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Isole della Società – Tahiti/Polinesia Francese

Isole della Società

13400 miglia

settembre 272016

Dopo quasi due mesi di navigazione nelle Tuamotu con ancora scolpite nella mente le straordinarie immersioni nelle pass, con solo Elisabetta come equipeggio rimasta con me quasi tre mesi e dopo due giorni di navigazione ho raggiunto Tahiti la più grande delle Isole della Società, come al solito la navigazione è stata per alcuni tratti rilassante e per altri molto movimentata purtroppo l’inverno australe porta, soprattutto nei mesi di Luglio e Agosto,

Maupiti vista da un motu

Maupiti vista da un motu

degli improvvisi rinforzi di vento di 25/30 nodi da sud est chiamati dai polinesiani “maramu” ed in un attimo senza molto preavviso l’oceano, spinto dal vento si gonfia formando onde rilevanti ma per fortuna navigando verso ovest quindi avendole di poppa il disagio viene a diminuire se non altro psicologicamente in quanto non si vedono. A notte piena arriviamo in vista di Tahiti dove contiamo , con gli amici di “Fredom seconda” il First 44.7 di Adriano e Liliana che hanno con noi condiviso buona parte della navigazione da
Panama, di atterrare nel porto della capitale Papeete, a questo punto non conoscendo la pass decidiamo di attendere le prime luci dell’alba prima di avventurarci all’interno della laguna e raggiungere il porto.

La raccolta delle noci di cocco per ottenere la copra

La raccolta delle noci di cocco per ottenere la copra

Ci ormeggiamo in centro città , è esattamente un anno che non metto “ il culo in banchina” e quindi abbiamo scelto il top che offre l’isola lo Yacht Club Papeete.
Papeete non è un gran che di città, c’è il mercato dei fiori, della frutta poi nulla, squallore totale anche la piazza dove ci sono le “roulottes” ovvero piccoli ristorantini su quattro ruote, così osannati dalla Lonley Planet ma io ho visto solo cinesi con relativa cucina a base di nauseante olio fritto e altre porcherie immangiabili, insomma prima possibile ce ne andiamo da qui ed in effetti appena arriva Eugenio con la moglie Stefania salutiamo Papeete volgendo la prua verso Moorea e … finalmente siamo di nuovo in Polinesia, Moorea è una bella isola distante meno di dieci miglia da Thaiti, con una laguna bellissima ed un entroterra molto interessante con coltivazioni di ananas , mango ed altri frutti esotici .

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Dopo una settimana di permanenza con immersioni e bagni nella laguna, escursioni alle cascate, ritorniamo a Papeete per prendere a bordo Marco, mio figlio e Luca e di nuovo partiamo con una finalmente tranquilla navigazione notturna alla volta di Raiatea distante 170 miglia dove fra l’altro dovrò prendere contatti con il cantiere che custodirà la barca durante la stagione dei cicloni da Novembre ad Aprile e qui dopo una breve sosta, servita per l’appunto a prenotare il posto in cantiere, dirigiamo di nuovo la prua a Ovest verso la mitica Bora Bora distante meno di 30 miglia, non dico nulla di nuovo affermando che la fama che la precede è tutta meritata, l’isola è un gioiello purtroppo inflazionata da una moltitudine di “resort” che di fatto impediscono l’approccio ai vari “motu” isolotti corallini che circondano ad anello la bellissima isola. Una settimana di sosta e appena le condizioni meteo lo permettono raggiungiamo la più sperduta isola della Società: Maupiti e qui apro un capitolo a parte su questa isola.

Esplorando la laguna con la Va'a o canoa a bilanciere

Esplorando la laguna con la Va’a o canoa a bilanciere

Ho scoperto Maupiti leggendo il solito portolano rigorosamente in inglese (e qui farò sorridere qualcuno…) che sconsiglia la visita dell’isola per via del fatto che la pass è la più insidiosa della Polinesia in quanto la corrente che attraversa la lunga pass il più delle volte raggiunge i 9 nodi sempre e solo in uscita, infatti questo fatto provoca in concomitanza con il vento da sud il tipico fenomeno chiamato “mascaret” ovvero le onde oceaniche scontrandosi con la corrente in uscita dalla pass provocano un inalzarsi ripido delle stesse rendendo l’ingresso nell’atollo molto pericoloso se non impossibile quindi le imbarcazioni che arrivano e trovano queste condizioni devono di nuovo ritornare a Bora Bora affrontando una navigazione da Ovest a Est quindi controvento, insomma un gran casino, il lato positivo è che questo fatto ha impedito collegamenti con l’isola emarginandola dalle altre, in effetti niente barche charter ed un anno fa c’era stato il tentativo di istituire un battello “Maupiti Expres” che facesse la spola tra Bora Bora e l’isola ma dopo una stagione di prova è stato soppresso per la pericolosità sopra citata.
Sospinti da un bel vento fresco da Est, con Elisabetta e Marco, Luca ha dovuto rientrare per impegni lavorativi non senza aver fatto prima un bellissimo tatuaggio da Marama il miglior tatuatore della Polinesia,

Alla fonda a Bora bora

Alla fonda a Bora bora

arriviamo a Maupiti alle due del pomeriggio durante la stanca di marea quindi con le giuste premesse per attraversare la pass che essendo esposta a Sud non non ci pone problemi e in effetti passiamo senza particolari difficoltà. Ora descrivere quello che si pone davanti ai nostri occhi è veramente arduo: l’isola è una montagna rivestita completamente da una foresta rigogliosa, alberi di cocco, mango, pompelmo, fiori di tiare, ibiscus, orchidee e di altre specie che non conosco, poi la laguna con acque trasparenti che vanno dal blu intenso, passando al turchese fino al verde smeraldo, una meraviglia , l’isola è inoltre circondata da un anello di barriera corallina e “motu” con spiagge di sabbia corallina di un bianco accecante, insomma forse il posto più bello che mi
è capitato di vedere in questo mio vagabondare per i mari . Ancoriamo su un fondo di sabbia di fronte ad un motu, con alle spalle il villaggio e oltre, l’oceano infinito.

Manta ray

Manta ray sullo sfondo in apnea Marco

Dopo dieci giorni passati a esplorare l’isola scalandola fino ad arrivare in cima alla vetta, visitare i “motu” far conoscenza con i pochi abitanti e far immersioni tra squali, mante e balene, decidiamo di ripartire ma la fortuna questa volta non sta dalla nostra parte: il vento gira a Sud proprio contro la pass che di conseguenza diventa impraticabile, il “mascaret” provocato da corrente e onda contraria fa paura solo a guardarlo decidiamo quindi , a dire il vero non molto a malincuore, di fermarci fino a nuove migliori condizioni, che però tardano ad arrivare quindi dopo una settimana di attesa, dovendo Marco rientrare in Italia e non essendoci altra possibilità per abbandonare l’isola, in quanto i due voli aerei settimanali che la collegano a Bora Bora sono pieni , decidiamo di affrontare la pass che grazie a San ganeb passiamo incolumi non senza un’esagerata dose di stress.
Proseguo con Elisabetta alla scoperta delle altre isole, Raiatea l’isola sacra dei Polinesiani con i suoi “Marae” sorta di altare sacrificale dove i polinesiani svolgevano le loro funzioni religiose che molte volte, per compiacere agli dei, richiedevano il sacrificio di vite umane , Thaa l’isola avvolta dal profumo della vaniglia che qui viene coltivata e raffinata e che fa dell’isola il più grande produttore mondiale, insomma ognuna con la sua particolarità anche se la mia mente e il mio cuore sono rimasti laggiù a Maupiti.

Manta Ray in controluce

Manta Ray in controluce

Mi trovo a Raiatea, dove è appena terminata la Hawaniti Nui Va’a che è da quasi 40 anni la più importante manifestazione sportiva delle Isole di Sottovento, la competizione richiama in questi tre giorni di festa un numero impressionante di persone che arrivano da tutta la Polinesia al seguito dei concorrenti per assistere a questa impegnativa e massacrante gara che si svolge tra canoe con bilancere chiamate Va’a composte da un equipaggio di sei vogatori, essa si articola in tre prove o tappe partendo dall’ isola di Huaine fino a raggiungre con queste fragili canoe, in oceano aperto, le isole di Raiatea, Taha e concludendosi a Bora Bora dopo circa 150 kilometri, in questi tre giorni mi è sembrato di rivivere la stessa bella sensazione che avevo da ragazzo quando giungeva nella mia città Monza la “Formula Uno” automobilistica, migliaia di persone con magliette e cappellini colorati che si riversavano allegri nell’autodromo per assistere ed incoraggiare i propri campioni è proprio vero quindi che il detto “tutto il mondo è paese” vale anche qui agli antipodi, devo aggiungere , per altro, che lo spirito che anima i concorrenti dell’ Hawaniti Nui Va’a non è proprio lo stesso dei piloti di Formula Uno, infatti a fine gara il premio sarà una ghirlanda di fiori di tiare messa al collo da una stupenda ragazza polinesiana, insomma un altro spirito.

Bellezze al bagno

Bellezze al bagno

Ora sono, con Emilio che è venuto a darmi una mano nei lavori di rimessaggio, in procinto di alare Sanganeb a terra al riparo dai Cicloni, questa è stata una scelta tribolata in quanto queste isole si trovano nel bel mezzo della zona battuta dai cicloni che iniziano a imperversare da metà novembre fino a Maggio, quindi mi son trovato di fronte a due scelte obbligate: togliermi da questa zona e raggiungere, come ha fatto la maggior parte dei miei amici e colleghi navigatori, la Nuova Zelanda o il Sud dell’Australia fuori dalla zona cicloni o rischiare e rimanere qui sperando nella buona sorte, la mia scelta è ricaduta sulla seconda ipotesi in quanto la prima , ovvero quella di uscire dalla zona pericolosa e raggiungere la Nuova Zelanda implicava il dover frettolosamente andarmene dalla questa parte della Polinesia trascurando o quanto meno visitando solo superficialmente l’altra metà: Mophelia, le Isole Cook, Suwarrow, Samoa, Niue, Tonga e Va’va, Fiji, Vanuatu e New Caledonia, con l’arrivo, dopo ancora 4.000 miglia di navigazione,

Isola di Pasqua o Rapa Noi

Isola di Pasqua o Rapa Nui con le statue Moai

in Australia esattamente nel Queensland a ridosso della “Great Barrier Reef Coast”, per mettere Sanganeb nel Novembre del 2017 in secco di nuovo al riparo dai Cicloni questa volta anche per consentirmi la visita “terrestre” dell’Australia, questo sarà, naturalmente come sempre incrociando le dita, toccando ferro, Inshallah e quant’altro, il programma di Sanganeb per la prossima stagione di navigazione. Prima del ritorno a casa non potevo non fermarmi all’Isola di Pasqua o meglio in polinesiano RAPA NUI,visto che si trovava sul tragitto di rientro verso casa.

L’isola di pasqua è il più isolato lembo di terra al mondo, dista dal continente Sud Americano esattamente dal Cile di cui fa, involontariamente, parte 3600 kilometri , è l’isola dei misteri e dei Moai, le statue che mostro in queste foto, alte fino a 10 metri e pesanti fino a 80 tonnellate ancora oggi sono un mistero irrisolto ogni studioso fa le sue congetture,

Isola di Pasqua: Anakena Le statue Moai

Isola di Pasqua:la spiaggia di Anakena con le statue Moai

di certo è che questa era una delle più fiorenti civiltà polinesiane ed oggi a testimoniarlo sono solo le statue Moai in quanto i polinesiani sono stati “assorbiti” dai cileni che, al contrario dei francesi e newzelandesi nel resto della Polinesia, ne hanno cancellato ogni traccia culturale mantenendo solo quello che serve a fare business turistico, ovvero le statue Moai, tutte le guide turistiche e le guardie del parco sono cilene, le scritte in spagnolo e inglese, dei nativi Polinesiani, della loro lingua e cultura: ‘fanculo, emarginati…. scusate ma questa cosa mi fa incazzare a prescindere…

Tra poco rientrerò in Italia per passare le festività natalizie con la mia famiglia ci risentiamo al mio rientro a Raiatea a fine Marzo .

Buon Natale e buon 2017 a tutti

 

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Isole Tuamotu

Tuamotu

13009 miglia

agosto 272016

Vi scrivo da Raiatea una delle isole di Sottovento delle Isole della Società nella Polinesia Francese in centro Pacifico, per aggiornare il mio “Diario di bordo”.
La navigazione, il continuo cambio di equiPeggio, i luoghi magici che ho attraversato e soprattutto la pigrizia mi hanno distratto dal mio impegno ed ora mettendo insieme i vari appunti presi durante la navigazione vi descrivo il navigare che mi ha portato dalle isole Marchesi agli atolli delle Tuamotu.

Alla fonda nell'atollo di Ahe

Alla fonda nell’atollo di Ahe

TUAMOTU Luglio 2016

Con il nuovo equipeggio tutto composto da amici di Modena: Vittorio e Mariangela, Gigi e Roberta dopo aver un po girovagato per le Marchesi salpiamo dalla baia di Hakahetau a Ua Pou, la più occidentale delle isole, nella tarda mattinata confortati dalle previsioni meteo che danno un vento portante dai 10 ai 15 nodi da Est Sud Est , ci aspettano 650 miglia di oceano come sempre con prua ad Ovest, prima di raggiungere il più vicino atollo delle Tuamotu: Ahe, dove contiamo di atterrare, la navigazione inizialmente procede come da previsione meteo a vele spiegate al lasco ma col sopraggiungere della notte il vento prima cala e poi cessa ineluttabilmente di soffiare, quindi proseguiamo per quasi due giorni a motore con un oceano stranamente sopito, piatto e lucido, il morale a bordo è ottimo anche se il vento latita, di notte ci alterniamo con turni di 2 ore mentre il resto della giornata trascorre giocando a carte, leggendo, oziando al sole ed ammirando i suggestivi tramonti

Tramonto a Fakarava

Tramonto a Fakarava

che solo a queste latitudini ci è dato di vedere, anche Gigi, che ha contratto una infezione alle gambe causata probabilmente da punture di zanzare o altro subite durante una escursione alle cascate Vaipo a Nuku Iva nelle Marchesi, reagisce stoicamente e partecipa con entusiasmo a tutte le attività della barca.
Finalmente il terzo giorno arriva il sospirato vento, purtroppo accompagnato da groppi e piovaschi continui, falsando la direzione prevista dal meteo e derivando da Sud, la navigazione che aveva preso un ritmo rilassato si trasforma in una navigazione disagevole con onde di oltre 2 metri che investono le prue di Sanganeb facendolo come al solito scricchiolare e sobbalzare, così tutto diventa più gravoso: cucinare, leggere, dormire e naturalmente gestire le vele e la navigazione, il vento sfiora a volte con raffiche violente i 30 nodi alzando sulle prue onde ragguardevoli ma l’equipaggio reagisce bene e dopo 5 giorni ininterrotti di navigazione, questa volta per niente rilassata, giungiamo in vista delle sospirate Tuamotu.
I problemi tuttavia non finiscono qui, ecco che si presenta la prima incognita: la “pass” , infatti le Tuamotu, che in lingua polinesiana significa “ Isole al largo o perdute” e che dai grandi navigatori che per primi scoprirono questo arcipelago il francese Bouganville, l’inglese Cook fu chiamato unanimamente “The dangerous archipelago”, 09-img_2846sono un arcipelago che si estende per circa1000 miglia in direzione Nord Sud, formato da 78 atolli ovvero sottili anelli di barriera corallina coperta da pochi centimetri di acqua a cui si alternano, emergenti dall’acqua per poco meno di un metro, isolotti corallini contornati da bianche spiagge e coperti da alberi di cocco, chiamati in polinesiano“motu”.
All’interno di questi anelli corallini e “motu” si trova la laguna con acque limpide e turchesi che è messa in comunicazione con l’oceano da strette e sinuose aperture chiamate appunto “pass”.
Questi atolli vengono interessati anche da escursioni di marea, a dire il vero abbastanza limitate 20/30 centimetri ma che rivestono un’importanza fondamentale in quanto l’oceano, quando l’alta marea sale, si riversa nella laguna e quando il livello dell’acqua nella laguna scende, per effetto della bassa marea, essa restituisce all’oceano l’acqua versata in precedenza, questo fenomeno si alterna ogni 6 ore vale a dire 4 volte al giorno e tutto questo trasferimento d’acqua scorre appunto dalle aperture sopra descritte: le “pass”, provocando, a secondo delle fasi lunari che come sappiamo

Una laguna nell'atollo di Ahe

Una laguna nell’atollo di Ahe

regolano l’escursione delle maree e della conformazione della stessa, correnti vorticose, veri fiumi che ostacolano o quanto meno disturbano l’ingresso o l’uscita delle imbarcazioni, l’unica possibilità per superare questo ostacolo è durante i momenti di cosidetta “stanca” ovvero quando l’oceano, con l’azione dell’alta marea, ha riempito nelle sei ore sopramenzionate la laguna e la stess
a non ha ancora iniziato, per effetto della successiva bassa marea, a svuotarsi, in questo breve periodo di inversione delle due maree (che non supera la mezz’ora) la corrente cessa ed ecco quindi il momento propizio per entrare o uscire dalla pass, insomma una complicazione enorme soprattutto per me che vengo da un mare : il mediterraneo, dove le maree e le correnti sono per lo più inesistenti e men che meno le “pass”.

tramonto nell'atollo di Apataki

tramonto nell’atollo di Apataki

Quindi munito del libro delle maree che avevo acquistato a Panama non pensando che mi sarebbe venuto utile proprio qui alle Tuamotu e dalle carte nautiche ho cominciato a calcolare gli orari di entrata e di uscita dalle “pass” che oltretutto variano ogni giorno per via sia, come ho già detto, delle fasi lunari che della longitudine, inoltre bisogna tener presente l’orientamento della “pass” in quanto anche l’azione delle onde e del vento ne regola la portata d’acqua e di conseguenza la corrente, insomma un gran casino, anche se il problema visto così sembrerebbe comunque abbastanza risolvibile: basta scegliere l’orientamento favorevole, attendere il momento di “stanca”della marea e il gioco è fatto, e no, ecco che si pone un altro problema, faccio un esempio pratico: se mi devo spostare da un atollo all’altro devo calcolare l’ orario di stanca per uscire dalla pass di quello dove mi trovo ma soprattutto, per non rimanere “scoperto” in oceano, il successivo orario di stanca
per entrare in quella del nuovo atollo che voglio navigare e qui sta una nuova complicazione, per semplificare ulteriormente faccio un altro esempio, ecco quanto mi è successo durante il trasferimento dall’atollo di Ahe a quello di Apataki: le quattro “stanche” di Ahe erano, da libro delle maree, circa (arrotondo l’orario per semplificare il calcolo) alle 05:00, 11:00, 17:00, 23:00 quelle di Apataki 01:00, 07:00, 13:00, 19:00 cominciamo con lo scartare quelle notturne in quanto la navigazione notturna è impossibile perchè sia all’interno degli atolli che nelle pass non esiste segnalazione luminosa quindi rimanevano:

Squali nutrice vengono a riva in attesa di cibo

Squali nutrice vengono a riva in attesa di cibo

per uscire dall’atollo di Ahe le “stanche” diurne delle ore 11:00 e delle 17:00 e per entrare in quello di Apataki quelle, sempre diurne, delle ore 07:00 e delle 13:00; per coprire la distanza tra i due atolli, 32 miglia ca., normalmente alla velocità di 5/6 nodi orari servirebbero approssimativamente dalle 5 alle 6 ore , risulta evidente che non è possibile
passarle ambedue durante la luce del giorno perché se esco da Ahe alle 11:00 non mi è possibile raggiungere Apataki per le 13:00 ovvero in tre ore, quindi scelgo l’unica soluzione rimasta, quella di uscire dalla “pass” di Ahe alle 17:00 per entrare in quella di Apataki alle 07:00 del mattino successivo di conseguenza rimanendo in oceano 14 ore al posto delle 5 o 6 ore normalmente necessarie e per giunta: di notte, in balia di correnti, onde e groppi temporaleschi vari, quindi superata la pass di Ahe mi sono trovato in oceano, ne conviene che per superare le 32 miglia che separano i due atolli nelle 14 ore di intervallo tra le due maree avrei dovuto mantenere una velocità media di circa 3 nodi, cosa che mi avrebbe permesso di arrivare all’alba, giusto in tempo per la “stanca” delle 7 , cosa che si è resa impossibile in quanto la corrente a favore mi ha impedito , pur avendo ridotto al massimo le vele, di mantenere i tre nodi spingendo Sanganeb mio malgrado a 4 nodi e oltre di

il pontile di Apataki carenage

il pontile di Apataki carenage

velocità, quindi arrivati alla pass di Apataki a notte fonda ho dovuto bordeggiare, ridossato per fortuna dall’atollo stesso, fino all’alba, insomma, vi ho sicuramente confuso e annoiato con tutti questi miei calcoli, ebbene, pensate per me quale “stresssss” infinito è stato tutto questo “tribulare” che però è stato ampiamente ripagato, quando superata la “pass” sono entrato nell’atollo e davanti a me, lasciate le onde impetuose dell’oceano, mi è apparsa la visione fantastica del paradiso sulla terra, mare piatto di un turchese mai visto, “motu” di corallo orlati da spiagge di sabbia bianchissima, ricoperti da alberi di cocco e fiori vari, abitate da una moltitudine di uccelli e poi, il mare che non ha paragoni: mante, squali, aquile di mare, trigoni pesci di barriera di ogni tipo che si avvicinano per niente impauriti stazionando sotto la chiglia della barca come per ripararsi dal forte sole equatoriale.
Un’altra particolarità che mi ha attratto di questi atolli è la coltivazione delle perle, che insieme alla raccolta della noce di cocco sono le principali risorse economiche della popolazione che abita questi straordinari atolli.

Squalo pinna nera sotto la barca

Squalo pinna nera sotto la barca

Rispetto ad altri paesi dove la raccolta delle noci di cocco è finalizzata solo all’esportazione del frutto intero qui le noci di cocco vengono raccolte e lavorate, aperte a metà ed estratta la polpa bianca all’interno, quella che noi comunemente mangiamo, viene messa ad essiccare con cura al sole, proteggendole costantemente dall’acqua piovana con tettoie amovibili.
Successivamente dalla polpa bianca essiccata si ottiene la “copra” da cui si estraggono olii e grassi che poi vengono utilizzati in campo farmaceutico, cosmetico ed alimentare.
Più interessante e complessa invece è la coltivazione delle perle, ho avuto la fortuna di visitare nell’atollo di Fakarava, proprio mentre avviavano un ciclo di lavorazione, una di queste “farm” e sono rimasto affascinato da questa scoperta, ho seguito con interesse e curiosità la “creazione” delle perle, seguendone tutte le varie fasi, dalla nascita alla raccolta, in sostanza viene inserito nell’ostrica “matura”, precedentemente allevata in mare, con un accuratezza incredibile da tecnici specializzati (quasi tutti cinesi), un corpo estraneo che serve da “ irritante” in questo caso una “pallina” perfettamente sferica a questo punto l’ostrica, dopo che è stata riposta in mare, per una reazione difensiva secerne della madreperla o nacre che riveste per intero la “pallina” e così in un lasso di tempo che va dai 2 ai 5 anni si forma la perla.10-img_2886
Naturalmente più tempo passa più l’ ostrica ha tempo di produrre la madreperla che ricopre la “pallina” ne consegue che aumentando lo spessore del rivestimento aumenta il valore della perla, che dopo una accurata selezione, più del 50% viene scartata, è classificata commercialmente come “Perla Nera di Thaiti” naturalmente così raccontata sembra tutto semplice ma nei 5 anni di incubazione delle perle in mare queste vengono costantemente controllate per contrastare eventuali parassiti che inficerebbero tutto un lavoro e un conseguente investimento di denaro, è incredibile come la natura possa creare, questa volta con l’aiuto dell’uomo un simile capolavoro.
Anche la navigazione all’interno degli atolli richiede una particolare attenzione in quanto questa è ostacolata da formazioni coralline, chiamate in gergo “teste di corallo o patate“, sempre immerse fino a pochi centimetri dalla superficie, non potendo quindi essere viste se non quando sono molto vicine quasi a portata di chiglia ed a nulla serve il radar o l’ecoscandaglio, per poterle dunque ben individuare e di logica evitare è necessario prendere alcune serie precauzioni:

squalo pinna nera sotto la barca

squalo pinna nera sotto la barca

escludere innanzitutto la navigazione notturna e durante il giorno navigare tenendo il sole rigorosamente sempre alto e alle spalle con qualcuno di vedetta a prua possibilmente in posizione sopraelevata e sempre in allerta cercando di individuare a seconda del colore che assume il mare le probabili teste di corallo, all’uopo mi sono preparato una scala di colori: il blu intenso indica una profondità superiore ai 30 metri, il blu tenue i 20 metri, l’azzurro i 10, il verde smeraldo i 5 metri, il giallo i 3
metri ed il marrone: crash…. un rumore che spero non sentire mai, non sono poche le barche che ci finiscono sopra a queste “teste” e per lo più con danni irreparabili. Io stesso ho assistito, nell’atollo di Apataki, alla disperazione di un navigatore francese che poco distante da me è finito sopra ad una di queste “patate”, sono corso con l’amico Adriano di Freedom II in suo aiuto ma non ho potuto far altro che consolare lo sfortunato e prendere atto dell’importanza delle precauzioni sopra citate.

