci di cocco per ottenere la copra

Ci ormeggiamo in centro città , è esattamente un anno che non metto “ il culo in banchina” e quindi abbiamo scelto il top che offre l’isola lo Yacht Club Papeete.
Papeete non è un gran che di città, c’è il mercato dei fiori, della frutta poi nulla, squallore totale anche la piazza dove ci sono le “roulottes” ovvero piccoli ristorantini su quattro ruote, così osannati dalla Lonley Planet ma io ho visto solo cinesi con relativa cucina a base di nauseante olio fritto e altre porcherie immangiabili, insomma prima possibile ce ne andiamo da qui ed in effetti appena arriva Eugenio con la moglie Stefania salutiamo Papeete volgendo la prua verso Moorea e … finalmente siamo di nuovo in Polinesia, Moorea è una bella isola distante meno di dieci miglia da Thaiti, con una laguna bellissima ed un entroterra molto interessante con coltivazioni di ananas , mango ed altri frutti esotici .

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Dopo una settimana di permanenza con immersioni e bagni nella laguna, escursioni alle cascate, ritorniamo a Papeete per prendere a bordo Marco, mio figlio e Luca e di nuovo partiamo con una finalmente tranquilla navigazione notturna alla volta di Raiatea distante 170 miglia dove fra l’altro dovrò prendere contatti con il cantiere che custodirà la barca durante la stagione dei cicloni da Novembre ad Aprile e qui dopo una breve sosta, servita per l’appunto a prenotare il posto in cantiere, dirigiamo di nuovo la prua a Ovest verso la mitica Bora Bora distante meno di 30 miglia, non dico nulla di nuovo affermando che la fama che la precede è tutta meritata, l’isola è un gioiello purtroppo inflazionata da una moltitudine di “resort” che di fatto impediscono l’approccio ai vari “motu” isolotti corallini che circondano ad anello la bellissima isola. Una settimana di sosta e appena le condizioni meteo lo permettono raggiungiamo la più sperduta isola della Società: Maupiti e qui apro un capitolo a parte su questa isola.

Esplorando la laguna con la Va'a o canoa a bilanciere

Esplorando la laguna con la Va’a o canoa a bilanciere

Ho scoperto Maupiti leggendo il solito portolano rigorosamente in inglese (e qui farò sorridere qualcuno…) che sconsiglia la visita dell’isola per via del fatto che la pass è la più insidiosa della Polinesia in quanto la corrente che attraversa la lunga pass il più delle volte raggiunge i 9 nodi sempre e solo in uscita, infatti questo fatto provoca in concomitanza con il vento da sud il tipico fenomeno chiamato “mascaret” ovvero le onde oceaniche scontrandosi con la corrente in uscita dalla pass provocano un inalzarsi ripido delle stesse rendendo l’ingresso nell’atollo molto pericoloso se non impossibile quindi le imbarcazioni che arrivano e trovano queste condizioni devono di nuovo ritornare a Bora Bora affrontando una navigazione da Ovest a Est quindi controvento, insomma un gran casino, il lato positivo è che questo fatto ha impedito collegamenti con l’isola emarginandola dalle altre, in effetti niente barche charter ed un anno fa c’era stato il tentativo di istituire un battello “Maupiti Expres” che facesse la spola tra Bora Bora e l’isola ma dopo una stagione di prova è stato soppresso per la pericolosità sopra citata.
Sospinti da un bel vento fresco da Est, con Elisabetta e Marco, Luca ha dovuto rientrare per impegni lavorativi non senza aver fatto prima un bellissimo tatuaggio da Marama il miglior tatuatore della Polinesia,

Alla fonda a Bora bora

Alla fonda a Bora bora

arriviamo a Maupiti alle due del pomeriggio durante la stanca di marea quindi con le giuste premesse per attraversare la pass che essendo esposta a Sud non non ci pone problemi e in effetti passiamo senza particolari difficoltà. Ora descrivere quello che si pone davanti ai nostri occhi è veramente arduo: l’isola è una montagna rivestita completamente da una foresta rigogliosa, alberi di cocco, mango, pompelmo, fiori di tiare, ibiscus, orchidee e di altre specie che non conosco, poi la laguna con acque trasparenti che vanno dal blu intenso, passando al turchese fino al verde smeraldo, una meraviglia , l’isola è inoltre circondata da un anello di barriera corallina e “motu” con spiagge di sabbia corallina di un bianco accecante, insomma forse il posto più bello che mi
è capitato di vedere in questo mio vagabondare per i mari . Ancoriamo su un fondo di sabbia di fronte ad un motu, con alle spalle il villaggio e oltre, l’oceano infinito.

Manta ray

Manta ray sullo sfondo in apnea Marco

Dopo dieci giorni passati a esplorare l’isola scalandola fino ad arrivare in cima alla vetta, visitare i “motu” far conoscenza con i pochi abitanti e far immersioni tra squali, mante e balene, decidiamo di ripartire ma la fortuna questa volta non sta dalla nostra parte: il vento gira a Sud proprio contro la pass che di conseguenza diventa impraticabile, il “mascaret” provocato da corrente e onda contraria fa paura solo a guardarlo decidiamo quindi , a dire il vero non molto a malincuore, di fermarci fino a nuove migliori condizioni, che però tardano ad arrivare quindi dopo una settimana di attesa, dovendo Marco rientrare in Italia e non essendoci altra possibilità per abbandonare l’isola, in quanto i due voli aerei settimanali che la collegano a Bora Bora sono pieni , decidiamo di affrontare la pass che grazie a San ganeb passiamo incolumi non senza un’esagerata dose di stress.
Proseguo con Elisabetta alla scoperta delle altre isole, Raiatea l’isola sacra dei Polinesiani con i suoi “Marae” sorta di altare sacrificale dove i polinesiani svolgevano le loro funzioni religiose che molte volte, per compiacere agli dei, richiedevano il sacrificio di vite umane , Thaa l’isola avvolta dal profumo della vaniglia che qui viene coltivata e raffinata e che fa dell’isola il più grande produttore mondiale, insomma ognuna con la sua particolarità anche se la mia mente e il mio cuore sono rimasti laggiù a Maupiti.

