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Cartagena/Colombia – San Blas/Panama

Cartagena/Colombia – San Blas/Panama

  • Data: 2/10/2015
  • Luogo: San Blas Panamà
  • Miglia Percorse: 7200

Ciao a tutti
Dopo aver navigato per due giorni lasciandomi alle spalle Cartagena de Indies e la Colombia e percorrendo le 200 miglia che le separano dalle Isole San Blas di Panama arriviamo all’ Isla de Pinos, la più a sud del l’ arcipelago.

L'isola di Carti

L’isola di Carti

Dopo una navigazione finalmente con mare calmo, la prima volta dopo l’ addio al Mare Nostrum e l’uscita dallo stretto di Gibilterra, anche se l’arrivo non è stato dei migliori: mi hanno dato il benvenuto pioggia, vento, tuoni, lampi e saette che cadevano a poca distanza dalla barca ma, credetemi, n’è valsa la pena.
E’ più di un mese che navigo nella ” Cormaca de Kuna Yala” ovvero nella Regione Autonoma di San Blas composta da 390 isole delle quali solo 49 sono densamente abitate dalla comunità indios locale: i Kuna, e da una fascia costiera di impenetrabile foresta pluviale completamente priva di insediamenti urbani che si estende da nord a sud per 250 kilometri dal confine della Colombia fino al golfo de San Blas e confinante ad Ovest con la regione chiamata ” Tapon de Darien”,

Cayos Lemons

Cayos Lemons

questa è la più selvaggia e impenetrabile dell’ America Centrale, dove si interrompe per 90 kilometri la “Panamericana” il più grande sistema viario al mondo che attraversa per 45.000 kilometri tutta la costa pacifica e atlantica del continente americano dall’ Alaska alla Patagonia. Zona, il Darien, di malviventi, trafficanti di droga, guerriglieri del FARC: Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, e di malattie endemiche come la gravissima ” Febbre Aftosa” .
Gli abitanti di queste terre, gli Indios Kuna, dopo una rivoluzione antigovernativa hanno ottenuto dal governo panamense una quasi totale indipendenza e questo ha consentito loro di mantenere inalterate abitudini, cultura ed un “modus vivendi”assolutamente originale e arcaico che ha conseguenze sia positive che negative,

Porvenir : la capitale

Porvenir : la capitale

per fare un esempio pratico: pur non essendoci inquinamento industriale e chimico di nessun genere c’è un forte inquinamento di rifiuti organici e urbani e questo per fortuna solo nelle 49 isole sempre molto abitate dove tutto o quasi viene gettato in mare senza nessun riguardo per l’ambiente e dove se 100 anni fa questo non era un problema per via dell’ aumento demografico e per la consistenza non più solo organica dei rifiuti: plastica, alluminio, idrocarburi ecc. la questione diventa importante se non devastante per l’equilibrio ambientale locale

Anche qui la regione è divisa in due parti: il nord più vicino alla civiltà Nord Americana, più turistico e più “evoluto” ma questo non inteso necessariamente come aspetto positivo, tutt’altro; ed il Sud più “arretrato”

Venditrici di molas

Venditrici di molas

quasi primordiale ma sicuramente a mio modo di vedere più affascinante e autentico. In questi giorni ho visitato anche se in modo ancora non approfondito queste isole ed i suoi abitanti attratto dal loro stile di vita, dove l’unica risorsa sono la pesca e la raccolta del cocco e ho risalito con la mia canoa o con il tender i fiumi che scendono al mare attraverso la foresta pluviale del Darien con una flora e fauna incredibile: Tucani, Aquile, Gazzelle, Trampolieri, Pappagalli, Scimmie , Tapiri e soprattutto Coccodrilli, un mondo intrigante e a me finora sconosciuto che tornerò sicuramente a rivedere più accuratamente. Ora ho raggiunto la parte Nord dell’arcipelago quella appunto più civilizzata dell’intera regione per svolgere le pratiche burocratiche di ingresso sia nello stato di Panama che in quello Kuna Yala, qui a nord l’ambiente è diverso:

Arrivo all'isola del Pino

Arrivo all’isola del Pino

il mare è costellato di isole di origine corallina con la classica vegetazione tropicale composta prevalentemente da palme da cocco, piante di banano con bianche spiagge di sabbia corallina lambite da acque trasparenti; per quanto sembri incredibile qui non sono ancora sorti soliti resort o villaggi vacanze in quanto, almeno per ora, la comunità dei Kuna Yala non permette investimenti e tanto meno insediamenti stranieri e neanche panamensi gli unici resort presenti sono gestiti direttamente dagli Indios in modo molto spartano, le agenzie turistiche li definiscono con un termine di moda: “ecoresort”, in sostanza si mangia su tavolacci di legno, si dorme su amache o letti di fortuna tra mosquitos , zanzare e animaletti di tutti i tipi e si fa toilette direttamente in mare, una vera delizia….