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Noci di cocco ad essiccare per estrarre la copra

Ma eccoci ora al punto forte delle Tuamotu, almeno per quanto mi riguarda: le immersioni, anche qui le pass rivestono un ruolo importante ma questa volta in positivo, io ho avuto la fortuna, anche per il mio lavoro, di “girare sott’acqua” tutti i mari del mondo ma quello che ho visto nelle pass delle Tuamotu non ha paragoni, non tanto per i colori o per le formazioni coralline ma per il numero generoso di mante, aquile di mare, delfini perfino balene ma soprattutto, la mia passione, gli squali, che necessariamente vi confluiscono e le “pattugliano” come sentinelle per procurarsi il cibo, oltretutto, e qui sta la differenza, la cosa che più mi ha stupito è la naturalezza con cui questi animali si avvicinano ai subaquei senza alcun tipo di diffidenza anzi con curiosità, e la ragione di questo sta nel fatto che gli abitanti di questi atolli, questi magnifici polinesiani da millenni hanno instaurato con gli abitanti del mare un rapporto di convivenza unico, al contrario di
altri paesi, per esempio quelli affacciati sul Mar Rosso, l’ Indonesia, le Maldive ed altri ancora, dove questi animali sono sempre stati l’oggetto di pesca indiscriminata per le solite pinne richieste dai mercati asiatici.
Per quasi due mesi, condividendo con la “mia” Elisabetta queste meravigliose scoperte, ho girovagato in questi seducenti atolli, rimanendo affascinato dai suoi abitanti che come già descritto alle Isole Marchesi sono sempre sorridenti, pronti ad aiutarti, che sempre ti salutano con un “ la ora na” il loro buongiorno, vi sembrerà incredibile ma mi hanno insegnato o quanto meno confermato, alla mia tarda età, come si sta al mondo con il semplice rispetto: del “prossimo” a prescindere dallo stato sociale, degli animali, della natura e il tutto con la massima spontaneità senza nascondersi dietro falsi ideologismi sia ecologici, religiosi che politici, come invece succede nel nostro civilissimo mondo occidentale.

Il pranzo è procurato

Il pranzo è procurato

Lasciate le Tuamotu e per proseguire queste mie scoperte mi attendono questa volta “solo” 200 miglia di navigazione, la prossima meta saranno le Isole della Società con la più grande: Tahiti e la capitale Papeete poi ancora Moorea, Tetiaroa, Raiatea, Tahaa, Huaine, la mitica Bora Bora e la più lontana e misteriosa Maupiti, naturalmente come sempre lasciando di poppa le sfumate albe australi ed inseguendo con la prua gli infuocati tramonti.
Grazie tantissimo per seguirmi, i vostri apprezzati commenti stimolano la mia naturale pigrizia letteraria, chiedo ancora comprensione per gli immancabili strafalcioni ma questo è quanto può uscire dalla mia “penna” un abbraccio a tutti

 

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Isole Marchesi/Polinesia Francese

isole Marchesi

11230 miglia

luglio 272016

Vi scrivo da Bora Bora nelle Isole di sottovento della Società nella Polinesia Francese, dove ho finalmente la prima connessione internet utile per inviare il mio “Diario di bordo”.Sono passati quasi tre mesi da quando, provenendo dalle Isole Galapagos in Equador, sono giunto dopo 3000 miglia e 23 giorni di navigazione alle Isole Marchesi, nella Polinesia Francese. Ho navigato molto intensamente, per un mese e più, visitando accuratamente tutte queste spettacolari e suggestive isole.1-img_1375
Le Marchesi venivano chiamate anticamente dai Polinesiani “H enua Enana” la terra degli uomini e dove fino a 200 o poco più anni fa si praticava ancora il cannibalismo: Fatu Hiva, Hiva Oa, Thauata, Ua Huka, Nuku Hiva, Ua Pou, ogni isola con la sua storia ma tutte con un comune denominatore: qui è nato il tatuaggio e tuttora questa pratica o meglio definirla “arte” è molto in uso, non si trovano bancarelle che vendono t shirt come souvenir ma tatuaggi. Questo è diventato uno dei mezzi più intensi ed espressivi con cui i polinesiani e in particolare i marchesani manifestano la loro cultura ed arte, uomini e donne sono tatuati dalla testa ai piedi con il cosiddetto “tatuaggio marchesano” che in antichità stava a simboleggiare l’appartenenza ad una tribù, un mezzo di seduzione, un simbolo di prestigio sociale ed infine, tatuato sul viso dei guerrieri marchesani, serviva per incutere timore agli avversari.

img_0048Ormai viene praticato con tecniche moderne e aghi sterili ma rispettando assolutamente i disegni tradizionali e io naturalmente non ho resistito, anche perché è in uso che chi attraversi il Pacifico giungendo alle Marchesi debba farsi un tatuaggio marchesano, quindi tatuaggio sia.
Viene inoltre, sopratutto nelle isole più remote, ancora praticato il baratto, è incredibile sentirmi rispondere alla richiesta di frutta e di altri alimenti con un’altrettanta richiesta di ami da pesca, corde, pile, cartucce da caccia calibro 12, rifiutando sdegnosamente il denaro. In effetti gli approvvigionamenti su queste isole non sono facili ed avvengono una volta al mese tramite una nave cargo, qui famosissima, l’ Aranui . Queste isole sono un mondo incredibile dove tutti sono gentili e sempre sorridenti, dove piove continuamente ma non esistono ombrelli, dove le isole sono montagne alte 2000 metri e le nuvole trasportate dagli Alisei vi inciampano e scaricano pioggia in continuazione , 2-img_2183
dove ci sono torrenti con cascate che si gettano da pareti a strapiombo alte 150 metri e più, dove le galline, le capre, i maiali e i cavalli vivono liberi e sono proprietà di tutti e di nessuno, se uno ne ha necessità basta catturarli, peraltro cosa non molto semplice, dove ipompelmi hanno le dimensioni delle angurie e sono dolcissimi, dove il mare è oceano aperto popolato da balene, delfini, mante e squali che arrivano fin sotto la barca a curiosare per niente intimoriti e ed infine dove Paul Gauguin e Jaques Brel hanno deciso di vivere e sopratutto di morire, questo e altro sono le Marchesi. Anche queste isole rimarranno un ricordo indelebile nella mia mente Domani a malincuore darò l’addio a questo mondo, partirò dall’ isola di Ua Pou ancora una volta verso Ovest, 3-img_2067destinazione gli atolli delle Tuamotu, un mondo completamente diverso da questo, formato da 77 atolli, sottili anelli corallini con all’interno isole disabitate, sparsi su un mare che ha una estensione come quella dell’ Europa ma abitato da 10.000 persone. Una navigazione di 700 miglia in 5 giorni di navigazione per raggiungere l’atollo più a Est quello di Ahe.E poi altre isole, altri mondi, altri popoli …..
Naturalmente Inshallah …

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Traversata del Pacifico: Galapagos/Equador – Fatu Hiva/Isole Marchesi/Polinesia Francese

Isole Marchesi: Fatu Hiva

11120 miglia

giugno 62016

10 Maggio 2016

Alle ore 09:00 del mattino lasciamo la baia di Puerto Ayora nell’ isola di Santa Cruz, alle Galapagos, in Equador, alla volta delle Isole Marchesi nella Polinesia Francese. La partenza è solo fisica la mia memoria e il mio cuore sono ancora li, difficile dimenticare le persone, gli animali e la natura che ci hanno tenuto compagnia per 20 giorni in queste uniche e splendide isole, esse rimarranno un ricordo indelebile nella mia memoria ma “I have to go” , la Polinesia, il sogno della mia vita, mi aspetta. Non che sia proprio a portata di mano, infatti 3000 e rotte miglia e oltre 25 giorni di navigazione ininterrotta attraversando quattro fusi orari mi separano da Fatu Hiva la prima e la più ” perduta “delle Isole Marchesi. A tal proposito vi leggo un brano tratto dalla Lonely Planet “Thaiti e la polinesia”:img_7284
Fatu Hiva è uno dei luoghi più remoti ed isolati della terra, persino in quest’epoca di telefonini cellulari e TV satellitare.E’ un posto meraviglioso in cui viene veramente voglia di dire “fermate il mondo voglio scendere”. Arrivando via mare (non esiste pista di atterraggio) preparatevi ad una visione spettacolare: aspre scogliere sferzate dalle onde precipitano a picco nell’oceano, mentre insenature da sogno, come la splendida Baia delle Vergini, interrompono la costa regalando immagini da cartolina illustrata.-
Che dire, dopo questa lettura e dopo aver consultato la carta nautica relativa per valutarne la possibilità, non mi resta che dirigere la prua su Fatu Hiva, esattamente sulla Baia delle Vergini e vedere dal vivo quanto scritto dalla guida della Lonely Planet .
La navigazione per i primi due giorni procede a vela e a motore, bisogna puntare subito a sud per attraversare l’equatore e con esso la zona delle “calme equatoriali”, circa 300 miglia e raggiungere la latitudine di 6 gradi sud dove probabilmente troveremo gli alisei di sud est che spingeranno Sanganeb nella giusta direzione con rotta 270 gradi, ancora una volta verso ovest.

13 Maggio 2016
In effetti, come programmato, il terzo giorno raggiungiamo la fascia degli alisei e volgiamo la prua a ovest dove sospinti da un bel vento di 15/20 nodi, Sanganeb procede veloce ad una media giornaliera di 160 miglia, la navigazione anche se veloce risulta scomoda, le onde al traverso frangono sullo scafo di sinistra con un fragore che non ci permette di riposare dopo gli estenuanti turni di guardia, io alcune volte in cabina ho la sensazione, accompagnata dal timore, che prima o poi si sfasci tutto e addio sogni…, naturalmente tengo per me queste preoccupazioni che sembrano non sfiorare l’equipeggio, comunque è vero che a tutto ci si abitua, le stesse sensazioni le ho avute sia durante la traversata atlantica che durante quella caraibica quindi anche le preoccupazioni scemano col passare dei giorni, Sanganeb sembra che tenga … mah speremm.
In navigazione la notte ha una predominanza assoluta sul giorno, durante i turni di guardia al timone si rimane “soli e nudi” in balia della propria coscienza che ha finalmente il sopravvento sulla routine quotidiana e così si ripassa, come in un film già visto, la nostra esistenza, si rivedono fatti e persone dimenticate o scomparse che hanno segnato la nostra vita, di notte il mare non riflette la nostra immagine, riflette la nostra anima e di notte non serve voltare il viso per nascondere le lacrime, sicuramente questi pensieri si dissolveranno come sempre al primo albeggiare quando il sole avrà come sempre la prevalenza imponendo la routine quotidiana, in attesa così di un’altra magica notte .
Ma il vero protagonista di queste notti è il cielo australe, che ha sempre suscitato in me fin da bambino, un interesse particolare, quasi mistico, vedo per la prima volta le costellazioni del Sud di cui ho sempre letto nei libri di avventura di Melville, Verne ed altri che hanno accompagnato le letture di mare della la mia giovinezza: la mitica Croce del Sud; il Sagittario, costellazione del mio segno zodiacale, l’Alfa Centauri, la stella più luminosa del Centurione. Incredibile quanto possa emozionare la visione di questo cielo stellato.img_7045

14 Maggio 2016
Oggi io e Sanganeb abbiamo festeggiato le nostre prime 20.000 miglia di navigazione insieme, 10.000 delle quali in oceano, un bel successo in 5 anni di convivenza tra alti e bassi, con qualche screzio come si conviene tra innamorati.

15 Maggio 2016
Oggi è Sabato e dopo dieci giorni di assoluta astinenza mi sono fatto una doccia, il risparmio di acqua è importante in una navigazione cosi lunga ed è anche vero che, come in quella battuta di Nino Manfredi in un film di cui non ricordo il titolo, “l’omo vero a da puzzà”, ma qui non devo dimostrare la mia virilità a nessuno e quindi doccia sia, quando ci vuole ci vuole e il Sabato è il giorno più adatto in quanto è la vigilia della Domenica o meglio come dicevano i nostri vecchi: della “festa”. Così mi vengono in mente reminescenze fanciullesche di quando il Sabato con mamma e papà si andava ai bagni pubblici vicino all’Arengario a fare la doccia, abitavamo allora in una vecchia casa di ringhiera in via Moriggia a Monza in pieno centro città sulle rive del fiume Lambro a due passi dalla storica via della Signora, la Monaca di Monza di manzoniana memoria, dove avere un bagno in casa era un lusso per pochi e il cesso era all’esterno della casa. Inoltre sempre di Sabato, giorno dedicato alla pulizia, quando ormai ero grandicello sugli otto anni, mi capitava spesso di andare, durante le vacanze estive quando ero a casa dal collegio, con mio fratello maggiore Giuseppe, che allora possedeva una Fiat 600, a lavare la macchina al canale Villoresi, il naviglio monzese, approfittavo quindi di questa opportunità per fare il bagno settimanale. Nonostante le apprensioni, la mamma mi faceva la borsa con il ricambio pulito, canottiera, mutande, asciugamano, saponetta Palmolive chiusa nell’ immancabile scatoletta di plastica azzurra, e ci salutava con la raccomandazione non molto augurale e fatta soprattutto a mio fratello maggiore , che si assumeva la mia responsabilità, di stare attento alla corrente del canale, che ogni tanto ne trovano qualcuno annegato nelle bocche (tunnel sotterraneo dove il canale passava sotto la strada). E’ li che è nata in me la passione per l’acqua, è in quelle circostanze che ho imparato a nuotare ed ho acquisito la giusta acquaticità che ha poi trasformato questa passione in un lavoro durato tutto una vita.

16 maggio 2016img_7029
Ogni giorno metto due lenze in acqua e immancabilmente abbocca qualcosa di talmente grosso che mi porta via rapalà, calamaro artificiale e relativi 200 metri di cavo, insomma finora solo danni economici e un misero tonnetto di 2 kg. giusto per una pasta al sugo di tonno.
I giorni e le notti passano, la navigazione procede bene il morale a bordo è alto, inoltre mano che ci avviciniamo alla meta la temperatura aumenta anche di notte, non serve più la cerata basta una semplice felpa. Rispetto alla traversata dell’ Atlantico questa del Pacifico, nonostante il continuo ma naturale sballottamento, è uno spasso, speriamo continui così, siamo solo a un terzo di strada

17 Maggio 2016
Premetto che non sono superstizioso ma oggi è un giorno da dimenticare, un vero disastro: il pilota automatico ha smesso di funzionare, ho controllato e ripassato tutto l’impianto e il problema non è meccanico dove io avrei sicuramente potuto intervenire ma elettronico, quindi nulla da fare, tre ore più tardi salta la centralina del dissalatore, si accendono tutti gli allarmi e lampeggia tutto come fossero le luci di un albero di natale, anche qui niente da fare, maledetta elettronica! A questo punto niente più docce neanche di sabato, le stoviglie si laveranno in acqua di mare e basta relax al timone, d’ora in avanti si timona come hai vecchi tempi, con un occhio alla bussola e uno alle vele, ho un altro pilota automatico di rispetto ma preferisco usarlo solo in emergenza. Il vero problema invece sarà quando arriverò alle Isole Tuamotu dove contavo di rimanere almeno un paio di mesi ma in queste isole non esiste, al contrario delle Marchesi e di Taithi, la possibilità di fare acqua, quindi non mi resta che raggiungere al più presto Taithi dove spero di trovare l’assistenza relativa e poi ritornare, navigando controvento, alle Tuamotu, dove nelle pass degli atolli di Fakarawa e di Ranghiroa ci sono le più belle immersioni della Polinesia.

20 Maggio 2016
Finalmente si pesca! Ieri un dorado di 6 kg. oggi dopo che un Marlin mi ha tranciato la lenza con un salto incredibile fuori dall’acqua, ha abboccato un tonno di 9 kg., era proprio ora! Non ne potevo più di fagioli, lenticchie, pasta, patate. Antonella ci preparerà sicuramente dei piatti fantastici! E’ l’unica donna dell’equpeggio e mi ha stupito non solo per l’abilità in cucina, cosa per altro scontata perché ero già stato ospite in Grecia su Narena la barca sua e del marito Giorgio, ma per l’ abilità al timone: ieri ha fatto quattro ore filate al timone senza battere ciglio e senza perdere un grado di rotta.

22 Maggio 2016p1170651
Il vento è girato come previsto a Est abbiamo quindi issato lo spinnaker, una libidine! Basta sbatacchiamenti della randa e del fiocco, causati dalle onde, finalmente silenzio assoluto solo il fruscio di Sanganeb sull’acqua. Non abbiamo più notizie invece delle altre due barche che erano partite dalle Galapagos qualche ora dopo di noi con cui eravamo in contatto radio, misteri dell’etere.

23 Maggio 2016
Non è il 17 ma la sfiga non conosce tregua: si rompe il coperchio del contenitore delle acque nere , risultato: merda da tutte le parti ma dopo due ore di duro lavoro lo ripariamo, il tempo di rilassarmi e qualcuno mi chiama, il frigo ha smesso di funzionare, anche qui dopo un’oretta di lavoro trovo il guasto, un filo staccato, sistemo il tutto e il frigo riprende a funzionare. Infine durante la notte cede la drizza che tiene il lazy bag e visto che di notte, per sicurezza, riduciamo la randa di tre mani il lazy bag serve per l’appunto a contenere quella d’avanzo che altrimenti svolazzerebbe al vento, appena si fa giorno salgo con qualche timore ma ben imbragato in testa d’albero e tra sballottamenti vari sostituisco sia il bozzello, che ha causato la rottura, che la drizza. La causa di queste continue rotture sono il forte ed interrotto sballottamento causato dalle onde. Per questo su una barca i materiali devono essere di qualità eccellente ed i lavori di istallazione non
possono essere affidati a “estranei” ma devono essere fatti da chi poi userà la barca sia per la accuratezza nell’esecuzione dei lavori sia perché questo permette di conoscere a fondo la propria barca così da poter intervenire in caso di rotture

25 Maggio 2016
Mancano 1000 miglia all’arrivo, ormai navighiamo quasi sempre con lo spinnaker di giorno e per sicurezza di notte con le vele bianche. Lo spi è una vela bellissima da vedere ma molto difficile da usare, è una vela libera non ha inferiture, è molto leggera e ha una concavità molto accentuata che le permette di rimanere aperta anche con poco vento, il problema è che se arriva un groppo con relative raffiche di vento il rischio è che si strappi e cada in mare o crei danni alle attrezzature, se il vento al contrario dovesse calare improvvisamente il rischio è che questa cada in acqua sotto la chiglia della barca e allora sì che sono ..zzi, quindi va usata con molta più attenzione delle altre vele.
Il vento è in continuo calo e questo purtroppo fa slittare la previsione di arrivo a Fatu Hiva di almeno tre giorni ma anche questo non è un problema: abbiamo acqua da bere a sufficienza, la cambusa è ben rifornita e peschiamo tonni o dorado quasi tutti i giorni.
Ormai abbiamo preso l’abitudine, per risparmiare l’acqua, di fare la doccia con l’acqua di mare che finalmente, al contrario delle Galapagos, è piacevolmente calda l’unico membro dell’equipeggio un po’ restio a lavarsi è Albania che, a prescindere dall’acqua dolce o salata non ne vuol sapere, così ho dovuto ricorrere alle minacce e gli ho detto che se non si fosse lavato gli avrei passato una mano di antivegetativa per fermare il prolificare di funghi, batteri, e quant’altro si intravvedeva sulla sua pelle, anzi sulla sua crosta! L’argomento è stato convincente e dopo due mesi di assoluta astinenza si è lavato. Adesso il problema sono i vestiti, non so cosa farne: se li butto a mare rischio un disastro ecologico, bruciarli non se ne parla, li ho messi in una sacca stagna poi vedremo. Albania, a parte il problema sopra, è un “bel personaggio” ed io l’ho conosciuto a fine anni 80 in piscina dove lui si era iscritto con Pulcino, altro “personaggio” del mondo di Sanganeb da incorniciare, al corso di sub della mia scuola. Il sopranome Albania è dovuto alla concomitanza del suo arrivo in piscina con lo sbarco in Puglia dei primi profughi albanesi e da allora lui, originario doc. delle Valli Bergamasche ha dovuto subire questo soprannome. Ormai sono anni che mi segue alternativamente per 3/4 mesi all’anno, prima quando facevo charter in Grecia ed ora durante questa mia avventura ed è l’unico, con l’amico Pulcino, che viene in mio aiuto durante il periodo della manutenzione e di sosta a terra di Sanganeb, il tutto a sue spese anzi condividendo alcune volte quelle di Sanganeb. La sua devozione a Sanganeb la potrei riassumere raccontando un fatto accaduto qualche anno fa a Lipsi, un isola dell’ Egeo. Avevo da poco messo in acqua Sanganeb dopo la manutenzione stagionale e mi apprestavo come al solito a fare una uscita di prova prima dell’arrivo dei clienti, da Leros a Lipsi. Arrivati in baia, dopo aver calato l’ancora durante il giro di ispezione mi accorgo che la vasca che raccoglie i liquami del cesso è ostruita e non scarica, comincio di conseguenza nei vari tentativi di liberare l’ostruzione ma niente non c’è verso dopo vari tentativi rinuncio, a questo punto non rimane che sgorgare la vasca rovesciandola in mare e per fare questo bisogna smontarla e portarla in coperta ma qui sorge un altro problema: il peso: la vasca che è satura di liquami ha un volume di 90 litri e in due non ce la faremmo mai a spostare un quintale di peso anzi per essere chiari un quintale di merda traboccante. A questo punto dopo vari ripensamenti non mi resta che una scelta, alleggerirla del contenuto e poi rimuoverla. Qui entra in gioco Albania che sta osservando tutta la scena, io lo guardo in faccia e gli dico se mai da ragazzo avesse travasato benzina dal serbatoio del motorino, lui mi risponde prontamente che non ha mai avuto motorini, io allora aggiungo se lo avesse fatto da una macchina magari rimanendo in strada per mancanza di benzina e avesse dovuto aspirarla da un’altra anche questa volta mi risponde prontamente che non è mai rimasto senza benzina, ..zzo io comincio ad innervosirmi ho trovato davanti a me un uomo perfetto, lui intuisce il mio nervosismo e mi dice che però ha provato a travasare il vino a casa del cognato, bene, bravo aggiungo io e senza mezzi termini gli dico che anche qui è la stessa cosa, l’unica differenza è che dal cognato c’era la damigiana qui un serbatoio di plastica per il resto è tutto uguale. Lui non sembra molto convinto io insisto e gli dico in poche parole che deve aspirare e che in quella vasca c’è anche roba sua quindi di non farsi troppe seghe mentali e di passare all’opera, tagliamo un pezzo di canna dell’acqua e iniziamo le operazioni di aspirazione, Giorgio è un po’ titubante, aspira molla e sputa aspira molla e sputa ma non arriva nulla dopo un po’ spazientito gli dico che andando di questo passo passeremo la notte a fare bollicine e domani arrivano i clienti, quindi di metterci più impegno.