Manta Ray in controluce

Manta Ray in controluce

Mi trovo a Raiatea, dove è appena terminata la Hawaniti Nui Va’a che è da quasi 40 anni la più importante manifestazione sportiva delle Isole di Sottovento, la competizione richiama in questi tre giorni di festa un numero impressionante di persone che arrivano da tutta la Polinesia al seguito dei concorrenti per assistere a questa impegnativa e massacrante gara che si svolge tra canoe con bilancere chiamate Va’a composte da un equipaggio di sei vogatori, essa si articola in tre prove o tappe partendo dall’ isola di Huaine fino a raggiungre con queste fragili canoe, in oceano aperto, le isole di Raiatea, Taha e concludendosi a Bora Bora dopo circa 150 kilometri, in questi tre giorni mi è sembrato di rivivere la stessa bella sensazione che avevo da ragazzo quando giungeva nella mia città Monza la “Formula Uno” automobilistica, migliaia di persone con magliette e cappellini colorati che si riversavano allegri nell’autodromo per assistere ed incoraggiare i propri campioni è proprio vero quindi che il detto “tutto il mondo è paese” vale anche qui agli antipodi, devo aggiungere , per altro, che lo spirito che anima i concorrenti dell’ Hawaniti Nui Va’a non è proprio lo stesso dei piloti di Formula Uno, infatti a fine gara il premio sarà una ghirlanda di fiori di tiare messa al collo da una stupenda ragazza polinesiana, insomma un altro spirito.

Bellezze al bagno

Bellezze al bagno

Ora sono, con Emilio che è venuto a darmi una mano nei lavori di rimessaggio, in procinto di alare Sanganeb a terra al riparo dai Cicloni, questa è stata una scelta tribolata in quanto queste isole si trovano nel bel mezzo della zona battuta dai cicloni che iniziano a imperversare da metà novembre fino a Maggio, quindi mi son trovato di fronte a due scelte obbligate: togliermi da questa zona e raggiungere, come ha fatto la maggior parte dei miei amici e colleghi navigatori, la Nuova Zelanda o il Sud dell’Australia fuori dalla zona cicloni o rischiare e rimanere qui sperando nella buona sorte, la mia scelta è ricaduta sulla seconda ipotesi in quanto la prima , ovvero quella di uscire dalla zona pericolosa e raggiungere la Nuova Zelanda implicava il dover frettolosamente andarmene dalla questa parte della Polinesia trascurando o quanto meno visitando solo superficialmente l’altra metà: Mophelia, le Isole Cook, Suwarrow, Samoa, Niue, Tonga e Va’va, Fiji, Vanuatu e New Caledonia, con l’arrivo, dopo ancora 4.000 miglia di navigazione,

Isola di Pasqua o Rapa Noi

Isola di Pasqua o Rapa Nui con le statue Moai

in Australia esattamente nel Queensland a ridosso della “Great Barrier Reef Coast”, per mettere Sanganeb nel Novembre del 2017 in secco di nuovo al riparo dai Cicloni questa volta anche per consentirmi la visita “terrestre” dell’Australia, questo sarà, naturalmente come sempre incrociando le dita, toccando ferro, Inshallah e quant’altro, il programma di Sanganeb per la prossima stagione di navigazione. Prima del ritorno a casa non potevo non fermarmi all’Isola di Pasqua o meglio in polinesiano RAPA NUI,visto che si trovava sul tragitto di rientro verso casa.

L’isola di pasqua è il più isolato lembo di terra al mondo, dista dal continente Sud Americano esattamente dal Cile di cui fa, involontariamente, parte 3600 kilometri , è l’isola dei misteri e dei Moai, le statue che mostro in queste foto, alte fino a 10 metri e pesanti fino a 80 tonnellate ancora oggi sono un mistero irrisolto ogni studioso fa le sue congetture,

Isola di Pasqua: Anakena Le statue Moai

Isola di Pasqua:la spiaggia di Anakena con le statue Moai

di certo è che questa era una delle più fiorenti civiltà polinesiane ed oggi a testimoniarlo sono solo le statue Moai in quanto i polinesiani sono stati “assorbiti” dai cileni che, al contrario dei francesi e newzelandesi nel resto della Polinesia, ne hanno cancellato ogni traccia culturale mantenendo solo quello che serve a fare business turistico, ovvero le statue Moai, tutte le guide turistiche e le guardie del parco sono cilene, le scritte in spagnolo e inglese, dei nativi Polinesiani, della loro lingua e cultura: ‘fanculo, emarginati…. scusate ma questa cosa mi fa incazzare a prescindere…

Tra poco rientrerò in Italia per passare le festività natalizie con la mia famiglia ci risentiamo al mio rientro a Raiatea a fine Marzo .

Buon Natale e buon 2017 a tutti

 

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