Iscriviti alla newsletter di Sanganeb!

Utilizzando questo form puoi iscriverti alla newsletter di Sanganeb. Ricevere le novità e i diari di bordo periodici sono due delle tante cose che si possono ottenere iscrivendosi.
Clicca qui se non vuoi più visualizzare questo messaggio
Navigation Menu
Canale di Panamà

Canale di Panamà

  • Data: 6/03/2016
  • Luogo: Panamà
  • Miglia Percorse: 8050

Dopo quattro mesi trascorsi alle meravigliose isole San Blas, sicuramente uno dei luoghi più suggestivi da me toccati in questo girovagare per i Caraibi, sono approdato in continente nella costa atlantica di Panamà. Anche qui la foresta pluviale la fa da padrona con baie deserte e isole popolate solo da uccelli, scimmie, coccodrilli e serpenti oltre che da insetti più o meno fastidiosi .

La baia di Portobelo

La baia di Portobelo

Ho raggiunto la ridossatissima baia di Portobelo, scoperta da Cristoforo Colombo nel 1502 durante il suo quarto viaggio nelle Indie. Un tempo, negli anni che vanno dalla scoperta dell’America fino agli inizi del 1.700. Portobello fu il porto spagnolo più importante delle Americhe: qui gli spagnoli caricavano i loro galeoni con l’oro ricavato dalle miniere peruviane e in quel periodo, proprio per proteggere questo “commercio”, la città fu fortificata su disegno e progetto di un architetto italiano: Giovan Battista Antonelli. Nel corso dei suoi duecento anni di storia la città fu attaccata costantemente dalla Marina Inglese e Francese, dal corsaro inglese divenuto poi Sir Francis Drake e dal famigerato pirata Henry Morgan.

Il forte spagnolo di Portobelo

Il forte spagnolo di Portobelo

I governi europei non erano infatti i soli interessati all’oro spagnolo. La definitiva distruzione avvenne però nel 1739 per opera dell’ammiraglio inglese Edward Vernon. Ora Portobelo è una cittadina abbandonata a se stessa; la maggior parte degli abitanti vive di pesca e agricoltura, il turismo è quasi inesistente anche se le rovine delle fortificazioni e quello che rimane del centro storico sono a mio parere molto interessante.
Ancorare in questa baia circondata dalle antiche fortificazioni è stato un po’ come rivivere le sue storie di pirati e corsari.

 

L'ingresso alla chiusa di Gatun in dalla' Atlantico al lago Gatun

L’ingresso alla chiusa Gatun dall’ Atlantico al lago Gatun

La tappa successiva è stato il porto di Colon, situato all’imboccatura atlantica del Canale che unisce l’oceano Atlantico al Pacifico. Qui abbiamo atteso pazientemente gli agenti incaricati di ispezionare Sanganeb per valutarne l’idoneità ad attraversare il canale e le relative chiuse. L’attesa è stata lunga anche a causa dell’incertezza del momento in cui sarebbe arrivata l’ispezione; anche a Panamà infatti come in tutti i paesi caraibici finora toccati dilagano l’eccessiva burocrazia e la corruzione.
Ad esempio: il costo per attraversare il canale è di circa 800 dollari ma a questi vanno sommati balzelli vari, richiesti da pseudo agenti autorizzati con la sola funzione di spillare quattrini, fino ad arrivare ad un costo finale di 2.000 dollari, di cui 800 vanno al canale e gli altri 1.200 nelle tasche dei vari pseudo……

In compagnia di un Cargo Tank

In compagnia di un Cargo Tank

Terminata la lunga attesa arriva a bordo il cosiddetto “surveyor” o “pilota” che ci indica il modo di attraversare le prime tre chiuse che consentiranno a Sanganeb di risalire di 27 metri il livello del mare fino a raggiungere il lago Gatun. L’impresa non è delle più semplici ecco perchè è necessario avere a bordo il pilota. Alla prima chiusa siamo in due barche, Sanganeb e Echo, un monoscafo anche lui a vela di 15 metri battente bandiera Australiana con a bordo una coppia di coniugi australiani al ritorno dal giro del mondo, con loro ci sono anche 3 tre marinai ingaggiati dai due coniugi in quanto per l’attraversamento del Canale vi è l’obbligo di avere a bordo un equipaggio di almeno 4 elementi più lo skipper ed il Pilota.

In navigazione nel canale

In navigazione nel canale

Il problema non tocca assolutamente Sanganeb in quanto l’equipeggio è addirittura in sovrannumero, infatti a bordo siamo io, Elisabetta, Giovanna, Gianni, Emilio e Giorgio. La prima operazione che ci impone il pilota è di legarci con Echo, la barca australiana, e qui già si pone il primo problema in quanto Echo non ha dei parabordi sufficienti a garantire una adeguata protezione, in più l’equipaggio professionista che ha a bordo non rispecchia propriamente le aspettative… degli incapaci sprovveduti trovati in qualche bar di Colon dall’agente incaricato che si è sicuramente intascato buona parte della somma servita per l’ingaggio. Comunque con un po’ di fortuna e di imprecazioni indecifrabili della signora australiana moglie dell’armatore sempre attenta a spronare l’indolente ciurma panamense,

La chiusa di Miraflores

La chiusa di Miraflores

riusciamo, così legati, ad entrare nella chiusa senza danni, preceduti da un enorme cargo di Taiwan lungo 350 metri. D’alto della chiusa ci vengono lanciate dagli addetti al canale delle corde dette “testimoni” dove, sotto l’ordine del pilota, l’equipeggio aggancia le cime che, recuperate dagli addetti,

serviranno per ormeggiare Sanganeb alle bitte e che dovranno essere tenute costantemente in tensione dall’equipeggio proprio per evitare collisioni con il cargo e le pareti della chiusa. Alle nostre spalle le porte si chiudono e l’acqua comincia ad entrare nella vasca fino a portare tutte le tre imbarcazioni, il cargo e le altre due barche: Sanganeb ed Echo di 9 metri più in alto, fino al livello della seconda chiusa.

La chiusa di Pedro Miguel, e il Ponte delle Americhe

La chiusa di Pedro Miguel, e il Ponte delle Americhe

Queste operazioni si ripetono per tutte le altre due chiuse in “salita” e per le seguenti tre in “discesa”. Nell’intervallo tra le tre chiuse in salita e quelle in discesa ci fermiamo, ancorati, a passare la notte nel lago Gatun e il nostro “pilota”,

dopo essersi congratulato con l’equipeggio, ci saluta confermandoci per la mattina seguente l’arrivo di un altro “pilota” che ci guiderà per le altre tre chiuse, quelle di Miraflores, che ci condurranno all’agognato Pacifico.
Ora mi trovo ancorato in una baia della bella isola di Taboga, dove soggiornò il pittore impressionista Gauguin, in attesa di riprendere la navigazione per l’altra impegnativa tappa di 1.000 miglia che porterà Sanganeb e il suo equipeggio alle Galapagos.

 

Il Pacifico e Panamà City

Il Pacifico e Panamà City

 

« Ritorna al Diario di Bordo