A questo punto lui svuota bene i polmoni e da un bel “tirone” e, come la cascata delle Marmore il giorno dell’apertura stagionale, inondiamo il mare di Lipsi di merda, sul viso di Albania traspare, sputacchiando qua e la, un sorriso di meritata soddisfazione anche se dalla bocca scende qualche rivolo marrone ma il grande risultato ottenuto ci fa trascurare questo particolare, grande Albania01c8779d-53fc-4fe7-8dfc-8f4cd4a7bf5d

26 Maggio 2016
I giorni passano e la meta si avvicina. L’arrivo è previsto, se tutto va bene, per il 2 o il 3 di Giugno e, nonostante i miei cazziatoni, l’equipeggio ha il morale alto, io un po’ di meno pensando alle “ferite” che dovrò curare: dissalatore, pilota automatico, frigo, le cose più importanti, poi un mucchio di piccoli problemi … speriamo mi arrivi qualche amico/cliente per coprire almeno parzialmente le spese. Durante l’issata dello spinnaker ci accorgiamo che all’altezza dell’ala c’è uno strappo e quindi per evitare che si allarghi decido di ammainarlo e di procedere immediatamente alla riparazione, il lavoro non è dei più semplici ma anche qui Antonella si supera rammendandolo alla perfezione.
La cambusa si sta esaurendo ma poco male, ormai mancano pochi giorni e non corriamo il rischio di un digiuno forzato. Emilio, il nostro cuoco di bordo, in questa traversata si è davvero superato, ogni settimana ci prepara gli gnocchi, al pomodoro o al pesto, risotti in tutti i modi, per non parlare delle insalate e delle paste … insomma un vero artista in cucina.

27 Maggio 2016
Nonostante le condizioni di navigazione si presentino ottime io non mi rilasso mai, sto sempre, con la guardia alzata, come un pugile in difesa: ogni giorno controllo il meteo grib e tengo costantemente d’occhio il barometro, questa situazione di calma non mi convince, mi aspetto che da un momento all’altro qualcosa cambi e non in meglio quindi non voglio trovarmi impreparato. Tutto in barca deve funzionare al meglio, bozzelli, scotte, drizze, winch ad ogni cigolio o rumore sospetto intervengo e non mi do pace finché non risolvo il problema, più vado avanti in questa avventura più mi rendo conto che le doti di uno skipper non sono solo quelle di far andare la barca in velocità ma di saper gestire e riparare i guasti che immancabilmente si rilevano ormai quotidianamente, altro che skipper di Coppa America. Naturalmente un po’ di questa tensione la trasmetto all’equipaggio che subisce i miei umori senza batter ciglio, sono veramente straordinari a sopportarmi, anche perché non possono fare altro, scendere dalla barca ora diventa problematico e da queste parti di ammutinamento c’ è n’ è già stato uno, vedi Bounty, e basta e avanza; d’altronde non è una passeggiata, sono 3 mila miglia di oceano da attraversare su una rotta dove praticamente non passa nessuno, in un mese abbiamo incrociato solo un cargo, e noi qui su una barchetta di plastica spinta solo dal vento …
Di esperienze negative poi io ne ho già avute abbastanza ed una in particolare ha lasciato il segno: erano i primi anni 90, avevo pensato di sostituire il mio gommone con una barca rigida così da poterla utilizzare per portare in immersione i miei clienti e amici, allora i diving non esistevano. Come base ero a Rapallo, in Liguria, la cosa funzionava bene, la gente era contenta e io facevo cassa, la barca era un Calafuria 98 di 10 metri con una sola cabina dove alloggiavamo io Elisabetta e i miei due figlioli Marco di 2 e Andrea di 7 anni. Avevo trovato la barca a Livorno, era in secco abbandonata sul molo con il cartello vendesi in bella mostra e sembrava anche in buono stato, mi informo e dopo qualche settimana la barca è di mia proprietà, così fatte le sistemazioni del caso è pronta a navigare. Il lavoro non manca, allora non esistevano “diving center” , la barca naviga a pieno regime, accompagno 12 subacquei in immersione tre volte alla settimana: il sabato sera per la notturna e due immersioni la domenica. La barca sembra navigar bene così decido con tutta la famiglia di trasferirmi per il mese di Agosto in Corsica così da continuare la mia attività subacquea. Prima di partire, anche su consiglio del gestore del porto decido di assicurare la barca su eventuali danni, furti o affondamenti, l’agenzia assicuratrice, vista la vetustà della barca: 22 anni, mi obbliga a mie spese ad una visita periziale della barca anche per quantificarne il valore, il perito arriva, sale a bordo e dopo una superficiale visita si congeda dicendomi che al più presto mi farà avere il risultato della perizia rassicurandomi sulla robustezza e qualità della barca. Parto per la Corsica e dopo 2 giorni di navigazione arrivo a Porto, la barca si comporta abbastanza bene, qualche piccola crepa appare durante la navigazione ma niente di preoccupante vista l’età della barca, poi la visita del perito mi tranquillizza. Andrea e Marco alla loro prima esperienza di navigazione su una barca
sono tranquilli, per loro è una casa, non soffrono il mal di mare e si divertono. Dopo una settimana di immersioni nel Golfo di Porto e nel Parco Marino della Scandola, il 13 di Agosto getto l’ancora nella piccola baia di fronte alla Girolata e come al solito con il gommone di servizio raggiungo il luogo di immersione poco distante, all’uscita dall’immersione Elisabetta, anche lei istruttrice e aiuto fondamentale nella mia attività, raggiunge immediatamente la barca mentre io mi attardo su una vicina spiaggia con gli altri amici subacquei, dopo poco qualcuno mi avvisa che Elisabetta dalla barca sta facendo dei gesti, io controllo ma non mi preoccupo più di tanto, dopo qualche minuto però la scena si ripete e questa volta Elisabetta agita col braccio un oggetto arancione simile ad un salvagente di quelli in dotazione alla barca, capisco che qualcosa non va e parto con il gommone in direzione della barca che dista meno di mezzo miglio e come mi avvicino mi rendo conto della
situazione: vedo la prua della barca insolitamente rivolta verso l’alto e la poppa completamente sommersa, Elisabetta con i bambini è in sicurezza su un gommone, io abbordo la barca, entro all’interno per cercare di recuperare qualcosa, non so neppure io cosa, afferro la macchina fotografica con la borsa degli obbiettivi, ma in quel momento la barca si inabissa, io fuoriesco e rimango li, inebetito e galleggiante come uno stronzo in mezzo ad altre barche che nel frattempo erano sopraggiunte in soccorso e soprattutto per curiosità. E’ una situazione difficile da descrivere, Marco, mio figlio più piccolo vedendomi affondare con la barca, piangendo si è messo a gridare “papà papà”, Andrea è ammutolito, Elisabetta ha uno sguardo disperato ed io non so cosa fare, il viso bagnato non lascia trasparire le lacrime di disperazione, solo io le sento scorrere salate come l’acqua che ha inghiottito la nostra barca portandosela via. Mi si avvicina un distinto signore su un tender, forse l’unico che si accorge della mia disperazione, mi porge la mano, me la stringe con forza e aggiunge in francese: “courage non ami, la vie continue sa famille est la” mi prende a bordo e prima di sbarcarmi mi porge il suo biglietto da visita e mi dice che qualsiasi cosa avessi bisogno di contare su di lui, mi indica il suo yacht ormeggiato li vicino, sul biglietto c’è il nome di un famoso maestro d’orchestra francese. Prendo i miei bimbi con Elisabetta e mi faccio portar via da tutto quel casino che nel frattempo si era creato. Dopo poco mi trovo sul molo del porticciolo di Porto: io, Elisabetta e i miei due bimbi in costume da bagno e privi di tutto, mai come allora la parola “tutto” aveva assunto il suo vero e reale significato, in un attimo il mare aveva inghiottito le mie cose e i miei sogni, mi rimaneva la mia famiglia, mai così unita e la dignità mai persa. Dopo vari mesi di indagini da parte della gendarmeria francese, di accertamenti vari da parte della assicurazione e grazie alla testimonianza del maestro d’orchestra francese, un vero gentiluomo che ho poi ritrovato durante un interrogatorio alla sede della gendarmeria di Ajaccio, ho riavuto dall’assicurazione il rimborso per la perdita dell’imbarcazione, avvenuta come da rapporto della gendarmeria, per la rottura di una presa a mare del motore dovuta ad una grave erosione del metallo causata dall’elettrolisi in atto da mesi e mesi, alla faccia del perito e della sua ignobile valutazione.
Storie di ordinaria follia che mi sovvengono sotto questo straordinario cielo in questa calda notte di luna piena dell’inverno Australe, navigando tra l’ Equatore e il tropico del Capricorno
28 Maggio 2016DCIM100GOPROGOPR5695.
Come prevedevo dopo la calma è arrivata la tempesta in mattinata il cielo si è rabbuiato, il vento ha cominciato a soffiare violento accompagnato da ripetuti scrosci di acqua: burrasca in corso, riduciamo a tre mani la randa ed altrettanto il fiocco appena in tempo per contenere le raffiche a 30 nodi, il mare si ingrossa in un attimo e comincia a biancheggiare, dopo due ore tutto ritorna normale e ne approfittiamo per lavare la barca con i residui della pioggia rimasta sul ponte. La navigazione riprende, 500 miglia ci separano da Fatu Hiva.

30 Maggio
Notte “fantozziana”! Alle quattro del mattino appena assopito vengo svegliato dalle urla di  chi sta facendo il turno di guardia: “il boma è crollato sul ponte della barca, un vero disastro!”, nonostante non sia ancora completamente lucido per via del risveglio improvviso mi rendo conto che il problema è meno grave del previsto, la cima della ritenuta che usiamo per evitare che il fiocco sbatta continuamente, proprio per via dei continui sballottamenti si è insinuata sotto la leva degli stopper liberando cosi la drizza che sostiene la randa, il fatto è successo altre volte ma è sempre stato risolto semplicemente riabbassando la leva dello stopper e prestando maggior attenzione.

Alla randa, per scendere nel modo in cui è scesa ci sono voluti decine di minuti, se non ore, in quanto il vento di poppa facendo forza sulla vela lascata impedisce alla stessa di scendere e questo lo possiamo verificare ogni volta che dobbiamo ridurla con il vento in poppa per prendere le mani di terzaroli. Dunque io mi incazzo non per il fatto in se stesso, perché è vero che le stecche della randa sottoposte ad un simile stress potevano rompersi e causare notevoli guai, ma perché sento dire che il tapino di guardia, che probabilmente nella migliore delle ipotesi dormiva, poteva rischiare di rompersi la testa! Va bene tutto ma trasformare un coglione in eroe non mi sta bene! Magari l’avesse preso sul cranio il boma almeno si sarebbe svegliato! Sistemo tutto e ritorno a dormire sbollendo la rabbia, facciamo turni di guardia di due ore ciascuno per un totale di solo sei ore al giorno, che almeno in quelle ore uno presti attenzione a quello che gli succede intorno visto che alla rotta ci pensa il pilota automatico e ai rimanenti problemi ci penso io. Per intenderci, ci sta che uno abbia momenti di defaiance ma che almeno non faccia la vittima di un destino crudele che si accanisce. A tal proposito mi viene in mente un fatto: ero in Grecia, facevo charter con il primo Sanganeb ed avevo ospiti a bordo, una famiglia inglese composta da padre, madre e tre figli e stavo rientrando alla mia base di Kos da una crociera nelle Sporadi Esterne sulla rotta che dall’isola di Kios porta a quella di Samos. La notte precedente causa una festa patronale nella cittadina capoluogo dell’isola mi ero attardato con la famiglia inglese in una taverna locale esagerando con le libagioni, al mattino la sveglia tiranna aveva comunque trillato alle cinque e trenta ed un po’ assonnato ho salpato l’ancora e mi sono messo al timone, è il mese di Luglio il meltemi che di solito in questa stagione si fa sentire oggi sembra latitare, dunque mare piatto, totale assenza di vento e caldo soffocante, si naviga a motore. La famigliola a bordo dorme, io inserisco il pilota automatico e mi metto a prua nella speranza di prendermi un po’ di aria, ho le spalle coperte dal deck della barca dove sono appoggiato ma ho un’ottima visuale a 180 gradi davanti, non mi appisolo ma ogni tanto socchiudo gli occhi pochi secondi, naturalmente tenendo sempre sotto controllo l’orizzonte davanti a me. In uno di questi momenti di “relax” sento, o almeno mi sembra di sentire un urlo, apro gli occhi e davanti a me a pochi metri si staglia un enorme muro rosso, è il fianco di una nave, una gasiera, mi alzo prontamente vado alle manette e le porto, senza badare agli eventuali danni all’ invertitore, sulla marcia indietro, la gasiera sfila immensa davanti ai miei occhi, evito miracolosamente l’impatto ed entro nel vortice creato dalle eliche della nave, Sanganeb a fatica si divincola dal gorgo ondeggiando e sbattendo in maniera paurosa, tutto questo in pochi secondi. Dopo un po’ arriva Richard, il padre dei tre bimbi con al seguito la famiglia, che mi chiede cosa è successo, io prontamente indicando la nave gli dico che è il solito cargo che crea onde gigantesche ma nessun problema, lui tranquillizzato ritorna a dormire con tutto il seguito. Io no, da quel giorno non ho più dormito per un mese di fila, con incubi continui e col pensiero di quello che poteva accadere, a quella famiglia e a quei bambini se quel misterioso urlo non mi avesse destato dal torpore. Ho analizzato parecchie volte la situazione e la conclusione è semplice: il sonno è fondamentale prima di ogni impegnativa azione sia in mare che altrove, in mare non ci sono strade o sentieri che indicano la via quindi l’attenzione e lo sguardo deve spaziare non come in automobile a 180 gradi davanti ma a 360 gradi intorno a noi. La nave era sopraggiunta alle mie spalle e probabilmente mi aveva chiamato anche per radio sul canale 16 ma io ero a prua e non ho sentito nulla. Oltre all’ottima visuale poi è necessario avere un buon santo protettore o qualcosa di simile che vegli sulle nostre cazzate, comunque al di là delle battute di certo da quel giorno il mio modo di navigare è profondamente cambiato.

31 Maggio 2016dsc_1237
Navighiamo sotto spinnaker da parecchi giorni, temperatura, vento e mare sono ottimali, ed io sono perfino un poco in ansia perché è da due giorni che non si rompe nulla, rimango quindi in trepidante attesa del prossimo inconveniente. Nel frattempo mettiamo in ordine la barca e proprio durante questa operazione mi accorgo che la sentina è allagata, il tubo che collega la pompa acqua di mare al lavandino ha una perdita, adesso mi sento più tranquillo, la sfiga veglia su di me, l’evento è accaduto ma è stato anche risolto. Stiamo navigando sotto Spi quando Giorgio urla qualcosa ed indica con la mano un oggetto strano che galleggia, prendo il binocolo, sembra la sagoma di una balena, prontamente ammainiamo lo Spi e a motore ci dirigiamo verso la sua direzione, è proprio una balena ma il forte odore ci fa intuire che il cetaceo è morto ed è ormai in fase di decomposizione, una bestia magnifica lunga quanto Sanganeb un vero peccato vederla in simili condizioni! Non ci sono segni di ferite o altro che lasci pensare ad una morte violenta, ha concluso probabilmente solo il suo ciclo vitale.
Riprendiamo la navigazione e ricevo via radio una mail da Elisabetta che, anche se questa volta non ha potuto effettuare la traversata completa, si è mobilitata dal suo ufficio per le pratiche di ingresso mie e di Sanganeb in Polinesia contattando il console italiano a Taithi che ha prontamente risposto con l’invio di moduli e informazioni, ha inoltre contattato le assistenze tecniche per la riparazione del dissalatore e dell’auto pilota oltre a tenere i contatti e ad organizzare dall’Italia l’arrivo degli ospiti che verranno a bordo, insomma lontana ma presente e fondamentale. Purtroppo non mi può seguire con costanza in questa “storia” perché come spesso si suole dire: “ qualcuno in famiglia deve pur lavorare per tirare avanti”. Arriverà fra poco alle Marchesi e finalmente avrò al mio fianco una persona con cui condividere le gioie ma anche le responsabilità e i problemi: immensa ed insostituibile Elisabetta!

1 Giugno 2016
Mancano 150 miglia a Fatu Hiva, le altre due barche che erano partite con noi sono avanti e in dirittura di arrivo, noi ce la siamo presa comoda. Io ho preferito fare una rotta che mi portasse subito alla latitudine di 8 gradi sud per avere gli Alisei al lasco prima possibile perché volevo ridurre al minimo la possibilità di trovarmeli di bolina o al traverso e con un’onda di 2/3 metri battente sul fianco. L’andatura di bolina non è molto confacente ad un catamarano e per giunta è scomoda per l’equipaggio e deleteria per Sanganeb, tutto questo ha comportato un allungamento del percorso a vantaggio però della comodità di navigazione, oltretutto questa strategia ci ha messo in condizione di dover usare pochissimo il motore potendo issare anche con poco vento lo spinnaker permettendoci così di mantenere buone medie di percorrenza prendendo 4/5 nodi di velocità con soli 6/7 nodi di vento. Navigare per molti significa lottare contro il tempo, una volta mollati gli ormeggi in porto l’obiettivo è solo uno: arrivare prima possibile! Il naso sempre in alto a guardare il segnavento per coglierne ogni piccola variazione, cazzare, lascare e fare tutte le diavolerie possibili per andare mezzo nodo più veloci non curanti di quello che sta intorno, che stiano attraversando il Pacifico, l’Atlantico o il lago di Garda questo non ha importanza, l’importante è far andare la barca come se fossero sempre in regata. Come direbbe il mio amico Pulcino, grande appassionato di cavalli e aspirante marinaio ” la barca è come un cavallo di razza va fatta correre ma non sfiancata”, ma questi sono solo punti di vista.

2 Giugno 2016ebc39cb1-0212-41c9-9333-ac7a06d266d2
Mancano 50 miglia, fra 11 ore dovremmo giungere a destinazione e questa è probabilmente l’ultima notte di navigazione, comincio a tirare le somme di questa traversata oceanica che tutto sommato non ha riservato grossi imprevisti anzi è andata meglio di quanto pensassi, il Niňo è stato in culla a dormire, l’ Aliseo ci ha accompagnati con il suo soffio sinuoso, alcune volte esuberante ma mai travolgente, l’oceano è stato indulgente e noi non l’abbiamo mai provocato e infine l’equipaggio come al solito è stato ai massimi livelli. Le vere protagoniste della traversata però sono state queste notti fantastiche, hanno scritto con me ogni riga di questo insolito diario di bordo dove tra le note di navigazione si sono incuneate, con un velo nostalgico, un po’ di storie vissute.
Quel bimbo un po’ dislessico con problemi di apprendimento che a piedi nudi nel fango sulla riva del fiume più inquinato d’Italia tra girini e sanguisughe si divertiva, durante le brevi vacanze estive lontano dal collegio, a costruire con il legno di balsa recuperato dalle cassette di frutta, primitive zattere e a farle muovere utilizzando una paletta avvolta in un elastico fissato con due chiodini a poppa, sognando di salirci sopra e fuggire sulla zattera trascinata dalla corrente per dove non si sa ma lontano, via da tutti. Questo bimbo ne ha vista di acqua passare ….., oramai è solo un vecchio un po sordo per via delle “embolie” e dei troppi “tuffi” e forse anche un po rincoglionito perchè si ostina ancora con lo stesso gioco di allora ma soprattutto come allora, non ha mai smesso di sognare…
Sanganeb ancora una volta mi ha accompagnato in questa magnifica avventura, insieme abbiamo attraversato quattro fusi orari e una parte di Oceano Pacifico ma soprattutto mi ha aiutato ad attraversare una parte della mia anima.
E’ l’alba, sono le 6,30 del mattino, in Italia le 18,00, sono trascorsi 23 giorni e abbiamo navigato ininterrottamente con il solo aiuto del vento per 3.050 miglia (5.700 kilometri), quando all’orizzonte soffocata dalle nuvole, si intravede la mole di una montagna che emerge dal mare, l’emozione è forte… è Fatu Hiva, le Marchesi, la Polinesia, il sogno di una vita….

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Panamà – Galapagos/Equador

Galapagos

8100 miglia

aprile 272016

Dopo l’avventuroso passaggio del Canale di Panama e il breve soggiorno all’isola di Taboga sono rientrato a Panama City per il cambio equipaggio, per espletare le formalità burocratiche di uscita dal paese e per fare la cambusa necessaria per affrontare i due mesi di navigazione che, spero,

Las Perlas isole Pedro Gonzales

Arcipelago Las Perlas: isola Pedro Gonzales

mi porteranno in Polinesia in due tappe: la prima di 1000 miglia alle isole Galapagos in Equador, la seconda, più impegnativa, di 3300 miglia a destinazione.
Il giorno 12 aprile partiamo con il nuovo equipeggio alla volta dell’ arcipelago di Las Perlas un gruppo di 90 isole così chiamato per le grosse perle che è possibile pescare nelle sue acque. Ci fermiamo a Contadora, la prima e più turistica isola di questo arcipelago che dista meno di 50 miglia da Panamà, l’isola è costellata da bianche spiagge dove si affacciano suntuose ville abitate da famosi personaggi politici e dal così detto jet set, qui si trasferì con le sue fortune dopo la fuga dal paese, l’ultimo Scià di Persia Reza Pahlavi. Dopo aver ancorato nella baia a sud dell’isola, facendo molta attenzione al flusso di marea che in queste isole raggiunge i 5 metri,

con i bambini del villaggio

Con i bambini del villaggio

rinunciamo alla visita dell’isola che ci sembra “fasulla”: ville, discoteche e resort per straricchi non ci interessano. Decidiamo di partire il mattino successivo in direzione ovest e di fermarci all’isola di Pedro Gonzales la più lontana e abitata di questo arcipelago, dove esiste una comunità di indigeni
discendenti dagli schiavi africani importati dagli spagnoli per la raccolta delle ostriche perlifere. La navigazione è molto tranquilla per l’assoluta mancanza di vento e, dopo 50 miglia, arriviamo all’imbrunire nella baia del piccolo villaggio. Mettiamo il tender in acqua e atterriamo sulla lunga spiaggia prospiciente il villaggio, l’evidente segno della bassa marea ci obbliga a portare il tender per una cinquantina di metri oltre la battigia per evitare che l’arrivo dell’alta marea se lo porti via.

Il pescato

Il pescato

Il villaggio è desolante, piccole capanne fatte con legno e lamiera ondulata e qualche costruzione in muratura ma tutto è molto in ordine e pulito e meraviglia delle meraviglie ci sono bidoni per la “ basura”, immondizia differenziata. La gente, di colore, è molto gentile ci saluta incuriosita, ci chiede da dove veniamo e rimane incredula quando riferiamo di arrivare col piccolo “barco”, come lo chiamano loro, dall’Italia. Una truppa di bambini ci accompagna alla scoperta del
villaggio, alla loro scuola dove ci viene presentato il maestro, alla piccola chiesa, all’ immancabile campo da calcio e infine, su nostra richiesta, all’unica “cantina” del villaggio dove ci beviamo una rinfrescante birra gelata. Quest’isola mi ha stregato con la sua calma quasi irreale, i bambini così gioiosi, educati e gentili e la gente estremamente povera ma dignitosa, che saluta continuamente.

in navigazione

In navigazione

A malincuore salutiamo i bimbi che ci hanno accompagnato, rimettiamo faticosamente il tender in acqua e risaliamo su Sanganeb che ci aspetta al largo, lontano dalla spiaggia sempre per via della marea che anche qui raggiunge un dislivello di 5 metri. Verso sera quando è già tramontato il sole arriva nella baia un peschereccio accompagnato da centinaia di pellicani, si ferma a pochi metri da noi gettando rumorosamente la sua ancora, dopo un po’ arrivano dal villaggio alcune imbarcazione affollate da uomini e donne che raggiungono il peschereccio e vi salgono sopra. Io incuriosito
rimetto il tender in acqua e raggiungo con Giorgio e Antonella, due nuovi membri dell’equipeggio di Sanganeb ma vecchi amici conosciuti in Grecia,

Sula dai piedi azzurri

Sula dai piedi azzurri

il peschereccio e rimango senza parole, mi è difficile descrivere quello che vedo, le persone che sono salite a bordo prima di noi, una ventina, sono sedute in circolo alla poppa del peschereccio e in mezzo a loro una montagna di gamberi, gamberetti, sogliole, canocchie e pesci di tutte le dimensioni. In sostanza gli abitanti del villaggio vengono a bordo per selezionare, pulire e dividere il pescato del giorno che viene poi congelato e messo nelle celle, a fronte di questo lavoro viene dato a loro lo scarto del pescato ovvero il pesce fuori misura. Incredibile, non ho mai visto una cosa del genere, una quantità così enorme di gamberi e il lavoro manuale fatto da questi poveracci per guadagnarsi qualcosa da mangiare. Il capitano mi consente di fare le foto e alla mia richiesta di aver un po’ di “pescado” lui mi dice di prenderne quanto ne voglio, ritorno in barca a prendere 5 sacchetti da supermercato e

Galapagos

Galapagos

li riempio di gamberi canocchie , sogliole e pesce vario, alla richiesta di quanto devo pagare lui mi risponde “nada”, che è un piacere offrire questo a un “velero” italiano; un paio di marinai mi chiedono una sigaretta e allora ritorno in barca e prendo qualche pacchetto di Marlboro da dare all’equipaggio che mi ringrazia calorosamente. Porto un po’ di questo “pescado” a degli amici romani, Adriano e Liliana, conosciuti a Panamà che con la loro barca, un veloce First 44,6, attraverseranno con noi il Pacifico e che anche ora sono ormeggiati qui a Santa Cruz a pochi metri da noi; anche la loro conoscenza è stata una piacevole sorpresa, due persone veramente splendide. Il mattino successivo siamo pronti per la partenza, 900 miglia ci separano dalle mitiche Galapagos è il 14 Aprile .