Isla Gunboat

Isla Gunboat

Penso di rimanere in questa regione per un po’ di tempo, almeno fino a Marzo/ Aprile nell’attesa di fare il “Canale” raggiungendo il “Pacifico” e per godermi la bella stagione, quella secca che qui inizia a Dicembre e termina per l’appunto ad Aprile, ora siamo nella stagione delle piogge con temperature che sfiorano i 40 gradi ed un’ umidità pari al 98 % , con temporali e acquazzoni tutti i giorni e con la muffa che la fa da padrone me la ritrovo anche nelle orecchie . Le immersioni purtroppo non si possono fare, i Kuna non accettano né diving né scuba diver quindi solo snorkeling, io ho violato questa regola ma il risultato è stato per ora quanto mai deludente in quanto la visibilità, anche in ragione del periodo delle piogge con i fiumi che riversano in mare una quantità enorme di fango e detriti è estremamente limitata, in più l’idea, come mi è realmente capitato, di incontrare un coccodrillo di 4 metri in mare sul reef da una parte mi eccita dall’altra mi preoccupa non poco..

incontro ravvicinato

incontro ravvicinato

In ogni caso, per il futuro ho deciso di non infrangere più questa regola nonostante non ci sia alcun controllo da parte dei Kuna … l’autoregolamentazione mi rende incredibilmente più responsabile ( ed anche il coccodrillo ); quindi stop ad immersioni con bombole, anche se non lo giuro… si però alla pesca subacquea in apnea, ampiamente praticata anche dagli indigeni Kuna. Alla fine della stagione delle piogge, a inizio Dicembre, tornerò a Sud per risalire di nuovo i fiumi locali, il Rio Grande, Rio Azucar, Rio Diablo ed ii Rio Tigre mi aspettano e tutto questo naturalmente con la guida di un indios e di una adeguata profilassi e protezione anti zanzare per scongiurare Malaria, Febbre Gialla, Dengue e Chikungunya provocate appunto da quest’insetto più pericoloso di coccodrilli e serpenti.
Queste isole e questi piccoli Indios Kuna,

Il villaggio di Isla Tigre

Il villaggio di Isla Tigre

che si fanno i fatti loro fregandosene del mondo che li circonda, che navigano e pescano ancora oggi, incredibilmente, con una canoa scavata con attrezzi rudimentali da loro stessi da un tronco d’albero rubato alla foresta pluviale come mille anni fa, utilizzando, con perizia e maestria come mezzo di spinta e di governo, una sola pagaia e alcune volte un panno rattoppato issato a mo’ di vela, che vivono in palafitte costruite con bamboo e con i tetti di foglie di cocco , utilizzando come giaciglio amache di tela e le cui donne, vestite con variopinti abiti tradizionali, passano la giornata a confezionare le “Molas” una sorta di tessuto “patchwork” molto colorato e con disegni fantasiosi assemblato a mano con molta abilità e infinita pazienza, mi hanno colpito e affascinato moltissimo,

Rio Grande

Rio Grande

per non parlare poi delle piccolissime isole coralline che sembrano finte dal tanto che sono belle , sicuramente un luogo “unico” fuori dalle mete turistiche ufficiali, ancora per quanto non so….

 

 

Cayos Los Grullos

Cayos Los Grullos

Cayos Lemon

Cayos Lemon

Donna Kuna

Donna Kuna

Donna Kuna

Donna Kuna

In canoa nel Rio Azucar

In canoa nel Rio Azucar

Isla Tupile

Isla Tupile

Isla de Pinos

Isla de Pinos

Coco Bandero

Coco Bandero

Una rana

Una rana

Bagno al Rio Mangles

Bagno al Rio Mangles

Isla Canitrupo

Isla Canitrupo

Coco Bandero

Coco Bandero

Sabudupored Island

Sabudupored Island

Isla Carti

Isla Carti

Cayos Hollandes

Cayos Hollandes

Pranzo di Natale a Canitrupo

Pranzo di Natale a Canitrupo

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