Incontro

Incontro

Il primo giorno di navigazione scorre velocissimo come Sanganeb che è sospinto da un bel vento al lasco infatti facciamo una media giornaliera di 165 miglia con rotta diretta su Galapagos di 250 gradi. Il secondo giorno il vento comincia a calare ma ci permette comunque di mantenere una buona media di 120 miglia, purtroppo nei sei giorni successivi il vento comincia a girare a Sud Ovest, sulla nostra prua, anche se con poca intensità, il catamarano non gradisce i venti sul muso e questa situazione mi costringe a modificare la rotta e dirigerci a 170 gradi a Sud Est allontanandoci dalla meta. Decido allora di puntare decisamente verso l’ Equador a Guadaquil ma scopro grazie a Elisabetta, che è in contatto radio con me, che proprio la zona di Guadaquil è interessata da un forte terremoto con un avviso di tsunami, più sfiga di così… Decido quindi di cambiare di nuovo bordo e risalire con rotta 290 gradi per allontanarmi dalla zona pericolosa e continuiamo così a zig zag per un

macchina da guerra

macchina da guerra

po’ di giorni finché non incontriamo i venti e le correnti favorevoli che ci accompagneranno, dopo 10 giorni esatti, a San Cristobal nelle Galapagos. Tutto questo zizzagare ci è costato 200 miglia e due giorni di viaggio in più ma almeno la navigazione è stata piacevole e rilassante senza onde rilevanti e vento eccessivamente sostenuto. Approdati nella baia di Baquerizo Moreno nell’isola di San Cristobal abbiamo per prima cosa ottemperato agli obblighi di legge, molto restrittivi e severi, che riguardano il parco marino delle Galapagos, ovvero: la visita a bordo della Dogana, della Polizia, degli agenti del Parco che ci hanno sequestrato gli alimenti ritenuti non confacenti all’equilibrio ambientale dell’isola, l’ispezione alla carena da parte di un sommozzatore per valutare la presenza di organismi marini non endemici e per ultimo la fumigazione, che ci ha costretto ad abbandonare la barca per sei ore prima di poter aprire gli oblò e rientrare dopo altre due ore, tutto

arrivo alle Galapagos

arrivo alle Galapagos

questo sempre per evitare di portare sull’isola insetti non endemici. A Conclusione di tutto ci è stato presentato un conto di 1.850 dollari ovvero poco più di 350 dollari a testa per una permanenza massima di 60 giorni e la possibilità di muoverci solo su tre isole di sette. Ebbene posso affermare ora che mai ho speso meglio i miei soldi, queste isole sono una cosa che non ha paragoni in nessun altro posto al mondo, per la natura ma soprattutto per gli animali che le abitano sia sopra che sotto la superficie, tartarughe di tutte le specie e misure da una tonnellata di peso a pochi grammi, sia terrestri che marine, leoni marini a migliaia che salgono continuamente in barca e vi si stabiliscono senza volersene andare anche sotto minaccia di mezzo marinaio, iguane sia terrestri che marine di tutte le specie, poi gli uccelli: fregate, gabbiani , pellicani e le bellissime sule dalle zampe blu ed ancora altre che non conosco, infine i pinguini delle Galapagos insomma tanti animali

Il pinguino delle Galapagos

Il pinguino delle Galapagos

da riempire l’arca di Noè. Sott’acqua è il regno degli squali che vista l’abbondanza di foche hanno il pasto assicurato, delle mante , tartarughe e naturalmente i leoni marini, l’unico neo è l’acqua che è fredda, sui 19 gradi e soprattutto la visibilità che non permette di vedere il ben di Dio che si muove intorno, quindi foto penose. Gli abitanti Ecuadoregni trapiantati qui son molto gentili, ospitali e soprattutto molto rispettosi dell’ambiente straordinario che li circonda, cosa evidente dal fatto che tutti gli animali si fanno avvicinare per nulla impauriti e questo è incredibile ed è una delle cose che più mi ha colpito. I venti giorni trascorsi qui resteranno impressi permanentemente nella mia memoria, una straordinaria esperienza in un mondo assolutamente unico e fuori dall’ordinario. Mi viene l’obbligo di ringraziare due straordinarie persone che vivono qui: Bolivar Pesante, l’agente che a sbrigato tutte le pratiche doganali ma che sopratutto ci ha offerto la sua

Leone marino

Leone marino

amicizia , la sua conoscenza, e si è costantemente prodigato nel farci trascorrere la nostra vacanza senza problemi, Susana Avila splendida e bella persona che senza nessun interesse personale trascurando anche i suoi impegni famigliari e lavorativi si è impegnata nel farci trascorrere a San Cristobal una permanenza serena dandoci continuamente consigli e suggerimenti. Grazie Susanna, grazie Bolivar, grazie Galapagos e grazie Ecuador.
Ora mi aspetta una ben più lunga e impegnativa navigazione, la più lunga traversata oceanica, quella del Pacifico australe che mi porterà dopo 3.300 miglia in un mese circa di navigazione alle prime isole perdute della Polinesia, le Marchesi, esattamente a Fathu Hiva da cui spero di darvi notizie …. positive.

 

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Iguana

Iguana

Iguana marino

Iguana marino

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Canale di Panamà

Canale di Panamà

8050 miglia

marzo 62016

Dopo quattro mesi trascorsi alle meravigliose isole San Blas, sicuramente uno dei luoghi più suggestivi da me toccati in questo girovagare per i Caraibi, sono approdato in continente nella costa atlantica di Panamà. Anche qui la foresta pluviale la fa da padrona con baie deserte e isole popolate solo da uccelli, scimmie, coccodrilli e serpenti oltre che da insetti più o meno fastidiosi .

La baia di Portobelo

La baia di Portobelo

Ho raggiunto la ridossatissima baia di Portobelo, scoperta da Cristoforo Colombo nel 1502 durante il suo quarto viaggio nelle Indie. Un tempo, negli anni che vanno dalla scoperta dell’America fino agli inizi del 1.700. Portobello fu il porto spagnolo più importante delle Americhe: qui gli spagnoli caricavano i loro galeoni con l’oro ricavato dalle miniere peruviane e in quel periodo, proprio per proteggere questo “commercio”, la città fu fortificata su disegno e progetto di un architetto italiano: Giovan Battista Antonelli. Nel corso dei suoi duecento anni di storia la città fu attaccata costantemente dalla Marina Inglese e Francese, dal corsaro inglese divenuto poi Sir Francis Drake e dal famigerato pirata Henry Morgan.

Il forte spagnolo di Portobelo

Il forte spagnolo di Portobelo

I governi europei non erano infatti i soli interessati all’oro spagnolo. La definitiva distruzione avvenne però nel 1739 per opera dell’ammiraglio inglese Edward Vernon. Ora Portobelo è una cittadina abbandonata a se stessa; la maggior parte degli abitanti vive di pesca e agricoltura, il turismo è quasi inesistente anche se le rovine delle fortificazioni e quello che rimane del centro storico sono a mio parere molto interessante.
Ancorare in questa baia circondata dalle antiche fortificazioni è stato un po’ come rivivere le sue storie di pirati e corsari.

 

L'ingresso alla chiusa di Gatun in dalla' Atlantico al lago Gatun

L’ingresso alla chiusa Gatun dall’ Atlantico al lago Gatun

La tappa successiva è stato il porto di Colon, situato all’imboccatura atlantica del Canale che unisce l’oceano Atlantico al Pacifico. Qui abbiamo atteso pazientemente gli agenti incaricati di ispezionare Sanganeb per valutarne l’idoneità ad attraversare il canale e le relative chiuse. L’attesa è stata lunga anche a causa dell’incertezza del momento in cui sarebbe arrivata l’ispezione; anche a Panamà infatti come in tutti i paesi caraibici finora toccati dilagano l’eccessiva burocrazia e la corruzione.
Ad esempio: il costo per attraversare il canale è di circa 800 dollari ma a questi vanno sommati balzelli vari, richiesti da pseudo agenti autorizzati con la sola funzione di spillare quattrini, fino ad arrivare ad un costo finale di 2.000 dollari, di cui 800 vanno al canale e gli altri 1.200 nelle tasche dei vari pseudo……

In compagnia di un Cargo Tank

In compagnia di un Cargo Tank

Terminata la lunga attesa arriva a bordo il cosiddetto “surveyor” o “pilota” che ci indica il modo di attraversare le prime tre chiuse che consentiranno a Sanganeb di risalire di 27 metri il livello del mare fino a raggiungere il lago Gatun. L’impresa non è delle più semplici ecco perchè è necessario avere a bordo il pilota. Alla prima chiusa siamo in due barche, Sanganeb e Echo, un monoscafo anche lui a vela di 15 metri battente bandiera Australiana con a bordo una coppia di coniugi australiani al ritorno dal giro del mondo, con loro ci sono anche 3 tre marinai ingaggiati dai due coniugi in quanto per l’attraversamento del Canale vi è l’obbligo di avere a bordo un equipaggio di almeno 4 elementi più lo skipper ed il Pilota.

In navigazione nel canale

In navigazione nel canale

Il problema non tocca assolutamente Sanganeb in quanto l’equipeggio è addirittura in sovrannumero, infatti a bordo siamo io, Elisabetta, Giovanna, Gianni, Emilio e Giorgio. La prima operazione che ci impone il pilota è di legarci con Echo, la barca australiana, e qui già si pone il primo problema in quanto Echo non ha dei parabordi sufficienti a garantire una adeguata protezione, in più l’equipaggio professionista che ha a bordo non rispecchia propriamente le aspettative… degli incapaci sprovveduti trovati in qualche bar di Colon dall’agente incaricato che si è sicuramente intascato buona parte della somma servita per l’ingaggio. Comunque con un po’ di fortuna e di imprecazioni indecifrabili della signora australiana moglie dell’armatore sempre attenta a spronare l’indolente ciurma panamense,

La chiusa di Miraflores

La chiusa di Miraflores

riusciamo, così legati, ad entrare nella chiusa senza danni, preceduti da un enorme cargo di Taiwan lungo 350 metri. D’alto della chiusa ci vengono lanciate dagli addetti al canale delle corde dette “testimoni” dove, sotto l’ordine del pilota, l’equipeggio aggancia le cime che, recuperate dagli addetti,

serviranno per ormeggiare Sanganeb alle bitte e che dovranno essere tenute costantemente in tensione dall’equipeggio proprio per evitare collisioni con il cargo e le pareti della chiusa. Alle nostre spalle le porte si chiudono e l’acqua comincia ad entrare nella vasca fino a portare tutte le tre imbarcazioni, il cargo e le altre due barche: Sanganeb ed Echo di 9 metri più in alto, fino al livello della seconda chiusa.

La chiusa di Pedro Miguel, e il Ponte delle Americhe

La chiusa di Pedro Miguel, e il Ponte delle Americhe

Queste operazioni si ripetono per tutte le altre due chiuse in “salita” e per le seguenti tre in “discesa”. Nell’intervallo tra le tre chiuse in salita e quelle in discesa ci fermiamo, ancorati, a passare la notte nel lago Gatun e il nostro “pilota”,

dopo essersi congratulato con l’equipeggio, ci saluta confermandoci per la mattina seguente l’arrivo di un altro “pilota” che ci guiderà per le altre tre chiuse, quelle di Miraflores, che ci condurranno all’agognato Pacifico.
Ora mi trovo ancorato in una baia della bella isola di Taboga, dove soggiornò il pittore impressionista Gauguin, in attesa di riprendere la navigazione per l’altra impegnativa tappa di 1.000 miglia che porterà Sanganeb e il suo equipeggio alle Galapagos.

 

Il Pacifico e Panamà City

Il Pacifico e Panamà City

 

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Cartagena/Colombia – San Blas/Panama

Isole san Blas Panamà

7200 miglia

ottobre 22015

Ciao a tutti
Dopo aver navigato per due giorni lasciandomi alle spalle Cartagena de Indies e la Colombia e percorrendo le 200 miglia che le separano dalle Isole San Blas di Panama arriviamo all’ Isla de Pinos, la più a sud del l’ arcipelago.

L'isola di Carti

L’isola di Carti

Dopo una navigazione finalmente con mare calmo, la prima volta dopo l’ addio al Mare Nostrum e l’uscita dallo stretto di Gibilterra, anche se l’arrivo non è stato dei migliori: mi hanno dato il benvenuto pioggia, vento, tuoni, lampi e saette che cadevano a poca distanza dalla barca ma, credetemi, n’è valsa la pena.
E’ più di un mese che navigo nella ” Cormaca de Kuna Yala” ovvero nella Regione Autonoma di San Blas composta da 390 isole delle quali solo 49 sono densamente abitate dalla comunità indios locale: i Kuna, e da una fascia costiera di impenetrabile foresta pluviale completamente priva di insediamenti urbani che si estende da nord a sud per 250 kilometri dal confine della Colombia fino al golfo de San Blas e confinante ad Ovest con la regione chiamata ” Tapon de Darien”,

Cayos Lemons

Cayos Lemons

questa è la più selvaggia e impenetrabile dell’ America Centrale, dove si interrompe per 90 kilometri la “Panamericana” il più grande sistema viario al mondo che attraversa per 45.000 kilometri tutta la costa pacifica e atlantica del continente americano dall’ Alaska alla Patagonia. Zona, il Darien, di malviventi, trafficanti di droga, guerriglieri del FARC: Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, e di malattie endemiche come la gravissima ” Febbre Aftosa” .
Gli abitanti di queste terre, gli Indios Kuna, dopo una rivoluzione antigovernativa hanno ottenuto dal governo panamense una quasi totale indipendenza e questo ha consentito loro di mantenere inalterate abitudini, cultura ed un “modus vivendi”assolutamente originale e arcaico che ha conseguenze sia positive che negative,

Porvenir : la capitale

Porvenir : la capitale

per fare un esempio pratico: pur non essendoci inquinamento industriale e chimico di nessun genere c’è un forte inquinamento di rifiuti organici e urbani e questo per fortuna solo nelle 49 isole sempre molto abitate dove tutto o quasi viene gettato in mare senza nessun riguardo per l’ambiente e dove se 100 anni fa questo non era un problema per via dell’ aumento demografico e per la consistenza non più solo organica dei rifiuti: plastica, alluminio, idrocarburi ecc. la questione diventa importante se non devastante per l’equilibrio ambientale locale

Anche qui la regione è divisa in due parti: il nord più vicino alla civiltà Nord Americana, più turistico e più “evoluto” ma questo non inteso necessariamente come aspetto positivo, tutt’altro; ed il Sud più “arretrato”

Venditrici di molas

Venditrici di molas

quasi primordiale ma sicuramente a mio modo di vedere più affascinante e autentico. In questi giorni ho visitato anche se in modo ancora non approfondito queste isole ed i suoi abitanti attratto dal loro stile di vita, dove l’unica risorsa sono la pesca e la raccolta del cocco e ho risalito con la mia canoa o con il tender i fiumi che scendono al mare attraverso la foresta pluviale del Darien con una flora e fauna incredibile: Tucani, Aquile, Gazzelle, Trampolieri, Pappagalli, Scimmie , Tapiri e soprattutto Coccodrilli, un mondo intrigante e a me finora sconosciuto che tornerò sicuramente a rivedere più accuratamente. Ora ho raggiunto la parte Nord dell’arcipelago quella appunto più civilizzata dell’intera regione per svolgere le pratiche burocratiche di ingresso sia nello stato di Panama che in quello Kuna Yala, qui a nord l’ambiente è diverso:

Arrivo all'isola del Pino

Arrivo all’isola del Pino

il mare è costellato di isole di origine corallina con la classica vegetazione tropicale composta prevalentemente da palme da cocco, piante di banano con bianche spiagge di sabbia corallina lambite da acque trasparenti; per quanto sembri incredibile qui non sono ancora sorti soliti resort o villaggi vacanze in quanto, almeno per ora, la comunità dei Kuna Yala non permette investimenti e tanto meno insediamenti stranieri e neanche panamensi gli unici resort presenti sono gestiti direttamente dagli Indios in modo molto spartano, le agenzie turistiche li definiscono con un termine di moda: “ecoresort”, in sostanza si mangia su tavolacci di legno, si dorme su amache o letti di fortuna tra mosquitos , zanzare e animaletti di tutti i tipi e si fa toilette direttamente in mare, una vera delizia….

Isla Gunboat

Isla Gunboat

Penso di rimanere in questa regione per un po’ di tempo, almeno fino a Marzo/ Aprile nell’attesa di fare il “Canale” raggiungendo il “Pacifico” e per godermi la bella stagione, quella secca che qui inizia a Dicembre e termina per l’appunto ad Aprile, ora siamo nella stagione delle piogge con temperature che sfiorano i 40 gradi ed un’ umidità pari al 98 % , con temporali e acquazzoni tutti i giorni e con la muffa che la fa da padrone me la ritrovo anche nelle orecchie . Le immersioni purtroppo non si possono fare, i Kuna non accettano né diving né scuba diver quindi solo snorkeling, io ho violato questa regola ma il risultato è stato per ora quanto mai deludente in quanto la visibilità, anche in ragione del periodo delle piogge con i fiumi che riversano in mare una quantità enorme di fango e detriti è estremamente limitata, in più l’idea, come mi è realmente capitato, di incontrare un coccodrillo di 4 metri in mare sul reef da una parte mi eccita dall’altra mi preoccupa non poco..

incontro ravvicinato

incontro ravvicinato

In ogni caso, per il futuro ho deciso di non infrangere più questa regola nonostante non ci sia alcun controllo da parte dei Kuna … l’autoregolamentazione mi rende incredibilmente più responsabile ( ed anche il coccodrillo ); quindi stop ad immersioni con bombole, anche se non lo giuro… si però alla pesca subacquea in apnea, ampiamente praticata anche dagli indigeni Kuna. Alla fine della stagione delle piogge, a inizio Dicembre, tornerò a Sud per risalire di nuovo i fiumi locali, il Rio Grande, Rio Azucar, Rio Diablo ed ii Rio Tigre mi aspettano e tutto questo naturalmente con la guida di un indios e di una adeguata profilassi e protezione anti zanzare per scongiurare Malaria, Febbre Gialla, Dengue e Chikungunya provocate appunto da quest’insetto più pericoloso di coccodrilli e serpenti.
Queste isole e questi piccoli Indios Kuna,

Il villaggio di Isla Tigre

Il villaggio di Isla Tigre

che si fanno i fatti loro fregandosene del mondo che li circonda, che navigano e pescano ancora oggi, incredibilmente, con una canoa scavata con attrezzi rudimentali da loro stessi da un tronco d’albero rubato alla foresta pluviale come mille anni fa, utilizzando, con perizia e maestria come mezzo di spinta e di governo, una sola pagaia e alcune volte un panno rattoppato issato a mo’ di vela, che vivono in palafitte costruite con bamboo e con i tetti di foglie di cocco , utilizzando come giaciglio amache di tela e le cui donne, vestite con variopinti abiti tradizionali, passano la giornata a confezionare le “Molas” una sorta di tessuto “patchwork” molto colorato e con disegni fantasiosi assemblato a mano con molta abilità e infinita pazienza, mi hanno colpito e affascinato moltissimo,

Rio Grande

Rio Grande

per non parlare poi delle piccolissime isole coralline che sembrano finte dal tanto che sono belle , sicuramente un luogo “unico” fuori dalle mete turistiche ufficiali, ancora per quanto non so….

 

 

Cayos Los Grullos

Cayos Los Grullos

Cayos Lemon

Cayos Lemon

Donna Kuna

Donna Kuna

Donna Kuna

Donna Kuna

In canoa nel Rio Azucar

In canoa nel Rio Azucar

Isla Tupile

Isla Tupile

Isla de Pinos

Isla de Pinos

Coco Bandero

Coco Bandero

Una rana

Una rana

Bagno al Rio Mangles

Bagno al Rio Mangles

Isla Canitrupo

Isla Canitrupo

Coco Bandero

Coco Bandero

Sabudupored Island

Sabudupored Island

Isla Carti

Isla Carti

Cayos Hollandes

Cayos Hollandes

Pranzo di Natale a Canitrupo

Pranzo di Natale a Canitrupo

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Curacao/Antille Olandesi – Cartagena/Colombia

Curacao/Antille Olandesi - Cartagena de Indies/Colombia

6950 miglia

agosto 242015

Vi scrivo da Cartagena de Indias in Colombia dove mi trovo per fare la manutenzione annuale a Sanganeb.Arrivare fin qui da Curacao non è stata una cosa semplice,

Cartagena de Indies: la Sky Line

Cartagena de Indias: la Sky Line

in quanto il tratto di mare di 400 miglia circa che la separa da Cartagena è molto insidioso, tant’è che è considerato da autorevoli navigatori e dai manuali di navigazione come uno dei tratti più impegnativi al mondo e in effetti così è stato nonostante avessi preso tutte le precauzioni possibili.

Mi sono dovuto subire onde mai viste, oltre i 4 metri, che hanno sottoposto Sanganeb e il suo equipaggio a una dura prova; comunque come al solito ne è valsa la pena! Abbiamo visitato terre che ci erano state sconsigliate per via di atti di pirateria e anche per una situazione politica di allerta, quasi di guerra, tra il Venezuela e la Colombia,

Cartagena de Indias: il mercato

Cartagena de Indias: il mercato

ma la voglia di conoscere luoghi nuovi e nuove genti ci ha fatto superare questi ostacoli, così abbiamo potuto esplorare la Guajira una terra desertica al confine con Venezuela e Colombia con le sue spettacolari baie, i suoi deserti, la sua solitudine e la sua popolazione: gli indigeni Wayuu che abitano queste terre inospitali, al limite della sopravvivenza. Questi saranno per me e penso per il mio equipaggio ricordi indelebili, anche se sinceramente mi sono costati uno stress incredibile e un consumo di adrenalina alle stelle…. ma senza la giusta dose di follia non è possibile proseguire nel mio progetto. Dopo aver lasciato Curacao, toccato la mondana isola di Aruba e l’isola Venezuelana di Les Monjes del Sur che è poco più di uno scoglio in mezzo al mar caraibico abitata da una guarnigione di militari che hanno perquisito a fondo la barca cercando chissà cosa, siamo arrivati alla penisola della Guajira e a baia Honda,

Baia honda e il deserto della Guajira

Baia honda e il deserto della Guajira

dove, a detta degli indigeni Wayuu, siamo stati una delle poche barche ad entrare e ad uscirne senza danni, perché questa grande baia è piena di mille insidie e ostacoli ed al nostro arrivi era sferzata da un vento che sfiora i 40 nodi. Sicuramente abbiamo avuto un po’ di fortuna ma anche l’autostima è importante e per uscire da baia Honda le nostre capacità sono state fondamentali. Abbiamo proseguito poi verso Cabo de la Vela con i suoi insediamenti Wayuu e le gustose aragoste alla brace cucinate sulla spiaggia, fino a giungere, dopo una settimana di navigazione,ormai a corto di acqua ma non di cibo in quanto la pesca è stata sempre molto fruttuosa, con tonni e dorado che non hanno disdegnato la nostra lenza, a Santa Marta, una delle grandi città della Colombia, dove mi sono riposato per due giorni, mentre l’equipeggio scorrazzava nel magnifico parco naturale di Tayrona,

 Il deserto della Guaijra

Il deserto della Guaijra

uno dei più rinomati della Colombia. Quando abbiamo ripreso la navigazione abbiamo attraversato il fatidico estuario del Rio Magdalena, il più grande fiume della Colombia, che riversa in mare una moltitudine di fango e detriti e che dunque rende la navigazione molto impegnativa e rischiosa proprio per evitare di colpire gli innumerevoli oggetti galleggianti che causano danni notevoli allo scafo. Questo è stato l’ultimo grande ostacolo prima di arrivare finalmente a Cartagena de Indas, la nostra meta.

img_3409Dopo una visita di due giorni alla città siamo ripartiti per le isole del Rosario a 20 miglia a ovest di Cartagena per fare un po’ di spiaggia e di relax .

Purtroppo qui ho vissuto, per fortuna non direttamente, una vicenda tragica: una barca a vela olandese ancorata poco distante da noi è stata assalita da delinquenti che nel tentativo di rapinare i due coniugi a bordo hanno ucciso la donna per impedirle di gridare tutto questo per un misero bottino di pochi dollari, anche questo è un rischio che purtroppo devo assumere  per navigare in questa zona…

 

Al rientro a Cartagena ho alato la barca in secco in cantiere e con l’equipaggio al completo siamo partiti per un tour all’interno della Colombia: abbiamo visitato la città di Medellin, anche se appena arrivati, alla reception dell’ albergo ci è stato sconsigliato di visitarne il centro dopo le 5 della sera per via degli atti di delinquenza … un bel benvenuto!

Medellin: piantagioni di caffè

Medellin: piantagioni di caffè

La città è famosa oltre che per le piantagioni di caffè anche e soprattutto per essere stata la patria del re del narcotraffico Pablo Escobar che per un periodo è stato considerato l’uomo più ricco della terra grazie ai suoi traffici di cocaina, qui è nato e morto tragicamente mentre fuggiva tra i tetti della città dai militari Americani e Colombiani addestrati appositamente per catturarlo e dalla sua città è considerato ancora oggi un grande uomo e benefattore.Abbiamo proseguito verso la capitale, Bogotà, situata a 2800 metri di altezza con 9 milioni di abitanti e una temperatura di 9 gradi in Agosto che per me, che venivo con abiti estivi einfradito dal mar dei Caraibi con temperature di 35 gradi, è stato un vero trauma che però ho superato grazie alla bellezza della città e dei suoi musei, ma soprattutto grazie all’acquisto di indumenti più adatti.A Cartagena ho rimesso in sesto

Le vie del caffè: i trasporti

Le vie del caffè: i trasporti

Sanganeb nel cantiere Ferroalquimar un ottimo cantiere con delle ottime persone e con costi irrisori ma con un caldo umido soffocante veramente al limite della sopportazione con però una nota positiva: una tortora ha depositato due uova nel bugliolo della barca e dopo 15 giorni di cova sono nati due pulcini ed io non me la sono sentita di alare la barca in acqua e sfrattare la famigliola ho aspettato quindi che i piccoli imparassero a volare e così finalmente qualche giorno fa tutta la famiglia ha preso il volo, questa stupida storia di pennuti mi ha molto emozionato, non lo nascondo .

Immersione a San Andres

Immersione a Providencia

Ho raggiunto, a 400 miglia a nord della Colombia e a sole 90 miglia a est dal Nicaragua nel Mar dei Caraibi questo piccolo arcipelago, San Andres e Provincia che è circondato da una grande barriera corallina, la terza per estensione di tutto il pianeta.

San Andres

San Andres

Ancora poco conosciuto al turismo internazionale ma molto pittoresco questo arcipelago è abitato da una popolazione creola sempre allegra e sorridente che vive a suon di musica di bolero e calypso, l’ isola principale San Andres , dove mi trovo per ora, fu anche rifugio del pirata Henry Morgan, che qui si racconta seppelli i suoi tesori ma la cosa che colpisce di più, oltre le spiagge bianche, è il mare cristallino con colori che vanno dal turchese al blu profondo e qui finalmente ho potuto fare un po di immersioni tra squali e relitti.

Ora sono di nuovo in porto a Cartagena per finire le ultime operazioni di manutenzione di Sanganeb e pronto per affrontare le ultime 250 miglia che mi separano dalle  poco conosciute  isole San Blas nello stato di Panama.

Bogotà: la cattedrale nella miniera di sale

Bogotà: la cattedrale nella miniera di sale

San Andres

San Andres

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Martinica/Piccole Antille – Curaçao/Antille Olandesi

Grenada/Piccole Antille - Curaçao/Antille Olandesi

6500 miglia

giugno 282015

Dopo 4 mesi passati a girovagare per le Piccole Antille è arrivato il momento di levare l’ancora.

Chatam Bay Union Island - Grenadine

Chatam Bay Union Island – Grenadine

La stagione degli uragani incombe quindi la scelta diventa obbligata, due sono le possibilità per evitarli: scendere a Sud verso Trinidad o dirigersi ad Ovest verso le Antille Olandesi o isole ABC dalle iniziali dei loro nomi Aruba , Bonaire e Curacao

situate a nord ovest del Venezuela quasi al confine con la Colombia. Scelgo ovviamente queste ultime in quanto l’intenzione futura è quella di raggiungere le isole San Blas al largo di Panama e quindi a Ovest.

Con due amici Fausto ed Emilio partiamo alla volta di Curacao diretti al Seru Boca Marina dove lascerò Sanganeb al sicuro dagli uragani per un mese circa.

Nonostante il meteo non fosse favorevole siamo dovuti partire lo stesso in quanto l’arrivo a Curacao non poteva essere rimandato per il solito motivo della prenotazione dei voli di rientro da parte dell’equipaggio.

La Blanquilla Venezuela

La Blanquilla Venezuela

Se il nostro primo problema era il meteo, qui è sorto il secondo: i pirati! Questa zona di navigazione infatti è diventata famosa per gli atti di pirateria nei confronti delle barche a vela e di conseguenza io mi sono dovuto tutelare acquistando una pistola lancia razzi calibro 22 e un machete. Non che ciò mi tranquillizzasse molto in quanto non sono portato per la violenza e questi metodi li lascio a Bruce Willis che ha anche il fisico, ma se proprio avesse dovuto servire sarei stato preparato: pistola lanciarazzi pronta da puntare verso la barca dei malviventi che per arrivare dal Venezuela con i motori fuoribordo devono caricarsi di taniche di benzina, quindi basta centrare la barca e vai con un bel barbecue. Se poi questo non fosse bastato c’era sempre il machete! Per fortuna niente di tutto ciò è accaduto, anzi abbiamo conosciuto durante la nostra navigazione militari cortesi, disponibili e attenti alla nostra sicurezza e pescatori che ci offrivano in cambio di pochi dollari o di sigarette pesce e aragoste, un altro mondo rispetto le Antille dove tutto gira sul biglietto verde americano.

La Blanquilla Venezuela

La Blanquilla Venezuela

Dopo tre giorni di permanenza nella vana attesa che il meteo migliorasse abbiamo a malincuore abbandonato La Blanquilla con le sue spiagge e la sua natura spettacolare e abbiamo fatto di nuovo rotta a Ovest in direzione Los Roques dove siamo arrivati dopo una navigazione notturna di 140 miglia sempre con un bel vento di 25/30 nodi e onde molto formate: 3/4 metri. Dovendo fare cambusa e rifornirci di acqua da bere ci siamo diretti alla Gran Roque , la “capitale” che è l’unico centro abitato di questo arcipelago formato da isole coralline e reef , purtroppo il villaggio era completamente o quasi deserto, i tre supermercati non avevano né frutta né acqua in quanto la nave che trasporta le merci non era partita da Caracas perché il periodo è poco turistico, risultato: abbiamo fatto scorta solo di bibite, rum e sigarette che ci servono come merce di scambio con i pescatori. Dato che tutto l’arcipelago è parco marino ci siamo rivolti all’autorità competente per richiedere i permessi di navigazione come d’obbligo ma anche qui una serie di problemi burocratici ci ha impedito di acquisirli e su consiglio del proprietario di una posada (pensione), che ci ha detto che non avremmo avuto nessun problema di controlli in quanto con questo mare e forte vento nessuno avrebbe abbandonato gli ormeggi per venirci a controllare, abbiamo quindi evitato di perdere altro tempo in pratiche burocratiche e per 4 giorni abbiamo vissuto completamente isolati nei cayos: baie a forma di ferro di cavallo formate da reef , lingue di sabbia e mangrovie che proteggono dalle onde ma non dal vento. Naturalmente per raggiungere questi cayos l’adrenalina è alle stelle perché bisogna addentrarsi fra reef, teste di corallo e lingue sommerse di sabbia non segnalate sulla carta nautica ma all’arrivo lo spettacolo e la soddisfazione sono alle stelle.

Los Roques - Venezuela

Los Roques – Venezuela

Purtroppo il tempo come sempre è tiranno quindi partiamo verso Ovest in direzione Les Aves, che sono due arcipelaghi come Los Roques ma più piccoli e completamente disabitati. Il primo si chiama Aves de Barlovento, ( sopravento )il secondo Aves de Sotavento, ( sottovento )anche qui stesso discorso di Los Roques: cayos , cayos e cayos! Il nome Aves significa uccelli, potete quindi immaginarvi la miriade di volatili che abbiamo trovato: pellicani, sule, fenicotteri, pappagalli, trampolieri ed altri di cui non conosco il nome; il tutto accompagnato da una colonna sonora assordante di grida, urla e gorgheggi, insomma un “casino” piacevole dall’alba al tramonto. Dopo 2 giorni ancora rotta a Ovest questa volta verso la civiltà: le Antille Olandesi.

Les Aves de Sotavento - Venezuela

Les Aves de Sotavento – Venezuela

Bonaire provenendo da est è la prima delle Antille Olandesi o isole ABC, l’isola si scorge solo quando ormai siamo a poche miglia, sia per la visibilità non molto buona che per il fatto che è priva di alture rilevanti.

Bonaire è tutta un Parco Naturale sia marino che terrestre quindi non c’è possibilità di ancoraggio se non per emergenza e per questo motivo sono state messe di fronte al lungomare della capitale Oranj… delle boe dove è possibile ormeggiare pagando la tariffa di 10 dollari, dopo aver espletato le pratiche di ingresso, controllato l’ancoraggio e la tenuta della boa dove eravamo ormeggiati abbiamo noleggiato un pic up per visitare l’isola che ci ha sorpreso per la bellezza dei paesaggi, la natura selvaggia e i fondali corallini con una visibilità che ho riscontrato in poche altre immersioni in giro per il mondo. Devo aggiungere inoltre la facilità con cui è possibile immergersi: in sostanza ci si reca in uno dei numerosi diving, che non si trovano sulla spiaggia ma all’interno lungo la strada che costeggia l’isola, si noleggia l’attrezzatura, la macchina per raggiungere il luogo d’immersione e la mappa dell’immersione in alternativa ci si può unire ad un gruppo di altri sub con una guida.

Mayreu - Grenadine

Mayreu – Grenadine

Dopo due giorni partiamo per Curacao, la nostra destinazione finale percorriamo velocemente le 50 miglia che la separano da Bonaire grazie ai soliti 30 nodi di vento, sempre per fortuna portanti, e raggiungiamo la baia di Spanish Water

Ogni volta che raggiugo una meta è un sollievo prima che una soddisfazione, solo quando l’adrenalina scompare si fa largo la soddisfazione e con calma faccio il bilancio della navigazione: 500 miglia con vento e onde sostenuti in un oceano mai domato che incute paura e rispetto, come un animale feroce che ruggisce, questa volta solo per intimorire e dimostrare la sua forza ma domani …, questo è l’oceano: un’incognita, una sfida mai vinta, un amore infinito…

Flamingos a Bonaire

Flamingos a Bonaire

Sanganeb è ora ormeggiato al Seru Boca Marina circondato da una splendida cornice di mangrovie, al sicuro lontano dal mare in una laguna di acqua salmastra , li si riposerà ed io con lui in attesa della prossima navigazione sempre rotta Ovest con obbiettivo Cartagena des Indies in Colombia

 

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Traversata Atlantica Gran Canaria/Spagna – Martinica/Francia

Traversata Atlantica Gran Canaria - Martinica

5679 miglia

gennaio 132015

PREFAZIONE

Dopo tre mesi trascorsi alle Canarie, passati a navigare e visitare le varie isole dell’arcipelago, con l’aiuto dei soliti amici Giorgio, Pulcino, Emilio e Gigi Crippa, ho preparato minuziosamente Sanganeb per la fatidica traversata atlantica.

...escursione a La Graciosa

…escursione a La Graciosa

In questi periodo mi sono documentato accuratamente sulle rotte opportune e ideali mi sono allenato nell’uso del sestante anche grazie agli insegnamenti del grande navigatore e amico Mario Bonomi autore di due giri del mondo e di due altrettanto bellissimi libri : “Amantea “ e “ Amantea nei mari del sud”, grande Mario ! Mi sono impratichito sull’uso della radio ad onde corte SSB e per far questo è venuta buona la patente di Radioamatore acquisita con fatica ed impegno più di vent’anni fa con l’amico archeologo subacqueo Ivan Luccherini e mi sono già messo in contatto con alcuni radioamatori che con il supporto di due amici “greci”

Pulcino al lavoro

Pulcino al lavoro

Luigi Muccio e Luigi Salani mi seguiranno durante la traversata, ho imparato a scaricare i file Grib con la radio in modo da aver sempre le carte meteo aggiornate e infine ho preso un telefono satellitare Iridium per collegamenti di emergenza. Girando per i porti delle Canarie e soprattutto nel porto di Las Palmas ho conosciuto e intrattenuto rapporti con altri navigatori provenienti dai più disparati luoghi:

Un amico Norvegese conosciuto a Gran Tarajal

Un amico Norvegese conosciuto a Gran Tarajal

Norvegia, Russia, Olanda, Regno Unito, Polonia, Francia, Spagna e molti Americani che faranno la mia stessa rotta ma per tornare a casa. Scambiando pareri e confrontando le idee ho acquisito ulteriori nozioni che ampliano la mia cultura marinaresca fatta solo di conoscenze acquisite da esperienze personali; informazioni che sicuramente mi saranno utili per raggiungere il mio obbiettivo, insomma tre mesi spesi bene! Tutto questo grazie ai miei utili anche se non ancora completamente sufficienti studi di inglese fatti da tre anni a questa parte nei più disparati luoghi del pianeta.

Il 23 novembre partirà la ARC ovvero Atlantic Racing Cruise dove 200 e più imbarcazioni dai 38 piedi in su si radunano per attraversare l’atlantico insieme e in sicurezza, l’impeccabile organizzazione inglese oltre che a stabilire le regole e a controllarne le dotazioni di sicurezza, a partire da 15 giorni prima istruisce tramite breafing specifici e giornalieri gli equipaggi iscritti, TRAVERSATA ATLANTICA 1_watermarkedfornisce loro le cognizioni e gli strumenti per poter essere seguiti e monitorati minuto per minuto durante la traversata grazie a mezzi aerei e navali di soccorso e quindici giorni prima della partenza e quindici dopo l’arrivo organizza premiazioni per la prima arrivata, per l’ultima, la più grande, la più piccola, la più originale ecc. ecc. poi eventi, feste, incontri con personaggi famosi e sponsor vari ecc. ecc. insomma una grande festa . Io sono stato più volte sul punto di iscrivermi ma poi ho fatto la seguente considerazione: questa è la mia “traversata atlantica” se viene gestita da una organizzazione , seppur valida ed efficiente, non è più la mia “traversata” , mi sono buttato anima e corpo in questa impresa e la voglio condividere con me solo e con il mio equipaggio che proprio per questo non dovrà essere composto da esperti ma solo da amici spinti dallo stesso entusiasmo, passione e spirito di avventura. Di esperto o quasi c’è n’è uno e questo basta, poi le feste, i balli, i brindisi con giacca di lino o peggio ancora con pareo e bandana con le rispettive signore messe in tiro con la chincaglieria in mostra, no non fanno per me, un ambiente che rispetto ma che è lontano mille miglia dal mio “modus vivendi” da lupo solitario. Non ultimo c’è il fatto che l’iscrizione richiede una cifra sostanziosa che sta meglio in tasca mia viste le spese già sostenute finora.

Se i lavori allo strallo di prua che mi stanno trattenendo più del previsto a Las Palmas termineranno in tempo conto di partire per fine novembre per arrivare per Natale ai Caraibi ma purtroppo questo dipende dal pezzo di ricambio che aspetto dall’Olanda . Ci sentiamo alla partenza … speriamo al più presto!

12:00 in punto togliamo gli ormeggi dal Marina di Las Palmas ci dirigiamo al distributore di benzina per rabboccare il gasolio del serbatoio principale e riempire le taniche di riserva. Siamo in quattro io,

Elisabetta rammenda la bandiera

Elisabetta rammenda la bandiera

Elisabetta mia moglie o meglio la donna della mia vita, che ha abbandonato gli impegni di lavoro affidandoli ai nostri figli per seguirmi in questa storia. Con lei al fianco aumenta sicuramente la mia responsabilità ma aumenta soprattutto la certezza di avere al fianco una persona sempre lucida, pragmatica e risoluta in ogni situazione; queste sue doti caratteriali ci metteranno sicuramente in contrasto, voleranno per la barca “ ..fan culo” oceanici ma la sensazione di avere una “forte” persona come Lei al fianco mi darà ulteriore sicurezza, grande Elisabetta!!!! Emilio, che ha già condiviso con  Michela la navigazione da Gibilterra a Lanzarote e che ha deciso di intraprendere questa navigazione dopo la grave malattia che lo ha colpito, la sclerosi multipla, che esattamente un anno fa lo teneva paralizzato in un letto d’ospedale e solo grazie alla sua caparbia oggi è qui con me in questa impegnativa navigazione e non come ospite ma collaborando attivamente alla conduzione della barca: è lui che si occuperà dei collegamenti radio e della stesura del giornale di bordo. Frank grande amico di vecchia data, insieme abbiamo fondato e condotto le due più grandi società subacquee monzesi: la “Ferrea Sub” Fips ed il “Blu Monza” Padi. Insomma un grande equipaggio formato non da grandi marinai ma da grandi persone ed è questo che conta, per affrontare e risolvere le situazioni critiche che potremmo trovare serve non solo la tecnica ma soprattutto carattere.

PARTENZA

Alle ore 13:00 usciamo definitivamente dal porto con prua a Sud in direzione dei 20° di Latitudine nord e 30° di Longitudine ovest a circa 300 miglia circa ad Ovest dell’arcipelago di Capo Verde, primo obbiettivo della lunga navigazione di 2900 miglia, che ci condurrà nell’isola della Martinica nelle Piccole Antille.

Non vi starò a raccontare il resoconto giornaliero dettagliato di questa navigazione che durerà presumibilmente 22/25 giorni in quanto i giorni che si susseguono sono quasi tutti uguali ma racconterò solo i fatti salienti con le eventuali considerazioni mie personali.

Innanzitutto un’ altra premessa al diario di navigazione la merita la cambusa:

La cambusa

La cambusa

il mio equipaggio, mentre io ero impegnato con le ultime operazioni di riparazione dello stallo di prua, si è impegnato nell’acquisizione delle provviste che serviranno per il mese di navigazione, ecco i numeri: 150 bottiglie di acqua minerale, 30 di vino, un cartone di birra, uno di coca cola , uno di schweppes, 30 litri di latte, succhi di frutta vari, 30 kg. di mele, 40 kg. di arance. 20 kg. di limoni,40 kg. di patate, 20 di cipolle, 5 verze, fagioli, lenticchie, scatole di tonno, acciughe, 20 scatole di pelati, piselli, 15 kg. di pasta , 20 di farina, ecc.ecc insomma l’occorrente per farne tre di traversate atlantiche , qualsiasi cosa possa succedere non è di fame e sete che moriremo.

1° giorno  153 miglia28°07’N 15°25W

Il cielo è nuvoloso con un aria da temporale, la temperatura non è per niente estiva e le previsioni meteo non sono ottimali ma io non ne posso più di stare nel porto, l’attesa di questi giorni è stata snervante, 2 ore prima di noi è partito Angelo un italiano conosciuto in banchina al porto di Las Palmas, la sua barca è un Ovni 43 una bella barca di alluminio costruita per navigare l’oceano, anche lui è diretto al Caribe per poi proseguire per Cuba, non prendiamo nessun accordo tra noi, non c’è un buon “feeling” lui sta sulle sue ed io non sono da meno.

il primo tramonto

il primo tramonto

Dopo un’ora di nvigazione il vento da NE rinforza e di conseguenza le onde che superano i 2 metri, costringendoci a ridurre le vele di 2 mani di terzaroli, filiamo a 7/8 nodi, una meraviglia! La rotta è di 180 °. Primo breafing con l’equipaggio, decidiamo i turni: Elisa, Emilio e Frank si alterneranno in pozzetto con turni di tre ore di guardia iniziando dalle 12,00 e scalando ogni 24 ore di un turno , questo per evitare che alla stessa persona capiti sempre il turno delle 3 alle 6 di notte che è sicuramente il più gravoso, io essendo l’unico in grado di manovrare la barca sarò sempre a disposizione in pozzetto per qualsiasi evenienza possa capitare, inoltre potrò sostituire chiunque , se ce ne fosse necessità, nel turno . Complice la “paella” consumata la sera precedente in un pessimo ristorante di Las Palmas dove avevamo deciso di festeggiare la partenza, passo alcuni tratti della navigazione al cesso e una latente nausea mi assale, che sia mal di mare? Mai successo di avere il mal di mare e dopo 40 anni di mare lo devo scoprire proprio ora , non posso crederci. Comunque il primo giorno di navigazione , tra uno sballottamento e l’altro passa tranquillo

2° giorno  144 mg. –  25°59′ N 16°40′ W

 

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Onde oceaniche

Il cielo è sempre grigio e cupo il mare sempre più mosso ma il bel vento sostenuto ci fa filar via veloci a 8 nodi con punte a 9 nodi. La nausea è sempre presente e in più si è aggiunto il mal di testa, non posso proseguire così mi decido a prendere un Oki per il mal di testa e come da consiglio di un amico francese Olivier, che corre sui Mini 6 e 50 barche da regata oceanica molto tecnologiche ma lunghe solo 6,50 metri e che ha partecipato più volte alla Mini Transat : competizione di 2500 miglia riservata a questi “ barchini” che parte dalla Francia ed arriva ai Caraibi e alla quale partecipano i più grandi nomi della vela internazionale, prendo un antistaminico che dovrebbe risolvere il problema nausea, in effetti dopo un paio d’ore rinasco, mal di testa e nausea scomparsi. Grazie Olivier! Emilio scarica sul computer con la radio SSB il primo file grib meteo, che ci evidenzia sulla nostra rotta una forte perturbazione in arrivo da ovest con forti venti e onde di 3 metri e a sud della stessa una zona di assoluta calma di vento, dopo un consulto radio con un amico di Las Palmas, Felice , grande ed esperto navigatore oceanico con 18 traversate alle spalle, decidiamo di prendere una rotta più vicina alla costa africana della Mauritania dove la situazione sembra più ragionevole. La vita a bordo scorre tranquilla ognuno si occupa delle sue mansioni e dei turni al timone, con l’aiuto della tecnologia ovvero: del pilota automatico che ci tiene in rotta meglio del più grande timoniere di Coppa America, del plotter cartografico che costantemente ci indica la posizione e la rotta sulla carta nautica, il radar che ci indica il via libera da ostacoli e ci evidenzia sullo schermo l’arrivo dei temporali qui chiamati “ groppi”, l’AIS che ci da l’avviso se ci sono navi sulla nostra rotta in modo da evitare comunque possibili collisioni nonostante tutta questa tecnologia. Elisabetta ha il compito di trasferire accuratamente tutti i dati di navigazione sulla carta nautica tradizionale in maniera che se la tecnologia ci dovesse abbandonare abbiamo la nostra situazione sotto controllo e con bussola , sestante, orologio e carta nautica potremmo comunque proseguire la navigazione.

3° giorno  143 mg. –  24°03’N 18°02’W

Durante la notte il vento aumentato a 30 nodi e soprattutto il mare con 3 metri di onda per un periodo di 7 secondi, quindi onde molto ripide, anche se per fortuna da Nord Est, quindi di poppa, ci rende la vita a bordo quasi impossibile: non riusciamo a stare in piedi dallo sballottamento la barca subisce dei colpi tremendi che mi fanno seriamente impensierire, non riusciamo a cucinare quindi mangiucchiamo qualcosa ogni tanto, non rinunciamo però ai collegamenti radio che abbiamo fissato con “Grande Laguna” che è lo pseudonimo di un radioamatore veneto che, con l’aiuto di altri due radioamatori romani: Danilo ed Angelo, 2 volte al giorno alle 13,00 ed alle 20,00 UTC tiene i contatti sulla frequenza dei 14.422.00 con i navigatori italiani in navigazione nei mari del mondo, sentiamo così Omero che è in rotta per la Martinica, Vincenzo per Santa Lucia, Andrea per Cuba, Fabrizio alle Granadine, Rita in Dominicia e perfino qualcuno in Polinesia. Ho modo di mettermi in contatto anche con Angelo che è lo skipper dell’Ovni 43 che è partito un paio d’ore prima di noi e che fa la nostra stessa rotta però più spostata verso l’africa di 30 miglia e anche lui lamenta le nostre stesse condizioni, chiudiamo il collegamento radio e ci apprestiamo ad affrontare la terza notte di navigazione.

4 Giorno 135 mg.22°23’N 19°46’W

La situazione meteo rimane immutata e i file Grib meteo che scarichiamo non ci fanno illudere in un miglioramento: è tre giorni che non facciamo un pasto decente, alla faccia della cambusa piena di ogni ben di Dio. Subito dopo il collegamento radio delle 13 ,00 con “Grande Laguna” parte un allarme, è il volmetro che ci dice che la tensione delle batterie è a 11,50 Volt, panico!!! Se ci pianta in asso il sistema elettrico tutta la tecnologia che abbiamo a bordo la mettiamo in quel posto, comincio a fare un analisi accurata della situazione e prendo in esame prima i consumi e poi le fonti energetiche.

Consumi:

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Canical Madeira/Portogallo – Lanzarote Canarie/Spagna

Madeira/Portogallo - Lanzarote Canarie /Spagna

2529 miglia

agosto 282014

Lasciamo Madeira nel primo pomeriggio alle 02:00, la scelta dell’orario è dovuta al fatto che prevediamo circa 48 ore di navigazione per coprire le 280 miglia che ci separano da Lanzarote e non vorremmo arrivarci al buio quindi la partenza a quest’ora ci garantisce un margine di sicurezza sia dovessimo anticipare che posticipare l’arrivo.

Diario di bordo

Diario di bordo

La navigazione procede come preventivato di bolina larga il che non è il massimo per un catamarano e praticamente veniamo shakerati per due interi giorni senza poter preparare un pasto decente o dormire discretamente. Il susseguirsi di onde che colpiscono con fragore il mascone aprono una fessura nell’oblo di sinistra facendo penetrare un po’ di acqua all’ interno della cabina di prua. La cosa mi preoccupa in quanto se si dovesse staccare completamente sarebbe un guaio serio ma per fortuna regge per tutta la traversata. Arriviamo a Graciosa, un’isoletta satellite di Lanzarote, alle 09:00 del mattino, con ampio margine rispetto alle previsioni e questo grazie al fatto che nonostante le condizioni del mare e della navigazione, prima di bolina e poi al traverso, il forte vento di 25 nodi ci ha concesso di tenere medie di velocità altissime toccando i 9,5 nodi e questo nonostante le due mani di terzaroli alla randa ed una al fiocco

Le spiagge di Lanzarote

Le spiagge di Lanzarote

Entriamo nel porticciolo di Graciosa ma subito un marinaio ci dice che il porto è “full”e nonostante le nostre insistenze dobbiamo andarcene. Mal volentieri riprendiamo la prua in direzione Arecife la capitale di Lanzarote dove approdiamo alle 04:00 del pomeriggio dopo 50 ore di impegnativa e stressante navigazione, anche questa volta stanchi ma soddisfatti. Emilio stappa una bottiglia di champagne che aveva riservato per l’occasione, le Canarie erano ormai diventate non solo un obbiettivo da raggiungere ma, visti i continui problemi, un ossessione. Insieme brindiamo alla nostra “impresa” che ci riempie di orgoglio. Abbiamo navigato per 8 giorni consecutivi in oceano con condizioni avverse e senza nessuna precedente esperienza, facendo turni di tre ore al timone e tre di riposo, sballottati continuamente e tutto questo senza mai mostrare segni di cedimento ma solo qualche attimo di tensione subito controllato: grande equipaggio, basta equipEggio, su Sanganeb solo grandi equipAggi.

Onde oceaniche ma viste da terra

Onde oceaniche ma viste da terra

Dopo aver valutato le opportunità offerte da Lanzarote e dalle altre Canarie, i costi dei marina e i collegamenti con le altre isole e con l’Italia decido di rimanere a (Lanzarote), quest’isola mi ha colpito immediatamente per la sua tranquillità, il clima, i suoi paesaggi lunari, il suo mare, i parchi naturali e la capitale affatto turistica, tutto il contrario delle altre Canarie che mi riprometto comunque di visitare in questi tre mesi di permanenza al Marina Rubicon, il luogo che ho scelto per la manutenzione di Sanganeb e decidere del suo e mio futuro.

Finisce così questa prima parte del Diario di Bordo entro fine Novembre dovrò decidere se chiudere qui la mia avventura o proseguire con Sanganeb verso altri lidi ed iniziarne una nuova.

See you soon

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Porto Santo – Madeira Canical Portogallo

Porto Santo – Madeira Canical/ Portogallo

2256 miglia

agosto 252014

 

Rimaniamo a Porto Santo due giorni, il tempo di una fugace visita. L’isola è affascinante e io ne sono stregato probabilmente anche perché vengo da una navigazione oceanica di quattro giorni piuttosto impegnativa e l’isola è rimasta un miraggio per quasi tutta la navigazione.

Il porto di PortoSanto nell'arcipelago di Madeira

Il porto di PortoSanto nell’arcipelago di Madeira

Quando arriviamo nel porto ci sono solo due barche ancorate e questo mi fa pensare ancor di più alla pace e all’unicità del luogo. Appena ancorata la barca ci raggiunge un marinaio che ci indica il posto di polizia per sbrigare le pratiche doganali e qui sembra di rivedere la scena di un film, immaginate il luogo: caldo torrido, il locale che ci accoglie è composto da una scrivania con un ventilatore su uno scaffale e seduto su una sedia sgangherata un poliziotto sui 50 anni con la sigaretta in bocca che ci accoglie con un sorriso a 36 denti e in portoghese ci da il benvenuto a Porto Santo, fa dei complimenti audaci a Elisabetta e Michela e a tutte le donne italiane fregandosene assolutamente della presenza mia e di Emilio, ci augura una buona permanenza, ci racconta un po’ di storia dell’isola e le sue attrattive e si mette a disposizione per qualsiasi necessità potessimo avere.

la costa

la costa

I documenti invece quasi non li guarda limitandosi a mettere un po’ di timbri su alcune scartoffie. Probabilmente il brav’uomo non ha molte possibilità di scambiare qualche parola con molte persone e ci congeda a malincuore accompagnandoci fin fuori dall’ufficio dove ci attende un po’ più di “fresco”. Ci guardiamo in giro e il panorama è mozzafiato: siamo circondati da montagne di terra lavica con alla base delle spiagge di sabbia fine color oro, insomma in un attimo dimentichiamo lo stress della navigazione appena conclusa e ci impegniamo nella ricerca di un noleggiatore di scooter. Il giorno successivo lo passiamo a scorrazzare per l’isola, la temperatura dell’acqua come ci aveva assicurato il poliziotto è di 25 gradi ideale per un bagno ristoratore vista la calura che ci circonda. Con molto rammarico al mattino presto lasciamo l’isola diretti a Madeira che dista solamente 50 miglia. La navigazione è tutta in poppa con andatura a farfalla e con una rilevante onda oceanica che ci sospinge ulteriormente. Nei pressi dell’isola contattiamo gli unici due marina esistenti a Madeira : Funchal e Canical.

la Spiaggia

la Spiaggia

La scelta ricade su quest’ultimo e solo per una questione di costi. Nei pressi del porto vediamo dirigersi verso di noi un gommone con a bordo un marinaio, pensiamo che sia improbabile che sia quello del porto e che venga a farci strada ma veniamo smentiti presto perché è proprio così. Si presenta e ci dice di mettere i parabordi a sinistra, di tenerli molto bassi e di seguirlo, non ho mai avuto nella mia vita di navigatore un servizio del genere, incredibile, e ancor più incredibile l’accoglienza, la bellezza e l’organizzazione del marina Quinto Do Lorde di Canical.

Un marina 5 stelle lusso ad un costo incredibilmente basso; scopriamo in seguito che il marina è nuovo di pacca e i prezzi e il servizio sono promozionali. Rimaniamo a Madeira tre giorni approfittando per girarla in lungo e in largo ma non ci fa una buona impressione. Ne approfittiamo anche per fare un’immersione, la prima in oceano atlantico, in un acqua incredibilmente limpida e calda, 25 gradi. L’immersione non è niente di straordinario ma comunque meglio di come me la immaginavo. Lasciamo Madeira senza nessun rimpianto, a parte il Marina Quinto do Lorde, alla volta delle sospirate Canarie. Ci attendono 280 miglia di navigazione di bolina larga.

 

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Cadice – Porto Santo Madeira / Portogallo

Cadiz/Spagna - Portosanto Madeira /Portogallo

2186 miglia

agosto 192014

 

 

Ci svegliamo con comodo alle 08:00 e con sorpresa troviamo sul display dell’AIS due messaggi mandati alle 01:00 da qualcuno non ben identificato: nel primo ci sollecita a lasciare l’ancoraggio perché la zona è attraversata da cavi sottomarini dell’alta tensione e quindi vietata all’ancoraggio e nel caso ne lesionassimo qualcuno saremo costretti a pagarne economicamente le conseguenze, nel secondo ci invita a entrare nel vicino porto e a pagarne la relativa quota di ormeggio.

Onde "oceaniche"

Onde “oceaniche”

Ormai il problema non si pone perché noi stiamo già abbandonando l’ormeggio senza aver lesionato nulla ma un brivido mi corre lungo la schiena al pensiero non del rischio economico ma di quello fisico al mio equipaggio, alla barca e a me. Salutiamo Nico che si avvia verso Faro in Portogallo, noi invece dopo aver scrupolosamente controllato i Grib meteo e contattato telefonicamente il servizio meteo a cui siamo abbonati, il quale ci sollecita a partire viste le ottimali condizioni meteo che troveremo sulla nostra rotta, ci dirigiamo verso l’avventura oceanica: rotta Sud Est per Madeira-Canarie di 600 miglia circa e che ci impegnerà dai 4 per Madeira ai 6 giorni per Lanzarote nelle Canarie. Le prime miglia le facciamo a motore poi inizia a soffiare il vento ma stranamente non sono i sospirati alisei portoghesi di Nord Est ma un fastidioso vento di Sud Est proprio sul muso che ci obbliga ad una deviazione a sud ed a una bolina stretta di 45 gradi. La nostra speranza è che questo sia un vento termico locale che poi si diraderà durante l’avanzamento, rivediamo di nuovo i grib scaricati in precedenza che ci confermano l’arrivo dell’aliseo favorevole mentre un bollettino radio spagnolo ci conferma purtroppo che il vento di Sud Est persisterà per 24 ore e oltretutto aumenterà di intensità durante la nott , un vero colpo mortale al nostro morale, proseguiamo diretti verso la costa marocchina per tutta la giornata e la notte con una navigazione a vela al limite della sopportazione toccando, con due mani di terzaroli sia al fiocco che alla randa, punte di 9,5 nodi . Sanganeb prende dei colpi incredibili causati dalle ripide onde di 2 metri e oltre di altezza e così il mio morale e quello dell’equipaggio sommato alla stanchezza e a una leggera nausea peggiorano la già tesa situazione. Stoicamente proseguiamo, ma dove sono le lunghe e dolci onde oceaniche che tutti mi avevano descritto? Maledico i Grib, il servizio meteo a pagamento, le Pilot Chart e i portolani che descrivevano la rotta Gibilterra –Canarie come una rotta facile e sicura, a prova di scemo a,ggiungo io. Decidiamo, vista l’impegnativa navigazione, di fare i turni di guardia al timone in coppia e non singolarmente come nelle navigazioni precedenti e non di 2 ore ma di 3, io in coppia con Michela ed Emilio con Elisabetta. Finalmente a 100 miglia dalla costa marocchina il vento si calma e comincia a girare a Ovest e questo, nonostante le onde persistano nel loro frangere sul povero Sanganeb, ci rassicura un poco e appena riusciamo a raggiungere gli 8 gradi di latitudine Ovest arrivano i sospirati alisei portoghesi che ci aiutano ad allontanarci dalla costa marocchina. Dopo quasi 24 ore di navigazione e 140 miglia effettive percorse quasi tutte di bolina alla media di 5,5 nodi senza aver mangiato e dormito, infreddoliti e con il morale a pezzi ci rilassiamo un poco sull’onda degli alisei e iniziamo una nuova giornata che potrà essere solo migliore della precedente e che in verità ci ha avvicinato alla meta solo di poche decine di miglia: praticamente 130 miglia buttate letteralmente “al vento”.

Qualcosa ha abboccato...

Qualcosa ha abboccato…

La navigazione procede sempre al lasco degli alisei e sempre con l’intento di allontanarci dalla costa marocchina che diventerà in seguito un vero incubo. Scarichiamo dalla radio SSB (benedetto acquisto) un nuovo grib meteo che ci mette di nuovo in allarme in quanto è prevista a sud di Casablanca una forte depressione che causerà per 3 giorni venti di 30 nodi da nord est con onde di 2,5/3 metri con periodo di 5/6 secondi, quindi ripide e frangenti. Di nuovo l’ansia ci assale abbandoniamo la rotta Sud Ovest al lasco per una ad Ovest al traverso degli alisei che ci consentirà di allontanarci più rapidamente dal Marocco ma di allungare ulteriormente la rotta verso le Canarie. A mezzogiorno ci arriva sul telefono satellitare un SMS del famigerato servizio meteo che ci conferma, anzi evidenzia l’assoluta necessità di raggiungere il più velocemente possibile la latitudine dei 14,5 gradi Ovest per evitare la sopracitata perturbazione marocchina e navigare in assoluta tranquillità.

la prima preda oceanica : un dorado di 12 kg.

la prima preda oceanica : un dorado di 12 kg.

Fatti due conti mancano 200 miglia al raggiungimento della zona di sicurezza e che tradotto in tempo sono 36 ore. Durante l’impegnativa navigazione peschiamo un bellissimo Dorado di circa 10 kilogrammi la sera stessa Elisabetta e Michela ne cucinano una parte in umido con le patate e congelano il resto. Il terzo giorno di navigazione procede sempre con il sostegno dell’aliseo che ci fa macinare miglia su miglia e dopo l’ennesimo grib meteo che ci conferma la perturbazione sul Marocco fino a Lanzarote decidiamo a questo punto di dirigere la prua su Porto Santo nell’arcipelago di Madeira dove arriviamo stravolti ma soddisfatti dopo 4 giorni 9 0re e 15 minuti di navigazione e 601 miglia ininterrotte alla media di 6 nodi all’ora.

 

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Gibilterra – Cadiz

Gibilterra/UK - Cadice/Spagna

1585 miglia

agosto 182014

 

 

Usciamo dal Queensway Quay Marina alle 09:00 e ci dirigiamo al distributore di carburante situato all’interno del porto commerciale, un amico greco mi aveva consigliato di fare gasolio a Gibilterra in quanto il prezzo è esentasse e quindi molto conveniente ed in effetti è cosi, paghiamo il gasolio 0,60 euro al litro e naturalmente riempio anche i 150 litri delle taniche.

Delfini a prua...

Delfini a prua…

Ci dirigiamo in direzione dello stretto dove dovremmo trovare ad attenderci Nico e Delia provenienti da Fuengirola per attraversare lo stretto e dirigerci insieme a Cadice dove Nico conosce una rada sicura dove passare la notte. La navigazione, come da previsioni, è con un discreto vento portante da Est che ci spinge con vele spiegate a farfalla alla velocità di 6 nodi lungo lo stretto in direzione di Tarifa, tutto più semplice del previsto ma ecco arrivare la prima complicazione: la corrente contrariacomincia a farsi sentire, prima un nodo e mezzo, poi due, poi si stabilizza sui 2,5 nodi e la velocità scende di conseguenza a tre nodi. Nico ha già acceso i motori per contrastarla io persisto ancora un poco ma poi mi convinco ad accendere i motori e la velocità si ristabilisce di nuovo sui 6 nodi, tengo i motori accesi fino al calare della corrente ancora per quasi 10 miglia fin fuori dallo stretto. Durante la navigazione siamo costantemente circondati da delfini e squali verdesca che si cibano nelle ricche acque dello stretto popolate da banchi di sardine e pesci volanti che saltano fuori dall’acqua per non finire nelle fauci dei predatori, questo mi fa venire in mente la battuta dei comici Aldo, Giacomo e Giovanni “Ogni mattina in Africa quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa quando sorge il sole un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che cominci a correre.” e qui la cosa si ripete ma gli attori sono le sardine o i pesci volanti e i delfini o le verdesche… Proseguiamo con vele a farfalla fino a Cadice dove dopo un’impegnativa e complicata navigazione notturna fra le boe che segnalano i vari ingressi del golfo e del porto di Cadice, giungiamo all’ancoraggio che sono le 11:30, ad attenderci c’è Nico che ci aiuta nel districarci dalle varie boe, andiamo a dormire stravolti ma soddisfatti dalla prima navigazione oceanico-costiera.

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Fuengirola – Gibilterra / Regno Unito

Fuengirola - Gibilterra / Regno Unito

1505 miglia

agosto 162014

Partiamo all’alba ovvero alle 08:00 si perché qui siamo molto ad Ovest quindi il sole tramonta molto tardi e l’alba ritarda di conseguenza , il vento è completamente assente quindi ci prepariamo all’ennesima smotorata , il mitico Mar di Alboran ci ha riservato calme piatte, nebbie e umidità al 95% . In compenso la corrente ci aiuta e ci spinge a oltre i 7 nodi di velocità .

Cargo sulla rotta per Gibilterra

Cargo sulla rotta per Gibilterra

Alle due del pomeriggio con largo anticipo sulle previsioni siamo in vista della rocca di Gibilterra ed alle tre e mezza siamo ormeggiati al Queensway Quay Marina il più vecchio dei tre marina di Gibilterra situato proprio sotto la rocca. Questo è il primo traguardo, la prima tappa importante del mio progetto, può sembrare ridicolo ma è stata dura arrivare fin qui; più di una volta sono stato tentato di abbandonare non tanto per problemi o difficoltà di navigazione ma per i molteplici problemi riguardante l’affidabilità della barca, nonostante l’accurata manutenzione invernale anzi per scrivere come mangio “ con il culo che mi sono fatto”, ho subito un problema dietro l’altro: i motori, le vele, le sartie, l’albero, il dissalatore, la radio, le antenne, l’invertitore, il W.C. , le prese a mare, la carena, le eliche, ecc. ecc. insomma una sfiga infinita che mi ha rovinato il fegato ed il portafogli, ma adesso son qui a Gibilterra e mi sembra di essere arrivato in capo al mondo ho perso molte delle certezze che avevo e non sono neanche a mille miglia da casa e dovrei farne, per arrivare alle Canarie, altre 700 e tutte di oceano, praticamente “mission impossible” ma io ci tento, voglio sfidare la sfiga oceanica, dopo aver vinto, a fatica, quella mediterranea e a tal proposito mi viene in mente quell’ammiraglio della Royal Navy che definì il Mediterraneo “ lo stagno “ Alla faccia dello stagno se penso al “culo” che mi sono fatto per attraversarlo. Comunque adesso c’è l’oceano e la cosa un po’ mi spaventa ed un po’ mi esalta io ci tento e poi c’è il mio equipeggio oceanico che mi sostiene : Elisa ,Michela , Emilio con un equipeggio così posso affrontare anche Capo Horn, per adesso accontentiamoci di passare le Colonne d’Ercole poi dove arrivo, arrivo…..

Il Queens quay marina di Gibilterra

Il Queens quay marina di Gibilterra

Approfittiamo della giornata di attesa per visitare la rocca , che stranamente per essere Agosto non è invasa da turisti. Prendiamo la funivia che ci porta sulla sommità della rocca dove lo spettacolo è da mozzafiato si vede tutto lo stretto fino al Marocco Ceuta compresa siamo stati fortunati perchè il forte vento di burrasca proveniente da est spazza via la foschia e la vista e veramente spettacolare a Nord il continente europeo a Sud quello africano , a Est il Mediterraneo a Ovest l’oceano il tutto con un solo sguardo , meraviglia !!!!

Questa è una delle cose che non mi fa rimpiangere di essere partito…..

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Almerimar – Fuengirola

Almerimar - Fuengirola / Spagna

1460 miglia

agosto 142014

 

Partiamo che è ancora buio alle 06,30 perché sarà una navigazione lunga di 90 miglia le condizioni del mare sono buone ed al contrario delle previsioni meteo che dicevano che avremmo avuto vento da est di 10/15 nodi quindi favorevole per una navigazione a vela ci troviamo con un vento di 5/8 nodi da ovest quindi smotorata di 90 miglia fino a Fuengirola con una nebbia

 

Nebbia sul Mar di Alboran

Nebbia sul Mar di Alboran

e umido incredibili in mare non c’è anima viva,  alla lenza non abbocca nulla incontriamo solo una nave da guerra spagnola che pattuglia questo tratto di mare per via degli sbarchi di clandestini , la costa marocchina è poco distante da qui. Arriviamo al marina, dopo aver evitato con cura le Fish Haven (allevamento di pesci)  che pullulano la zona antistante il porto , con il buio esattamente alle 10:00 sul molo ci attende Nico il nostro amico olandese , che gentilmente ci indica l’ormeggio assegnatoci, e ci aiuta nelle manovre di attracco.

Dopo una fugace cena decidiamo di visitare la cittadina che ci ospita ed anche qui la stessa cosa: condomini, alberghi alti 10 piani caos di traffico e gente, in effetti Fuengirola è confinante con Torremolinos che è una delle città più turistiche della Spagna che a sua volta dista pochi kilometri da Malaga a nord e da Marbella a sud. Ci accordiamo con Nico e Delia sul programma dei prossimi giorni noi rimarremo ancora una notte qui a Fuengirola e poi Sabato mattina ripartiremo per Gibilterra, mentre loro si fermeranno fino a Lunedi mattina in attesa di un amico dall’Olanda e poi ci raggiungeranno a Gibilterra dove insieme attraverseremo lo stretto nel momento di stasi della corrente che dalle carte giornaliere dovrebbe coincidere con le 11:00 del mattino.

L'equpeggio in contemplazione del tramonto

L’equpeggio in contemplazione del tramonto

Nel frattempo mi occupo del cesso che non funziona, i lavori di merda mi esaltano. La sera siamo ospiti di Nico e Delia che ci preparano una paella di marisco ,  sarà la decima paella che mangio da quando navigo qui in Spagna ebbene vi assicuro che è la migliore, buonissima ,  non mi spiego come un olandese possa cucinare così bene scopro così che Delia è una professionista della cucina ad Heindoven ha avuto per anni un ristorante, dopo la bella serata ci congediamo con l’accordo di trovarci a Gibilterra Lunedì mattina per poi proseguire in direzione Portogallo esattamente a Lagos dove Nico , che è un sassofonista, il 24 Agosto terrà un concerto con e poi insieme, se Dio vuole, ci dirigeremo alle Canarie.

 

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Almerimar Almerimar 9 Agosto

Almerimar - Almerimar /Spagna

1371 miglia

agosto 92014

Alle 09:00 usciamo da Almerimar Marina in direzione Ovest senza una meta di arrivo in quanto troveremo molti porti sulla nostra rotta e decideremo al momento dove sostare e se sostare per la notte . Una spessa nebbia ci circonda meno male che il radar ci assiste procediamo a motore con molta attenzione.

Il mar di Alboran e le sue nebbie

Il mar di Alboran e le sue nebbie

Dopo 15 miglia e 3 ore di Navigazione Emilio mi ricorda di verificare il lavoro alla pompa , cosa che avevo fatto durante la prima ora di navigazione non riscontrando nulla di anomalo apro il vano motore e disastro la sentina è piena di olio del motore immediatamente spengo il motore verifico con cura cosa è successo e noto che l’oring che mette in comunicazione la pompa dell’acqua di mare con il motore sporge dalla sua sede originale, in sostanza l’imbecille tedesco a fatto un buon lavoro per sistemare la pompa ma poi la rimontata male creando così un danno maggiore. Rientriamo con un solo motore ad Almerimar che raggiungiamo dopo 5 ore di navigazione , chiamo il meccanico al quale dico di venire a vedere che lavoro di merda a fatto , lui è visibilmente incredulo e sconfortato , ma io di più , mi sostituisce l’oring con un altro usato che trova tra le sue cianfrusaglie e mi dice che adesso tutto è OK, io lo mando al diavolo e gli dico che lunedì andro al centro assistenza Volvo a prendere una nuova pompa e 2 nuovi Oring alla fine anche lui annuisce e dice che forse è la cosa migliore da fare. Nel frattempo entra in porto un catamarano con bandiera Olandese con a bordo una simpatica coppia facciamo amicizia soprattutto dopo aver scoperto che anche loro hanno come destinazione Gibilterra prima e le Canarie dopo, quest’incontro mitiga un po la mia incazzatura per questi continui problemi ho la sfiga che mi perseguita sono veramente sconsolato e nervoso e di questo mi scuso con l’equiPeggio.

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Cartagena Almerimar 7 Agosto 2014

Cartagena - Almerimar / Spagna

1341 miglia

agosto 72014

Ripartiamo da Cartagena alle 13:00 dopo aver varato la barca e fatto cambusa siamo a bordo con un equiPeggio a maggioranza femminile e la cosa mi preoccupa non poco ma sarò nettamente smentito dai fatti, a bordo ci sono Emilio, Elisabetta , Michela, e Agnes . Decidiamo per una navigazione di 125 miglia che ci permetterà di raggiungere Almeria in 24 ore naturalmente con una navigazione notturna.

Incontro con i Globicefali

Incontro con i Globicefali

Il vento è assente completamente quindi butto la lenza in acqua nella speranza di una buona cattura, l’equiPeggio è rilassato e dormicchia al sole quando vedo in lontananza due macchie scure che galleggiano in acqua , tolgo il pilota e raggiungo il punto e meraviglia delle meraviglie vedo degli sbuffi di acqua che escono dalle macchie, balene forse le macchie diventano da due a 4 a 8 a 20 insomma siamo letteralmente circondati da Globicefali della specie Melas ( ho consultato la mia enciclopedia di bordo, perché non sono così erudito in materia) alcuni esemplari misurano più di 6/7 metri al punto che mi preoccupo per la barca e relativi timoni, mai vista una cosa simile in trent’anni di navigazione, purtroppo non mi posso buttare in acqua perché devo timonare e sinceramente sono un poco intimorito dal numero esagerato di Globicefali che ci circondano emettendo suoni stridenti e sbuffando in maniera rumorosa , rimaniamo con i motori spenti ad ammirare questa meraviglia per più di un ora poi a malincuore decidiamo di proseguire per la lunga navigazione, mi accorgo durante la normale ispezione al vano motori che c’è dell’acqua in sentina e dopo un’accurata ispezione mi accorgo che la perdita avviene dalla pompa dell’acqua di mare, terrò sotto controllo il problema e interverrò all’arrivo in porto .

Incontro con i Globicefali

Incontro con i Globicefali

Decidiamo di cenare tardi verso le 10:00 per accorciare la durata della navigazione notturna e decidiamo per i turni, li faremo di due ore, dalle 12 alle 2 Elisa, dalle 2 alle 4 Emilio, dalle 4 alle 6 Michela e dalle 6 alle 8 Agnes io mi esonero dai turni perché sarò vigile in pozzetto sia per il problema alla pompa che per la navigazione, faccio un briefing all’ equipeggio sull’uso del radar e dei relativi strumenti di navigazioni e norme di sicurezza. La notte passa tranquilla, a suon di musica, riesco anche a riposare per un paio di ore, mai avuto un equipeggio così preciso , attento e puntuale nei cambi. Arriviamo prima del previsto ad Almerimar Marina il porto è immenso una vera cattedrale nel deserto in sostanza è una imitazione moderna di Venezia con canali su cui si affacciano condomini bar ed altro e dove ci si ormeggia con la barca, la cosa che mi ha colpito di più è il costo dell’ormeggio che è ancora meno caro di Cartagena 31 euro a notte record assoluto e pensare che ad Ibiza San Antonio mi hanno chiesto 317 Euro a notte , pazzesco!!! Purtroppo il danno alla pompa si rivela più grave del previsto devo sostituirla ed al centro assistenza Volvo , essendo oggi Venerdì , mi dicono che la pompa arriverà non prima di Martedì, l’idea di fermarmi qui ancora 5 giorni non mi soddisfa e cerco un’altra soluzione, trovo nel porto un meccanico tedesco che vive su un furgone sul quale è ben impressa la scritta Volvo assistence, gli spiego il problema , lui viene a bordo visiona la pompa e mi dice che in un oretta mi risolverà il problema senza doverla cambiare , detto fatto alle 10 di sera la pompa è sistemata con una spesa limitata decidiamo così di ripartire la mattina successiva per Malaga la nostra nuova destinazione.

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Mar Menor Cartagena 28 Luglio 2014

Mar Menor - Cartagena / Spagna

1225 miglia

luglio 282014

 

 

Alle 07:00 l’equipeggio è pronto per salpare l’ancora.

Prima di addentrarmi nella descrizione della navigazione devo dire qualcosa in merito all’equipeggio: è incredibile come persone su cui non faresti affidamento, in quanto neofiti della navigazione, dopo 2 o 3 giorni a bordo di Sanganeb si trasformino in ottimi marinai al punto da mettermi in difficoltà soprattutto per quanto riguarda gli orari, io sono sempre l’ultimo ad arrivare in coperta sollecitato solo dal profumo di caffè che sprigiona la moka, incredibile come la vita in barca possa trasformare le persone.

Ma torniamo al nostro viaggio: dopo una prima navigazione a motore con vento sul muso doppiamo Capo de Palos e il vento è a nostro favore.

Nel frattempo mi cimento nella preparazione del pane, dall’impasto alla sfornata. Memore dei consigli di Lara e Linda mi metto all’opera, l’unica incognita il forno a gas che non ha il termometro quindi … speriamo!

Il mio primo pane, no comment....

Il mio primo pane, no comment….

Dopo le tre ore di lievitazione e i 40 minuti di cottura tiro fuori il mio primo capolavoro, la prima impressione non è un gran che: è un po’ smortino, ma questo che vuol dire, il pane si assaggia non si guarda! Lo lasciamo raffreddare e poi… il primo commento è: ..zzo si presentava male ma assaggiandolo è anche peggio, lo assaggio anch’io e mi scappa un’esclamazione: “che cagata immangiabile”. E’ una sconfitta ma mi rifarò. Ho ordinato ad Amazon un termometro da forno e una teglia apposita per il pane a tra poco il ritorno e la vendetta….

Arriviamo con un vento sostenuto a Cartagena, ormeggiamo nel Marina, il meno caro mai incontrato, neanche in Grecia passare la notte ci è costato così poco: 34 Euro oltretutto ormeggiati su dei finger di 15 metri in un porto ridossatissimo ed accogliente.

Cartagena è una bella città, il fatto che non abbia spiagge l’ha preservata

dall’edilizia selvaggia che abbiamo visto sulla costa spagnola.

La città ci piace molto e dopo varie valutazioni decido di rimanere qui almeno una settimana approfittando per visitare

Visita a Granada, l'Alhambra

Visita a Granada, l’Alhambra

Granada e alare la barca in secco in un cantiere qui vicino (il prezzo è ottimo) per dare una pulita alla carena, cambiare una presa a mare difettosa, sostituire le eliche e soprattutto cambiare le membrane sail drive. I sette giorni diventano nove ma qui si sta bene; Cartagena è una bellissima sorpresa: città romana ,citta d’arte con musei, castelli … La sua storia attraversa diversi secoli, dalla dominazione romana a quella araba fino a quella di Franco e della guerra civile Spagnola.

 

Non è mai finita....sempre lavori da fare.

Non è mai finita….sempre lavori da fare.

Questa è la Spagna che volevo vedere non quella caotica degli alberghi a 5 stelle o condomini di 20 piani, delle moto d’acqua, degli acquapark, dei turisti giapponesi che occupano le città d’arte e quelli nordici che occupano spiagge e condomini.

Viva la spagna e viva Cartagena

Cambio equipeggio arriva a bordo Agnes una giornalista di Parigi che abbiamo conosciuto 2 anni fa in Turchia e che era stata già ospite su Sanganeb per alcuni giorni e che darà il cambio a Giorgio che ritornerà a casa dopo tre mesi di fila passati a bordo di Sanganeb, grande Giorgio è da quando è andato in pensione, 2 anni fa, che mi segue con grande passione ed entusiasmo e soprattutto è l’unico che non ha mai negato la disponibilità ad aiutarmi durante i lavori di manutenzione a Sanganeb passando con me interi mesi sia con la barca in secco che in navigazione sopportando stoicamente i miei cazziatoni e dimostrandosi un ottimo amico ed un ottima persona, Sanganeb è un po anche sua: grazie Giorgio, sicuramente ci mancherai.

Tiriamo la barca in secco , viste anche le ottime tariffe ed approfittiamo per fare i lavori che solo in terra possiamo fare: scarteggiatura del coppercoat della carena, sostituzione membrane del sail drive ed una presa a mare difettosa che da due anni mi faceva impensierire.

 

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Alicante Mar Menor 27 Luglio 2014

Alicante - Mar Menor /Spagna

1200 miglia

luglio 272014

 

 

Partiamo con comodo, come si conviene a dei naviganti vacanzieri alla volta del Mar Menor. Facciamo una sosta di 4 ore per un bagno ristoratore e una visita a terra, vista l’assoluta mancanza di vento e l’afa, alla bella isola di Tabarka . Ripartiamo e finalmente arriva una bella brezza che ci sospinge alla folle velocità di 3 nodi verso il Mar Menor dove giungiamo al tramonto.

Benidorm, la costa spagnola deturpata completamente dai palazzoni

Benidorm, la costa spagnola deturpata completamente dai palazzoni

Il posto è di uno squallore assoluto: su una lingua di terra lunga una decina di chilometri che divide il mare dalla laguna interna, chiamata appunto Mar Menor , si ergono condomini, alberghi , residence alti 10 o 20 piani … allucinante! Il mare è basso e sporco modello laguna e pensare che qui c’è gente che passa settimane di vacanza! Rimini al confronto è i Caraibi. Comunque a noi serve un posto dove passare la notte è qui il ridosso è fantastico.

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Morayra- Alicante 25 Luglio 2014

Morayra - Alicante / Spagna

1152 miglia

luglio 252014

 

 

Alle 08:00 l’equipeggio è già pronto alle manovre: Frank è pronto a salpare l’ancora che, giusto per farci tribolare si incastra sul musone di prua e solo dopo diversi tentativi riusciamo a sbloccarla. Navigazione per le prime due ore a motore e poi a vela con un bel vento da est al traverso. Arriviamo dopo aver percorso 55 miglia alle 06:00 del pomeriggio nel Marina di Alicante. Dopo aver ormeggiato con molta fatica in un angusto pontile e sbrigato le pratiche portuali e personali scendiamo a visitare la città, ceniamo in un tipico ristorante e decidiamo di rimanere un altro giorno per visitare la città preferita del poeta Jacques Prevert a cui dedicò una bellissima ed intrigante poesia dal titolo “Alicante” che così recita:

Une orange sur la table

Ta robe sur le tapis

Et toi dans mon lit

Doux présent du present

Fraîcheur de la nuit

Chaleur de ma vie.

Stupenda!!! Sarò romantico ma scoprire questa poesia ha da solo giustificato la sosta ad Alicante.

Il giorno successivo visitiamo la città con i suoi monumenti e il bellissimo e imponente castello, il più grande di Spagna, che dall’alto della collina domina la città.

La cena nello stesso ristorantino della sera precedente conclude la serata e la piacevole sosta ad Alicante

 

 

 

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Ibiza Cala Bassa Morayra 24 Luglio 2014

Ibiza Cala Bassa - Morayra / Spagna

1111 miglia

luglio 242014

 

 

Dopo quasi due mesi di girovagare per le Baleari ed aver ospitato a bordo tanti amici: Alessandro , Carina, Alessandra, Paolo, Ludovico, Sofia, Gianni , Anna, Gaia, Davide, Lara, Manuela, Mauro, Emanuele, Giorgio, Frank, Linda, Elisabetta, Michela ed Emilio continuiamo la navigazione che ci condurrà in Spagna alla volta di Gibilterra.

Tutti a pranzo

Tutti a pranzo

Con tutti loro ho condiviso giornate stupende godendo di tramonti e albe nelle baie più belle delle Baleari ma anche navigazioni impegnative e notti di veglia per le incerte condizioni del mare. Sceglier di passare la notte alla fonda, e in questi due mesi non ce ne siamo fatti mancare una, significa vivere una libertà che solo la barca può offrire ma anche accettarne i rischi e le scomodità: ad esempio trascorrere intere notti sballottati dal mare in attesa dell’alba per poter cambiare il ridosso. Proprio per questo un grazie a tutti, soprattutto per il fatto di averlo accettato senza farmi pesare la mia sbagliata valutazione, grazie di cuore!

A Formentera tutti in spiaggia

A Formentera tutti in spiaggia

A bordo di Sanganeb solo grandi Equipaggi.

 

Ma torniamo al diario di bordo, partiamo alle 06:00 di mattina da Cala Bassa ad ovest di Ibiza con a bordo Frank , Linda , Emilio, Giorgio, Michela ed Elisabetta alla volta di Capo de la Nao una riparata baia dal vento di NordEst dove arriviamo stanchi ma soddisfatti dopo 12 ore di bella navigazione, purtroppo abbiamo fatto i conti senza l’oste e siamo costretti a cambiare programma in quanto la baia che avevo opzionato per passare la notte non ha un fondale adeguato e oltretutto il vento sembra cambiare in direzione est ed entrare nella baia quindi ci dirigiamo in direzione di Morayra che ha un ridosso ed un fondale più idonei per passare la notte. Arriviamo alle 07:00 del pomeriggio e dopo un bagno ristoratore ed un’ottima cena ci ritiriamo nelle nostre cabine, domani ci attende un’ altra navigazione impegnativa alla volta di Alicante dove abbiamo prenotato un ormeggio in porto per poter visitare la famosa cittadina

 

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Ibiza Porroig Formentera 8,9 Luglio2014

Ibiza Porroig - Formentera / Spagna

750 miglia

giugno 132014

 Porroig 8/9 Giugno 2014 miglia 770

Arriviamo a Formentera, la prima lunga tappa di Sanganeb ci fermeremo qui fino a fine Luglio. A Mezzogiorno il primo impatto non è dei migliori: un caos di traghetti che vanno e vengono da Ibiza, Barcellona, Denia, Valencia ecc. ecc ma dopo una attenta perlustrazione ci accorgiamo di essere arrivati in un’isola stupenda, magari un po’ “incasinata”, ma comunque bellissima:

Formentera, dune a Espalmador

Formentera, dune a Espalmador

mare cristallino, spiagge e calette mozzafiato. Quasi tutta l’isola è parco marino quindi è assolutamente vietato gettare l’ancora dove ci sono posidonie quindi all’occorrenza sono istallate boe di ormeggio (a pagamento). Fino ad ieri ero preoccupato del fatto che avrei ricevuto qui degli ospiti ai quali avrei offerto un misero spettacolo se paragonato a quello magnifico degli scorsi anni in Grecia invece tiro un sospiro di sollievo vedendo l’ “oasi” di Formentera e le sue isolette satellite

Ci fermeremo nelle Baleari circa un mese e mezzo ospiterò un po’ di amici che con me visiteranno gli angoli più nascosti di queste isole facendo qualche “scorazzata” in motorino, rilassanti passeggiate e immersioni dove sarà possibile e dove realmente ne valga la pena (vedi Cabrera).

Riprenderemo la navigazione intensa a fine Luglio per raggiungere Gibilterra superare le Colonne d’Ercole ed entrare così nell’oceano

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Ibiza San Antonio – Porroig 7 Giugno 2014 miglia 755

Ibiza San Antonio - Porroig / Spagna

740 miglia

giugno 112014

Finalmente a sud dell’isola una cala decente, Porroig, niente condomini o alberghi, solo qualche casetta di pescatori, un luogo dove poter godere il mare e la pace. Dato che la cala è vicina all’aeroporto la userò per imbarcare e sbarcare gli ospiti.

Verniciatura bombole

Verniciatura bombole

Qualche lavoretto per esempio verniciatura bombole, giusto per non perdere l’allenamento, Decidiamo di rimanere due giorni in quasi completo relax prima di proseguire per Formentera

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Portiniax  san Antonio 9 Giugno 2014 miglia 735

Ibiza Portiniax - San Antonio / Spagna

720 miglia

giugno 92014

Dopo aver pranzato ci dirigiamo verso San Antonio, 20 miglia, se la baia di Portinatx mi aveva deluso qui abbiamo raggiunto il massimo del peggio, sconcertante, non vado oltre

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Palma di Maiorca – Portinatx 6 Giugno 2014 miglia 670

Maiorca Palma di Maiorca - Ibiza Portinatx Spagna

701 miglia

giugno 62014

Partiamo alla buon’ora in direzione di Ibiza esattamente per Portinax, a nord dell’isola, 65 miglia che percorriamo tutte a motore per la completa latitanza del vento. Portinax è una bella baia ma come molte nelle Baleari è abbruttita dalle costruzioni, condomini e alberghi a 11 piani e oltre messi lì sulla spiaggia senza nessun criterio o rispetto del paesaggio e della natura; un obbrobrio contornato da una miriade di moto d’acqua e motoscafi che trainano siluri di gomma a forma di banana con a bordo turisti nordici che vengono sballottati su e giù dalle onde, una pena. Se questa è Ibiza, mi vedrà per poco.

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Cabrera Palma 3 giugno 2014

Cabrera - Maiorca Palma di Maiorca Spagna

640 miglia

giugno 32014

Con molto rimpianto alle 09:00 lasciamo Cabrera e ci dirigiamo verso Palma di Maiorca dove arriviamo dopo 27 miglia alle 14:00 entriamo in porto dopo aver chiamato una dozzina di marina per conoscere disponibilità e i costi. Per la disponibilità, vista la stagione, nessun problema invece per quanto riguarda i costi c’è da piangere non riusciamo a trovare a meno di 150 euro a notte e a questo punto non possiamo far altro che accettare in quanto è una settimana che non facciamo acqua e cambusa e inoltre dobbiamo sbarcare Alex e Karina che devono rientrare a Milano per lavoro. Durante la manovra di ormeggio in porto, per via di un guasto all’invertitore, rischio di fare un danno allo scafo ma per fortuna grazie alla prontezza dell’equipeggio e del numero abbondante diparabordi di cui è dotata Sanganeb evitiamo danni.

in navigazione verso Palma

in navigazione verso Palma

Dopo aver pagato l’ormeggio al Marina (di ladroni) mi dirigo immediatamente verso il centro a cercare un altro ormeggio meno costoso perché mi dovrò fermare almeno tre giorni per effettuare alcune riparazioni e non mi va di buttare al vento altri soldi, in effetti dopo una accurata ricerca troviamo un approdo in una posizione ottima sotto la bellissima cattedrale di Palma e ad un costo molto ragionevole, esattamente la metà del precedente. Passiamo i tre giorni tra lavori vari e la visita alla bellissima città di Palma che mi ha piacevolmente stupito: non mi aspettavo fosse così bella e ben tenuta . Abbiamo la fortuna di trovare un bravo e onesto tecnico spagnolo che ci ripara l’antenna del Wi-Fi che avevamo montato in Italia e che in due anni non aveva mai funzionato; ci voleva Javier per sistemarla.

 

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Puerto Pedro Cabrera 31  Maggio2014

Maiorca Puerto Pedro - Cabrera Spagna

610 miglia

maggio 312014

 

 

Alle 08:00 siamo già in mare alla volta di Cabrera che raggiungiamo, con una piacevole navigazione al traverso, alle 12:30. Negli anni precedenti avevo cercato varie volte di venire a Cabrera ma non c’ero mai riuscito per via della lunga fila di prenotazioni. In tutto il piccolo arcipelago si può ormeggiare solo in una baia e solo alle boe numerate, organizzate in diversi colori a seconda della dimensione della barca. La scelta della boa si fa tramite il sito: http://www.caib.es/govern/sac/fitxa.do?estua=1224&lang=ca&codi=1920738&coduo=1224

Dove sono indicate le boe libere o già prenotate, si fa il pagamento tramite carta di credito che verrà confermato tramite mai. Stessa cosa accade per le immersioni la scelta del luogo è subordinata alla profondità e al brevetto el’assicurazione è obbligatoria per potersi immergere.

Al ritorno dall'immersione

Al ritorno dall’immersione

Non esistono diving (per fortuna) quindi pochi sub che si devono gestire le immersioni in maniera autonoma, un paradiso, mi è sembrato di tornare indietro di 30 anni quando per immergersi si gonfiava il proprio gommone si buttava in acqua si caricava l’attrezzatura e carta nautica in mano si partiva per l’avventura alla ricerca di cigliate, relitti o secche. Arrivati alla nostra boa, la numero 8, saliamo sul tender e ci dirigiamo verso l’edificio che ospita la guarnigione dei ranger che sovraintende al controllo del parco, mostriamo la mail con la conferma del pagamento della boa e chiediamo il consenso all’immersione mostrando assicurazione DAN e brevetti; loro molto gentilmente ci spiegano come raggiungere il sito scelto, dove ancorare e la tipologia di fondale, li ringraziamo e con il tender ci avviamo all’immersione. C’è un po’ di mare mosso che impedisce al tender di planare ma dopo una buona mezzora raggiungiamo il sito dell’immersione. Naturalmente siamo soli, nessun altra imbarcazione, appena tuffati la cosa che più ci colpisce è la limpidezza dell’acqua niente sospensione o mucillaggine visibilità oltre i 30/40 metri, incontriamo una quantità di grosse cernie che si avvicinano per niente impaurite fino a sfiorarci, barracuda, corvine, dentici e dei muri spessi di saraghi pizzuti; un vero acquario e pensare che abbiamo scelto come sito il più vicino alla baia che ci ospita chissà gli altri luoghi! Usciamo dall’immersione congelati, la temperatura sfiora i 18 gradi, ma estremamente soddisfatti, è incredibile che nessuno parli di questo luogo ma forse è proprio per questo che è rimasto così.

 

Rada a Cabrera, impagabile...

Rada a Cabrera, impagabile…

Rimaniamo a Cabrera 3 giorni cambiando ogni giorno la boa, un posto fantastico sotto tutti gli aspetti: la gentilezza e disponibilità dei Ranger spagnoli, la natura, il castello, il bellissimo faro che abbiamo raggiunto dopo una scarpinata di 3 ore ed infine le immersioni, insomma un posto in cui mi sono ripromesso di ritornare.

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Mahon – Porto Pedro 30 Maggio2014

Minorca Mahon - Maiorca Porto Pedro Spagna

585 miglia

maggio 302014

 

 

Rimaniamo a Mahon tre giorni in completo relax ad attendere un miglioramento del tempo per dirigerci a Cabrera la prossima tappa che ci consentirà di visitare il bellissimo arcipelago, uno dei più grandi parchi marini del mediterraneo. In precedenza più volte avevo tentato di sbarcarvi ma purtroppo il numero di barche che possono ormeggiare alle boe è contingentato ed essendo molte le richieste non mi è mai stato possibile andarci.

Ora non essendo ancora iniziata la stagione estiva voglio approfittare di questa opportunità per visitarla e per fare qualche immersione. Riusciamo con non poca fatica a prenotare una boa per tre giorni anche se ogni giorno dovremo cambiarla per via di altre prenotazioni già esistenti; la tariffa per l’ormeggio è di 25 euro al giorno più 5 per l’immersione paghiamo il dovuto in via telematica tramite carta di credito e dopo aver fatto un’adeguata cambusa (l’isola non è abitata quindi non ci sono possibilità di rifornimento alcuno) ci prepariamo per la partenza all’alba di domani

Cuoco a bordo...finalmente

Cuoco a bordo…finalmente

Partenza alle 06:00, da Cabrera ci separano 90 miglia e decidiamo di non sobbarcarci altre navigazioni notturne quindi divideremo la navigazione in due tappe: la prima di 65 miglia fino a Puerto San Pedro, la seconda di 25 miglia fino a Cabrera dove arriveremo per l’ora di pranzo. Arriviamo a Puerto San Pedro nell’isola di Maiorca alle 5 del pomeriggio, ormeggiamo con fatica nel piccolo marina e prima di andare a visitare il luogo chiedo al responsabile del porto il costo dell’ormeggio, lui controlla il tariffario e dice che terrà conto non dei 13 metri effettivi di lunghezza della barca bensì di 12, al che io lo ringrazio della gentilezza e lui fatti i calcoli mi spara 170 euro per notte io lo guardo esterrefatto e gli dico di ricontrollare il conteggio ma lui imperterrito mi riconferma sillabando in perfetto italiano 170 euro, raduno immediatamente l’equipeggio che ormai si era riversato nei vari negozietti locali, dico al tipo che può tenersi il suo ormeggio e immediatamente usciamo dal porto e ci ormeggiamo ad un gavitello nell’antiporto, alla faccia sua, del marina e dei 170 euro.

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Villasimius – Mahon  24/05/2014 miglia 521

Villasimius - Mahon Spagna

521 miglia

maggio 242014

Il marina di Villasimius è un po’ decentrato rispetto al paese ma per fortuna, nonostante la stagione non sia ancora iniziata, c’è un buon supermercato adeguatamente rifornito per fare una discreta cambusa anche perché domani dovrebbero arrivare due nuovi membri dell’equipeggio: Alex con la sua fidanzata Karina, di nome e di fatto. Alex è un ottimo cuoco e sicuramente verrà ben fornito di vettovaglie ma anch’io non voglio farmi trovare impreparato.

Sorge il sole , pronti per la partenza

Sorge il sole , pronti per la partenza

Passiamo il resto della giornata a rassettare la barca sistemando i piccoli inconvenienti occorsi durante la navigazione. Il giorno seguente sotto una pioggia insistente arrivano Alex e Karina con le valige zeppe di cibo, subito Alex si mette ai fornelli e ci prepara un ottimo risotto con la luganega che si adatta perfettamente al tempo. Visto il bollettino meteo inclemente, decidiamo di rimandare di un altro giorno la partenza per Teulada, la prossima tappa prima di quella più impegnativa per Minorca nelle Baleari. Il giorno successivo il tempo sembra volgere al bello e dopo aver scaricato il solito grib meteo decidiamo di partire l’indomani saltando la tappa di Teulada per navigare direttamente su Mahon nell’isola di Minorca, 270 miglia di traversata, poco meno di 60 ore di navigazione, forse la più impegnativa del Mediterraneo, di sicuro la mia più impegnativa. In ogni caso il tempo stringe e non posso rimandare oltre visti gli impegni presi con chi deve raggiungermi alle Baleari.

Usciamo dal marina di Villasimius alle 09:00, un bel vento da NordEst ci spinge con un’andatura di lasco a 7 nodi verso Capo Spartivento, l’estrema punta SudOvest della Sardegna. Percorriamo le prime 55 miglia in meno di 9 ore quando, in vista di Capo Spartivento, il mulinello comincia a ronzare e Alex, che stava sonnecchiando, subito si allerta e dopo una buona mezzora ha la meglio su un bellissimo tonno pinna gialla di 10 kg. .

Alle 19:00 Dopo aver passato capo Spartivento in vista di Sant’ Antioco il vento cessa di soffiare, accendiamo i motori e proseguiamo a 5 nodi dopo aver cenato con un’ottima pasta al tonno cucinata dal solito Alex. Scesa la notte decidiamo i turni di guardia: si alterneranno al timone Giorgio, Emilio e Alex con turni di 2 ore e io starò fisso in pozzetto pronto ad ogni evenienza. La notte scorre tranquilla niente vento e mare poco formato, così fino alla tarda mattinata quando si alza un leggero vento da SudOvest che ci consente una discreta bolina sui 6 nodi. Ma man mano che passa il tempo il cielo comincia ad annuvolarsi ed il vento aumenta, siamo esattamente in mezzo al Mar di Sardegna e mancano 120 miglia alla meta, il tempo continua a peggiorare ed il vento gira verso Ovest e rinforza oltre i 20 nodi, l’ultimo bollettino meteo dava avvisi di burrasca sia nel Mar di Sardegna che nel Mar delle Baleari e questa volta ci azzecca in pieno. Un fronte perturbato avanza minaccioso verso di noi, inizia a piovere e il vento rinforza ulteriormente con raffiche a 35 nodi; abbiamo il vento e il mare sulla prua, tre mani di terzaroli, il fiocco ridotto al minimo e avanziamo a fatica a 3 nodi, siamo in piena burrasca.

Sanganeb II con lo spi aperto

Sanganeb II con lo spi aperto

A questo punto accendo i motori per mantenere meglio sotto controllo le onde che frangono sulla tuga ma dopo tre o quatto colpi di mare e il catamarano che emette cigolii sinistri decido di mettermi alla cappa, spengo i motori e rimaniamo così in balia delle onde senza per fortuna derivare di molto dalla rotta; dopo una buona mezzora il vento si assesta sui 27 nodi, riaccendo i motori e rimetto la barca in rotta o quasi. Solo dopo due ore di navigazione di bolina stretta e motori di sostegno il vento sembra calare assestandosi sui 20 nodi e deviando di qualche grado così da permetter una navigazione più agevole anche in previsione della notte che sta sopraggiungendo. Due membri dell’equipeggio sono knock-out dal mal di mare quindi turni ridotti per la notte che per fortuna passa abbastanza tranquilla.

Arriviamo sfiniti a Mahon alle 13.00 dopo aver percorso 275 miglia, qualcuna in più del previsto per via della deviazione imposta dalla burrasca e 53 ore di navigazione alla buona media di 5 nodi orari, attracchiamo al Real Club Nautico di Mahon dove immediatamente ci rifocilliamo, dopo più di 24 ore di digiuno, al locale ristorante con una buona paella di marisco e una sangrilla de cava.

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Favignana – Villasimius 20/05/2014 miglia 260

Favignana - Villasimius Italia

260 miglia

maggio 202014

Puntuale come l’Agenzia delle entrate Giorgio bussa alla mia cabina alle 05:00 ci attendono 150 miglia di mare aperto in direzione Ovest. Salutiamo Favignana con il rimpianto di non esserci potuti trattenere di più. Il vento è completamente assente, speriamo che arrivi come da previsioni più avanti, dopo circa 4 ore di navigazione al largo dell’isola di Marettimo qualcosa in acqua colpisce la mia attenzione, il mare pullula di meduse della specie Caravella Portoghese di

in navigazione

in navigazione

dimensioni ridotte sui 6/7 centimetri rispetto alla media 10/15 centimetri ma comunque molto pericolosa e persino mortale, è la prima volta che le incontro, cerco di fotografarle ma il riverbero dell’acqua me lo impedisce. Finalmente intorno a mezzogiorno si alza il vento nella giusta direzione, alziamo le vele e via al gran lasco: Sanganeb viaggia alla folle velocità di 6 nodi! Tutti pensano che, viste le performance dei catamarani di Coppa America, un catamarano da crociera come il mio navighi a velocità folle, tutt’altro! Sanganeb è una lumaca anzi per stare in tema una tartaruga e la ragione è determinata dal fatto che con tutto il materiale stivato a bordo e le attrezzature varie quando raggiungo i 6 nodi di velocità sono ultra soddisfatto, se tocco i 7 è un orgasmo. Al sopraggiungere della notte il vento cala fino a dover accendere i motori ma anche questo non è male perché i miei due compagni di avventura non sono ancora pronti per la navigazione a vela notturna e a tal proposito decidiamo per i turni di guardia di 2 ore e 4 di riposo, io dormirò in pozzetto pronto ad intervenire in caso di necessità. Mettiamo il radar e l’AIS con l’allarme a 6 miglia così se dovesse entrare nel raggio di allarme una nave ho tutto il tempo per manovrare e questo in considerazione del fatto che i cargo viaggiando ad una velocità media di 20/25 nodi quindi io ho circa 15 minuti per intervenire di conseguenza. La notte passa tranquilla stiamo ormai navigando da 24 ore e tra poco dovremmo avvistare le propaggini della Sardegna. Con l’alba si alza anche un forte vento 25 nodi al traverso che ci obbliga a terzarolare la randa di ben due mani, la velocità sfiora gli 8 nodi, la Sardegna è in vista e alle 09:00 siamo ormeggiati nel sicuro marina di Villassimius, fuori è già burrasca.

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Sciacca – Favignana 19/05/2014 miglia 110

Sciacca - Favignana Italia

110 miglia

maggio 192014

Partenza alle 8:00 come previsto per una navigazione che procede come la precedente: vento al lasco ma un po’ più moderato. Al largo di Marsala avvistiamo un tartaruga e un bel branco di delfini che ci accompagnano fino ad intravedere l’isola di Favignana, la nostra meta, che raggiungiamo, dopo 10 ore di navigazione, alle 18:00. L’isola è rimasta come me la ricordavo 20 anni fa circa, quando ci venivo con la mia scuola sub BluMonza … che bei ricordi: mio figlio Andrea aveva 4 anni ed Elisabetta era incinta di Marco. Mi ricordo in particolare l’immersione con tutto il nostro gruppo nella tonnara per sistemare le reti che avevano subito dei danni a causa di una burrasca ed il tonno di 100 kg che ci era stato donato dal Rais e cucinato nel nostro residence dai tonnaroti ( lavoratori della tonnara) stessi come ringraziamento per il lavoro svolto.

Dopo aver fatto un tentativo di ormeggio in banchina, non senza prima aver chiesto delucidazioni sui costi e viste le risposte del tipo: “venga che poi ci arrangiamo”, a scanso di equivoci decido di buttare l’ancora nell’antiporto e mangiare in barca, sono troppo stanco per affrontare discussioni. Emilio si preoccupa di scaricare con la radio SSB il solito file Grib Meteo che ci sollecita ad approfittare di una finestra di bel tempo per raggiungere Villasimius in Sardegna distante 150 miglia, decidiamo quindi malvolentieri di lasciare Favignana il mattino seguente e concordiamo per la sveglia alle 05:00.

 

 

 

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Licata – Sciacca 18/05/2014

Licata - Sciacca

55 miglia

maggio 182014

Non è ancora spuntata l’alba quando Emilio bussa alla porta della mia cabina per la sveglia, guardo l’orologio: non sono ancora le 5:00! L’accordo era per sveglia alle 6:00 e partenza alle 7:00, ma i miei due compagni e membri dell’Equipeggio già dal giorno prima erano visibilmente eccitati per la partenza, quindi la cosa non mi sorprende. Dopo una lieve imprecazione mi decido a scendere dalla cuccetta, il caffè è pronto, il buon Giorgio l’ha già preparato.

 

Avvisi di burrasca nel canale di Sicilia

Avvisi di burrasca nel canale di Sicilia

Le storie di navigazione narrano che a bordo il comandante faccia la sveglia e che questa sia sempre prestissimo ma su Sanganeb il comandante è un po’ anomalo e queste regole contro natura non hanno ragione di esistere quindi addio allo stereotipo per cui il marinaio si sveglia all’alba, su Sanganeb, se la navigazione programmata non lo richiede, uno si sveglia quando gli pare.

Ma proseguiamo: alle 6:30 siamo fuori dal porto e subito un bel vento di scirocco sui 20 nodi al lasco che ci spinge a 7 nodi verso la nostra prima tappa: Sciacca. Purtroppo assieme al vento siamo anche accompagnati da temporali con continui scrosci di acqua e dal VHF che costantemente sul canale 16 ci mette in guardia tramite Mazzara Radio con “Gale Warning” avvisi di burrasca sullo Stretto di Sicilia. Finalmente dopo una bella ma impegnativa navigazione a vela di 9 ore percorrendo 55 miglia arriviamo alle 16:00 nel porto di Sciacca accompagnati da un forte acquazzone.

Burrasca in arrivo

Burrasca in arrivo

Sia il porto che la cittadina non attirano molto la nostra attenzione ma decidiamo comunque di fare un giro in paese e dopo un paio d’ore, viste anche le condizioni del tempo, decidiamo di rientrare e cenare a bordo, una spaghettata con un buon vino rosato acquistato a Licata in damigiana da un produttore locale. Dopo aver scaricato con la radio SSB il grib meteo per il giorno seguente decidiamo di ritirarci in cabina questa volta con l’impegno di svegliarci non prima delle 8:00, prossima tappa Favignana nelle Isole Egadi

 

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Licata (Partenza)

Licata (Partenza)

miglia

maggio 182014

L’avventura è iniziata!

Domenica 18 Maggio 2014 alle ore 07:00 Sanganeb con a bordo me ed altri due membri dell’EquiPeggio Emilio e Giorgio si è staccato dalla banchina dell’accogliente Marina Cala del Sole di Licata dirigendo la prua ad Ovest . Dopo la sosta invernale nel marina, tutta dedicata alla preparazione accurata della barca   controllo e messa a punto delle : vele, motori , impianto elettrico , idraulico ed elettronico il tutto o quasi fatto senza l’ausilio di tecnici esterni ma da me direttamente con l’aiuto degli amici dell’EquiPeggio.

Sanganeb e la fedele mountain bike a Licata

Sanganeb e la fedele mountain bike a Licata

Adesso è giunta l’ora di scoprire le carte , come suggerisce qualche amico, troppi segreti, troppi ma , troppi forse, qui di seguito tenterò di chiarire l’arcano.

Come ognuno di noi anch’io ho il mio sogno nel cassetto , un sogno che parte da lontano nel periodo in cui io possedevo un gozzo ligure di 10 metri dei cantieri Sciallino di Celle Ligure utilizzato come diving school PADI durante tutti i week end dell’anno e come diporto per famiglia e amici nel mese di Agosto con il quale scorrazzavo facendo immersioni nei più bei siti del mediterraneo, quando e qui entriamo nel merito, ai miei figli Andrea e Marco gli zii regalarono in occasione del Natale del 1995 un mappamondo sul quale vi erano disegnate con colori diversi le rotte dei più grandi navigatori dei secoli passati , Magellano, Vespucci, Cook, Vasco de Gama e naturalmente Cristoforo Colombo , la cosa colpì molto Marco , che allora frequentava la prima elementare e la prima cosa che mi chiese erano informazioni sul grado di parentela ed altro nel nostro omonimo Cristoforo , non mi ricordo esattamente quale escamotage usai per risolvere il quesito ma il vero punto quello attinente al nostro discorso fu la seconda domanda: corse in cucina dalla mamma e tornò con un pennarello dicendo con entusiasmo “adesso pa’ segna quella che faremo io e te” a questo punto un poco per gioco un poco per non deludere il bambino , tracciai la nostra rotta partendo da un punto non ben definito della penisola italiana e proseguendo verso Ovest passando dalle Colonne d’Ercole restando sulla linea dell’equatore e quasi in parallelo alla rotta di Colombo raggiungeva le Indie Ocidentali  per poi proseguire ulteriormente a Ovest attraversando Panama per ricongiungersi, attraversando l’oceano Pacifico l’ Indiano ed il Canale di Suez, al punto di partenza. Non so più che fine abbia fatto il mappamondo probabilmente sarà finito tutto ammaccato in solaio o buttato da qualche altra parte , ma per molti anni è rimasto li nella cameretta di Andrea e Marco a ricordarmi un impegno preso con un bambino di 6 anni che probabilmente come spesso capita avrei disatteso o forse un sogno probabilmente irrealizzabile, uno dei tanti che riempiono il cassetto di quell’armadio che è la nostra vita pieno si di progetti mai realizzati di illusioni spezzate e promesse disattese ma che mai deve restare vuoto, pena l’oblio.

Torniamo coi piedi per terra , il progetto è quello disegnato quasi per scherzo sul mappamondo di Marco : “il giro del mondo in barca a vela” ma allora perché tanta reticenza nel prospettarlo? Questa è dovuta a tante cose a tanti timori : alla paura di sbagliare; di non essere in grado; di non avere le sufficienti conoscenze delle lingue; all’età, che però per me non è un ostacolo ma uno stimolo a non attardarmi; e di non avere la sufficiente capacità o esperienza, non ho mai navigato l’oceano, non ho mai navigato per più di tre giorni consecutivamente ed attraversare l’oceano servono almeno 20/25 giorni; il catamarano è una barca delicata magari più comoda e veloce nelle andature portanti ma più soggetta di altre a rotture ; il budget economico sarà sufficiente ad affrontare le riparazioni o rotture ; la conduzione di un catamarano come il mio richiede un minimo di equipaggio ;anche se io ho ottimizzato tutte la manovre per poterlo gestire da solo, un equipaggio serve anche per condividere il piacere della navigazione e la scoperta di nuovi posti ma anche per dividere spese e costi. Insomma la cosa non è così semplice quindi da buon brianzolo tengo il “braccino corto” e vado cauto anche nei progetti , quindi il primo passo sarà raggiungere le Isole Canarie e questo vuol dire “assaggiare” l’Oceano percorrendolo per 700 miglia e affrontando 6/7 giorni di navigazione continua questo consentirà di mettermi alla prova e mettere di conseguenza anche Sanganeb, solo dopo si potrà parlare di “Giro del mondo”.

Questo progetto è naturalmente aperto a tutti quelli che, anche senza nessuna cognizione nautica ma con curiosità ed un forte spirito di avventura vorranno far parte dell’ “EquiPeggio” condividendo magari solo un breve tratto di navigazione o trascorrere un intero anno sabbatico su Sanganeb .

Se avrete la pazienza di leggermi e sorvolare sui miei strafalcioni letterari o di visitare il mio sito www.sanganeb.it vi terrò informati sui successivi movimenti di Sanganeb e del suo “maltrainsema” EquiPeggio

Vi aspetto a bordo

Paolo

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Diario di Bordo

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    Data: 27-09-2016

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  • Panamà – Galapagos/Equador

    Luogo: Galapagos

    Data: 27-04-2016

    Miglia Percorse: 8100

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  • Canale di Panamà

    Luogo: Canale di Panamà

    Data: 06-03-2016

    Miglia Percorse: 8050

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  • Cartagena/Colombia – San Blas/Panama

    Luogo: Isole san Blas Panamà

    Data: 02-10-2015

    Miglia Percorse: 7200

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  • Curacao/Antille Olandesi – Cartagena/Colombia

    Luogo: Curacao/Antille Olandesi - Cartagena de Indies/Colombia

    Data: 24-08-2015

    Miglia Percorse: 6950

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  • Martinica/Piccole Antille – Curaçao/Antille Olandesi

    Luogo: Grenada/Piccole Antille - Curaçao/Antille Olandesi

    Data: 28-06-2015

    Miglia Percorse: 6500

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  • Traversata Atlantica Gran Canaria/Spagna – Martinica/Francia

    Luogo: Traversata Atlantica Gran Canaria - Martinica

    Data: 13-01-2015

    Miglia Percorse: 5679

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  • Canical Madeira/Portogallo – Lanzarote Canarie/Spagna

    Luogo: Madeira/Portogallo - Lanzarote Canarie /Spagna

    Data: 28-08-2014

    Miglia Percorse: 2529

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  • Porto Santo – Madeira Canical Portogallo

    Luogo: Porto Santo – Madeira Canical/ Portogallo

    Data: 25-08-2014

    Miglia Percorse: 2256

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  • Cadice – Porto Santo Madeira / Portogallo

    Luogo: Cadiz/Spagna - Portosanto Madeira /Portogallo

    Data: 19-08-2014

    Miglia Percorse: 2186

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  • Gibilterra – Cadiz

    Luogo: Gibilterra/UK - Cadice/Spagna

    Data: 18-08-2014

    Miglia Percorse: 1585

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  • Fuengirola – Gibilterra / Regno Unito

    Luogo: Fuengirola - Gibilterra / Regno Unito

    Data: 16-08-2014

    Miglia Percorse: 1505

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  • Almerimar – Fuengirola

    Luogo: Almerimar - Fuengirola / Spagna

    Data: 14-08-2014

    Miglia Percorse: 1460

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  • Almerimar Almerimar 9 Agosto

    Luogo: Almerimar - Almerimar /Spagna

    Data: 09-08-2014

    Miglia Percorse: 1371

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  • Cartagena Almerimar 7 Agosto 2014

    Luogo: Cartagena - Almerimar / Spagna

    Data: 07-08-2014

    Miglia Percorse: 1341

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  • Mar Menor Cartagena 28 Luglio 2014

    Luogo: Mar Menor - Cartagena / Spagna

    Data: 28-07-2014

    Miglia Percorse: 1225

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  • Alicante Mar Menor 27 Luglio 2014

    Luogo: Alicante - Mar Menor /Spagna

    Data: 27-07-2014

    Miglia Percorse: 1200

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  • Morayra- Alicante 25 Luglio 2014

    Luogo: Morayra - Alicante / Spagna

    Data: 25-07-2014

    Miglia Percorse: 1152

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  • Ibiza Cala Bassa Morayra 24 Luglio 2014

    Luogo: Ibiza Cala Bassa - Morayra / Spagna

    Data: 24-07-2014

    Miglia Percorse: 1111

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  • Ibiza Porroig Formentera 8,9 Luglio2014

    Luogo: Ibiza Porroig - Formentera / Spagna

    Data: 13-06-2014

    Miglia Percorse: 750

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  • Ibiza San Antonio – Porroig 7 Giugno 2014 miglia 755

    Luogo: Ibiza San Antonio - Porroig / Spagna

    Data: 11-06-2014

    Miglia Percorse: 740

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  • Portiniax  san Antonio 9 Giugno 2014 miglia 735

    Luogo: Ibiza Portiniax - San Antonio / Spagna

    Data: 09-06-2014

    Miglia Percorse: 720

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  • Palma di Maiorca – Portinatx 6 Giugno 2014 miglia 670

    Luogo: Maiorca Palma di Maiorca - Ibiza Portinatx Spagna

    Data: 06-06-2014

    Miglia Percorse: 701

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  • Cabrera Palma 3 giugno 2014

    Luogo: Cabrera - Maiorca Palma di Maiorca Spagna

    Data: 03-06-2014

    Miglia Percorse: 640

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  • Puerto Pedro Cabrera 31  Maggio2014

    Luogo: Maiorca Puerto Pedro - Cabrera Spagna

    Data: 31-05-2014

    Miglia Percorse: 610

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  • Mahon – Porto Pedro 30 Maggio2014

    Luogo: Minorca Mahon - Maiorca Porto Pedro Spagna

    Data: 30-05-2014

    Miglia Percorse: 585

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  • Villasimius – Mahon  24/05/2014 miglia 521

    Luogo: Villasimius - Mahon Spagna

    Data: 24-05-2014

    Miglia Percorse: 521

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  • Favignana – Villasimius 20/05/2014 miglia 260

    Luogo: Favignana - Villasimius Italia

    Data: 20-05-2014

    Miglia Percorse: 260

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  • Sciacca – Favignana 19/05/2014 miglia 110

    Luogo: Sciacca - Favignana Italia

    Data: 19-05-2014

    Miglia Percorse: 110

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  • Licata – Sciacca 18/05/2014

    Luogo: Licata - Sciacca

    Data: 18-05-2014

    Miglia Percorse: 55

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  • Licata (Partenza)

    Luogo: Licata (Partenza)

    Data: 18-05-2014

    Miglia Percorse: -

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